L’Unità. Ignobile l’attacco di Rondolino a Carlo Smuraglia, presidente Anpi, schierato contro la “deforma” costituzionale di Renzi e Boschi

L’Unità. Ignobile l’attacco di Rondolino a Carlo Smuraglia, presidente Anpi, schierato contro la “deforma” costituzionale di Renzi e Boschi

Domenico Gallo e Alfiero Grandi: «Piena solidarietà al Presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia che ha subìto un attacco inqualificabile ed offensivo da parte di Fabrizio Rondolino in un articolo su l’Unità di oggi», 1 aprile. Sull’Unità di oggi, Fabrizio Rondolino «usa definizioni inaccettabili come “verrebbe sonoramente bocciato”, “le parole di Smuraglia un senso non riescono a darselo”» contro il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, che ha l’unica colpa di essersi schierato contro la “deforma” costituzionale voluta dal governo Renzi. Valutazioni «inqualificabili e offensive» secondo Domenico Gallo e Alfiero Grandi (del Comitato No alle modifiche della Costituzione nata dalla Resistenza e del Comitato per l’abrogazione di due norme dell’Italicum) che in una nota sottolineano: «Opinioni diverse sono legittime, anche sostenute con forza polemica; l’offesa personale verso Smuraglia e il tentativo di un’evidente denigrazione sono invece inaccettabili». «Probabilmente – prosegue la nota – è una reazione al timore di ciò che l’Anpi rappresenta. Offendere il suo Presidente è il modo più semplice per liquidare il patrimonio morale che l’ANPI custodisce».

«Rondolino – dicono ancora Domenico Gallo e Alfiero Grandi – dimostra la sua faziosità quando sostiene che Smuraglia avrebbe commesso uno svarione quando ha criticato l’Italicum, in collegamento alle modifiche della Costituzione. Smuraglia ha talmente ragione che è il governo ad aver fatto togliere le norme elettorali per il Senato dall’Italicum. La legge elettorale definita Italicum – spiegano ancora Gallo e Grandi – è infatti ipermaggioritaria e assomiglia fin troppo al famigerato “porcellum” ed entrerà in vigore il 1° luglio solo per la Camera dei deputati. Questo in conseguenza della dichiarata volontà di questo governo di costringere il Parlamento a manomettere la Costituzione, relegando il Senato ad una sorta di dopolavoro di lusso, senza la possibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti, per di più complicando non poco il sistema di approvazione delle leggi».
«A “Cesare” Rondolino – conclude la nota – si può rispondere semplicemente: ci vedremo al referendum  e vedremo se questi atteggiamenti settari e liquidatori prevarranno».

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