L’Onu denuncia l’accordo Ue-Turchia come deportazione di massa di rifugiati, privati dei propri diritti

L’Onu denuncia l’accordo Ue-Turchia come deportazione di massa di rifugiati, privati dei propri diritti

Il piano dell’Unione europea di rimpatriare i rifugiati scappati dalla guerra civile siriana potrebbe essere un atto illegale, secondo le Nazioni Unite, perché si nutrono molte preoccupazioni sul capacità della Grecia di dotarsi delle necessarie infrastrutture entro lunedì 4 aprile, quando scatteranno le clausole dell’accordo con la Turchia. Peter Sutherland, rappresentante speciale dell’Onu del segretario generale per le migrazioni e lo sviluppo internazionale, ha affermato che la deportazione dei migranti e dei rifugiati senza alcuna considerazione delle loro richieste di asilo è una violazione del diritto internazionale. Alla luce delle denunce di alcune Organizzazioni non governative, secondo le quali la Turchia ha già rimpatriato centinaia di siriani, l’alto funzionario Onu ha ricordato che nessuno può essere deportato dall’Europa senza che vengano protette le garanzie per i suoi diritti. Sutherland ha poi rivelato come la Grecia si stia preparando alla deportazione dei migranti e dei rifugiati a partire da lunedì. I funzionari greci dell’immigrazione hanno già lanciato l’allarme sulla scarsità del loro personale, per implementare le clausole dell’accordo con la Turchia.

Il rappresentante Onu in Europa, Sutherland: “le deportazioni di massa sono illegali”

Alla domanda esplicita se lo schema europeo potrebbe essere illegale, Sutherland ha risposto: “Assolutamente sì. E ci sono due ragioni fondamentali per affermarlo. Prima di tutto, le deportazioni di massa, senza alcun riguardo ai diritti indviduali di chiunque affermi di essere un rifugiato sono illegali. Ora, noi non sappiamo cosa accadrà dalla prossima settimana, ma se vi fossero prove di deportazioni di massa senza che a ciascun rifugiato vengano concessi i diritti di asilo, allora l’accordo sarebbe illegale. In secondo luogo, i loro diritti devono assolutamente essere protetti nel luogo in cui vengono deportati, in altre parole, in Turchia. Devono esserci rassicurazioni adeguate che i rifugiati non vengano rimpatriati in Siria, o in Afghanistan”.

L’accordo Ue-Turchia sulle spalle della Grecia, che non ha mezzi adeguati

I leader europei si sono accordati con la Turchia per cui, a partire da lunedì 4 aprile, quasi tutti i richiedenti asilo ancora in Grecia saranno deportati in Turchia. In cambio, per ogni persona rispedita in Turchia, l’Unione europea deve accettare un rifugiato, purché non abbia cercato di entrare in Europa illegalmente. Il successo di questo assurdo accordo è tutto sulle spalle della Grecia, e della sua capacità di espellere migliaia di persone in breve tempo, e sulla capacità della Turchia di dimostrarsi un paese sicuro per i rifugiati. In teoria, solo quei rifugiati la cui richiesta di asilo manifestata in Grecia non fosse stata accolta dovrebbero essere deportati. La responsabile greca per gli asilanti, Maria Stavropoulou, tuttavia ha già comunicato venerdì di aver bisogno di un personale che sia almeno venti volte più numeroso di quello greco, per l’esame di tutte le richieste. La situazione ha molto innervosito i rifugiati ospitati sull’isola di Chio, e ne ha spinto centinaia a cercare di tagliare le reti di recinzione di un campo di accoglienza. Uno di loro ha detto alla BBC: “la deportazione è un grandissimo errore, perché abbiamo rischiato tantissimo per venire qui, soprattutto nell’attraversare il mare dalla Turchia alla Grecia. Se siamo fuggiti dalla Turchia per venire qui, non possiamo tornare indietro. Ripeteremo ancora e ancora lo stesso viaggio, se necessario, perché siamo in fuga per salvarci la vita”.

Troppi bambini non accompagnati

Amnesty International ha denunciato la presenza di centinaia di bambini non accompagnati tra i rifugiati siriani, espulsi illegalmente dalla Turchia. Il direttore di Amnesty per l’Europa e l’Asia centrale, John Dalhuisen, ha detto: “nella disperazione di serrare le frontiere, i leader dell’Unione europea hanno volontariamente ignorato il più banale dei fatti: la Turchia non è un paese sicuro per i rifugiati siriani, e diverrà sempre meno sicura, giorno dopo giorno”.

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