Parigi. Quinta Nuit debout, veglia, consecutiva. Dall’Assemblea generale sta nascendo un grande movimento

Parigi. Quinta Nuit debout, veglia, consecutiva. Dall’Assemblea generale sta nascendo un grande movimento

Per la sesta notte consecutiva, in Place de la Republique, il movimento degli studenti francesi ha dato vita alla cosiddetta “Nuit debout”, alla Veglia, contro la legge di riforma del lavoro del governo. Le veglie hanno avuto inizio al termine della grande manifestazione unitaria con i sindacati e i lavoratori lo scorso 31 marzo e proseguiranno, dicono gli organizzatori, fino a quando “non si otterrà qualcosa di concreto”, ovvero il ritiro della legge.

Il clima delle veglie è del tutto familiare: migliaia di liceali e studenti universitari, lavoratori, pensionati e perfino bambini partecipano con entusiasmo alla “Assemblea generale” di place de la Republique, che dalle sette delle sera prosegue per tutta la notte. L’Assemblea generale è un dibattito a cielo aperto che dura per tutto il corso della serata e della notte. Come in una sorta di “speaker’s corner” londinese chiunque abbia qualcosa da dire, prende la parola, e come accadeva con le assemblee degli “indignados” spagnoli, il pubblico manifesta apprezzamento agitando le mani, oppure contrarietà alzando il pugno. Nell’Assemblea generale parigina si vota su tutto, anche sul tempo di parola: non più di tre minuti a intervento, in modo da dare spazio a tutti.

Nella serata e nella notte di martedì 5 aprile è stato votato un ordine del giorno con al centro la questione dei rifugiati e dei migranti, invitati a “convergere nella lotta”. Migranti e rifugiati hanno parlato, chi in francese, chi in inglese, chi in arabo. Tutti hanno concluso: “siamo siriani, sudanesi, libici. Vogliamo vivere qui. Aiutateci”. E per ciascun intervento è scattato un applauso intenso. Altri hanno chiesto al movimento di “proteggere i più deboli tra noi”. Nel cuore di Parigi, dunque, un movimento nato per volontà dei giovani studenti liceali e studenti contro gli effetti disastrosi di una legge che cambia il diritto del lavoro, sta allargandosi a macchia d’olio, per rappresentare, ormai, gli ultimi, i penultimi, i sofferenti (molti portatori di handicap presenti), i migranti. Nel corso della notte, si sono aggiunti gli operai e i disoccupati, di ogni età. È un movimento nato da una costola della sinistra francese, diventato alternativo al governo socialista, che si appresta a interpretare i bisogni generali di un popolo che manifesta in nome dei diritti, della democrazia, del welfare traditi. Sembra, dunque, che sia nato una sorta di movimento degli “indignados parigini”, come avvenne a Madrid 5 anni fa, alla Puerta del Sol, quando nacque Podemos e si affermò a macchia d’olio in tutta la Spagna. Anche i parigini, come i madrileni, sono convinti che “la democrazia non funziona più, e non c’è più alcuna speranza che qualcosa cambi con questi partiti”. La delusione generale, così come avvenne in Spagna, coglie soprattutto le politiche dei socialisti francesi, messe in atto da Hollande e da Valls, e considerate come un cedimento ai poteri confindustriali ed economici. In realtà, nessuno sa ancora cosa potrebbe diventare questo movimento parigino, e in che modo si allargherà in tutta la Francia. Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma gli organizzatori precisano che la “Nuit debout”, la Veglia, “non è una manifestazione, è un’operazione di costruzione. Si continuerà così fino a quando non si otterrà qualcosa di concreto”. E non è detto che la concretezza possa riguardare esclusivamente il ritiro della legge sul lavoro.

Certo è che la Nuit debout sta diventando anche una sorta di modello di riferimento per il comportamento civico: al termine, squadre di volontari si dedicano alla pulizia minuziosa della piazza, mettono a disposizione di tutti libri e giornali, fanno i turni all’interno di una infermeria. Chiunque può iscriversi per dare una mano. E infine, si è dato vita a una raccolta fondi. Liberamente, chiunque voglia può contribuire da un minimo di un euro. L’Assemblea generale sta progressivamente guadagnandosi la simpatia dei francesi, soprattutto dei tanti delusi a sinistra, ma anche dei sinceri democratici conservatori, imbarazzati dai Le Pen e da Sarkozy. Il movimento nascente parigino vuole interpretare il segnale di sbandamento che giunge dalla società francese, e ha deciso di farlo senza ricorrere all’antipolitica, ma con un surplus di politica, con le Veglie dedicate alla parola politica dell’Assemblea generale. È anche un segnale lanciato verso l’uso distorto dei social media, che a Parigi vengono utilizzati solo come strumenti di servizio, come telegrammi per indire o confermare appuntamenti. La politica di questo movimento si fa in piazza, tra gente vera, in carne e ossa, senza mediazioni informatiche di piattaforme che dettano regole sulla identità e l’appartenenza. “È possibile”, dice una ricercatrice in Economia di 31, citando non a caso Podemos di Pablo Iglesias, “occorre che la nostra generazione si dia una regolata. Però, io non parteciperei se questo movimento fosse convocato da uno dei partiti tradizionali”.

Intanto, qualcosa si muove anche in altre città. La Nuit debout, la Veglia, ha avuto luogo martedì anche a Nantes, a Rennes, a Tolosa, a Lione. Ogni movimento cittadino si è dato le proprie regole, di parola, di intervento, di organizzazione. Ma il modello resta quello già collaudato a Parigi. I giovani studenti liceali e universitari parigini stanno dando una grande lezione di civiltà politica non solo alla Francia ma all’Europa, dopo essere stati colpiti dal terrorismo da un lato, e dai socialisti dall’altro. Il loro modello deriva non solo dall’esperienza degli indignados spagnoli, ma da ancora più lontano, da un ’68 di cui ancora avvertiamo la nostalgia.

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