L’Italia rotola, sempre più giù. Pil quasi a zero, deflazione, meno assunzioni, rischio pensione a 75 anni, povertà non cala. Padoan e Poletti, la politica degli annunci

L’Italia rotola, sempre più giù. Pil quasi a zero, deflazione, meno assunzioni, rischio  pensione a 75 anni, povertà non cala. Padoan e Poletti, la politica degli annunci

Arrivano tutti insieme i “numeri” che  descrivono lo stato dell’economia. Malgrado l’ottimismo dei ministri Padoan e Poletti, ormai  abituati alla politica degli annunci, come sottolinea Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, la situazione della nostra economia è pesante. Tutti gli indicatori segnano brutto tempo. Ma il ministro dell’economia in audizione sul Def, mentre le agenzie di stampa diffondono dati relativi al Pil, alla deflazione, alle pensioni, alle assunzioni, alla povertà, sprizza ottimismo a piene mani affermando che “l’occupazione migliora, i conti pubblici migliorano, la pressione fiscale scende grazie a una politica fiscale rigorosa e misure espansive e riforme strutturali che continuano nonostante il peggioramento del quadro internazionale”. Risponde il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy: “Il governo deve guardare i dati in faccia. Si assume meno. E soprattutto si riutilizzano, come nei peggiori anni della vita del paese, forme di lavoro fragili. Le imprese non vedono un futuro roseo e non ci sono politiche tese a sostenere la ripresa economica. Sorprende che  di fronte a questi dati, ancora una volta si pensi di intervenire sulle regole e sulla contrattazione collettiva come se il male fosse questo”.

Inps: a febbraio 48 mila assunzioni in meno. Rallentano i contratti a tempo determinato

Le smentite arrivano dall’Inps il cui Osservatorio del precariato segnala che le assunzioni a febbraio sono diminuite. Sono state 341.000 assunzioni, 48 mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, per un calo del 12 per cento. Stessa tendenza si era registrata a gennaio, quando il calo era stato del 17 per cento. Il rallentamento ha riguardato soprattutto i contratti a tempo indeterminato, che non godono più degli incentivi previsti per lo scorso anno: 46 mila in meno, in caduta del 33 per cento rispetto a febbraio 2015 (meno 34 per cento a gennaio). Non vi sono invece grandi variazioni per i contratti a tempo determinato: 231 mila  assunzioni a febbraio, in linea con i periodi precedenti e stabile rispetto allo scorso mese di gennaio.  In lieve flessione i contratti di apprendistato, 15 mila  nuovi posti, il 3 per cento in meno rispetto ad un anno fa. Il costo della operazione è stato di 14 miliardi.

Camusso. Con il jobs act è facile licenziare. Colpiti delegati sindacali. Li reintegra il magistrato

Tutto bene per il ministro Poletti il quale spiega che “era prevedibile che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015 assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi”. Non basta, la nota del ministero  afferma che si tratta di “un vantaggio anche per i lavoratori che hanno visto così anticipata la loro assunzione con un contratto a tempo indeterminato”. La realtà: diminuite le decontribuzioni e gli incentivi del jobs act,  le imprese non solo non assumono, licenziano anche.

Denuncia Susanna Camusso che i primi ad essere licenziati sono i delegati sindacali. Come negli anni Cinquanta. Ma Poletti ignora. Sempre il segretario generale della Cgil fa sapere che  i licenziati hanno vinto le cause e stanno tornando ai posti di lavoro. I licenziamenti facili sono la riprova  che l’eliminazione dell’articolo 18 ha rappresentato un fatto di estrema gravità.

Istat. Il Pil praticamente sale solo dello 0,3%. E la deflazione ormai sembra stabile

Passiamo al Pil, il punto  centrale del Def, il documento di economia e finanza sul quale si dovrà esprimere la Commissione Ue. Le previsioni, riviste continuamente  dallo stesso ministero di Padoan, sono sballate. Non reggono. Lo dice il presidente dell’Istat, Giorgio  Alleva, il quale afferma: “Nel  primo trimestre del 2016 la variazione congiunturale del Pil italiano (corretto per gli effetti di calendario) sarebbe dello 0,3%, con un intervallo di confidenza compreso tra +0,1% e +0,5%”.  Parla in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Def. “La crescita – ha  affermato – è attesa proseguire con un ritmo simile anche nel trimestre successivo. Per raggiungere nel 2016 una crescita dell’1,2% come previsto dal Def sarebbe tuttavia necessaria un’ulteriore accelerazione dell’attività economica nella seconda parte dell’anno”. Per quanto riguarda la condizione economica delle famiglie la quota di quelle che hanno “sintomi di disagio”  è stabile al 13% se si raffronta il 2015 rispetto al 2014. Sono risultati in condizione di grave deprivazione 1 milione 340 mila minori, il 13% degli under 18. Ma prima della crisi si attestava a livelli prossimi al’8%. Per quanto riguarda l’inflazione il capo dipartimento produzione statistica dell’Istat, Roberto Monducci è categorico: “Continua ad essere assente, siamo in deflazione. Arriva dall’estero ed è legata al forte calo dei prezzi all’import”.

Boeri (Inps). Il buco contributivo pesa sul raggiungimento delle pensioni

Passiamo alle pensioni. Il presidente dell’Inps ha lanciato l’allarme. Dice Boeri che l’Istituto ha studiato la storia contributiva della “generazione 1980, una generazione indicativa” prendendo a riferimento un “universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani” ed è emerso come per un lavoratore tipo ci sia “una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni”. Per Boeri il ‘buco’ contributivo pesa sul raggiungimento delle pensioni, che a seconda del prolungamento dell’interruzione può slittare “fino anche a 75 anni”. Con ciò, ha tenuto a sottolineare, “non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell’importanza della continuità contributiva”. Il presidente dell’Inps riferendosi all’invio delle ormai famose “buste arancioni” ed ai ritardi con cui tale operazione è andata avanti ha avanzato accuse precise alla “politica”. Afferma Boeri: “Abbiamo trovato tantissimi ostacoli – ha detto – soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare”.  Ha pesato “la paura di essere puniti sul piano elettorale”. All’allarme di Boeri risponde un generico Padoan: “Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro – dice – per migliorare le possibilità sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire”. Ancora: afferma di essere “sicuramente favorevole a un ragionamento complesso” sul tema delle pensioni e “aperto a fonti di finanziamento complementare”. Niente di più, parole, solo parole.

Share

Leave a Reply