Istat dice che cresce l’occupazione. Ma in realtà ristagna. I disoccupati restano disoccupati. Renzi e Poletti entusiasti. Scettico perfino il cardinal Bagnasco

Istat dice che cresce l’occupazione. Ma in realtà ristagna. I disoccupati restano  disoccupati. Renzi e Poletti entusiasti. Scettico  perfino il cardinal Bagnasco

Come nel gioco delle tre carte. Vince  sempre chi tiene il banco. Così avviene per i dati che l’Istat periodicamente sforma. Anche quando l’occupazione cala, come è avvenuto nella precedente rilevazione, si spiega che è aumentata. Certo il trucco c’è  ma non è facile scoprirlo. I giornaloni  se ne guardano bene e titolano che siamo in crescita, il lavoro riparte. Così fanno anche i tg renziani. I sindacati il giorno dopo scoprono qualche trucco, lo denunciano, qualche riga relegata nelle pagine economiche. Passa ancora qualche giorno e gli economisti seri nei loro commenti spiegano che la ripresa è molto debole e che due dati negativi non possono che preoccupare. Ma ormai la frittata è fatta, Renzi e Poletti, ora si aggiunge anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’aretino bocconiano che di cognome fa Nannicini, dichiarano subito che il lavoro c’è, che il jobs act funziona e gli scriba sono pronti a diffondere il verbo del nuovo messia.

Disoccupazione. Si recupera uno 0,4 perso a febbraio, si torna a livello di gennaio

Fatta questa doverosa premessa vediamo i dati diffusi da Istat. Dopo la battuta d’arresto di febbraio il tasso di disoccupazione a marzo scende a livello più basso dal dicembre 2012, all’11,4%. Sempre l’Istat ricorda che il calo di febbraio era stato dello 0,4% pari a  meno 87 mila unità. Ma a marzo, fare attenzione, la stima degli occupati sale dello 0,4% tornando sui livelli di gennaio. Solo nel gioco delle tre carte si può parlare di aumento. La realtà è che si è tornati ai livelli  di gennaio. Se poi entriamo nel merito di questi numeri si scopre, lo dice Istat, che l’aumento riguarda sia i dipendenti (+42 mila i permanenti e +34 mila quelli a termine) sia gli indipendenti (+14 mila): la crescita dell’occupazione, però, non riguarda – ancora una volta – i giovani tra i 25 e i 34 anni. Nel complesso, il tasso di occupazione sale di 0,2 punti al 56,7%. Tradotto, i disoccupati scendono a 2,89 milioni: sono 274 mila in meno rispetto a marzo 2015. Sarebbe interessante conoscere quando scadono i contratti a termine , quante ore  e quanti sono i giorni lavorati perché basta un niente per non essere considerati disoccupati.

Sarebbe interessante conoscere quanti sono ora i voucher in circolazione

Sarebbe interessante conoscere anche quanti sono stati i voucher in circolazione. Istat, fino a qualche tempo fa dava un resoconto puntuale di questa nuova forma di precariato misto a lavoro nero. Non solo. Sempre il gioco delle tre carte applicato alla parola “disoccupazione” ci porta molto lontano dalla realtà. Stiamo sempre ai dati Istat.Gli occupati nell’anno sono aumentati di 263mila unità e i disoccupati sono calati di 274mila unità. In sostanza la forza lavoro – rileva l’Istituto – si è ampliata e molti di quelli che hanno cercato un’occupazione l’hanno trovata. Chieda ad Inps, si faccia inviare una “busta arancione”. Ma ciò che non si può tollerare, lo riteniamo una vera truffa, è che gli inattivi fanno parte a sé. Non sono conteggiati come disoccupati. Sono ben 13 milioni, certifica Istat, che si aggiungono a quasi tre milioni di disoccupati. Aggiungiamo la “difficoltà” denunciata anche dall’Istituto di trovare un lavoro per tutti i giovani fino a 34 anni.

Sale il debito pubblico, la deflazione continua, la  crisi non è superata

Gridolini di gioia da parte del ministro Poletti, mentre Renzi Matteo indurisce la mascella e se la prende con i soliti gufi perché il “lavoro c’è”. Il ministro del lavoro afferma: “è una bella notizia in vista del primo maggio. Il mercato del lavoro ha ricominciato a crescere in parallelo con l’avvio della ripresa dell’economia e di una ritrovata fiducia delle imprese”. Dimentica due cosette: che il debito pubblico continua a salire mentre il Pil è fermo lì, che siamo ormai stabilmente in deflazione, che i consumi non ripartono, che la fiducia delle famiglie è ai minimi termini. Perfino il cardinal Bagnasco, non un pericoloso rivoluzionario, non crede neppure a una parola di quelle pronunciate da Renzi e Poletti. Il presidente della Cei fa presente  che “l’osservatorio delle nostre parrocchie e delle nostre comunità cristiane non registra ancora questo miglioramento che tutti auspichiamo”.

I dati resi noti da Eurostat per l’Italia non sono lusinghieri

Non è il solo. I dati pubblicati da Eurostat smentiscono in particolare Renzi Matteo che ogni tre parole che pronuncia una riguarda il fatto che in Europa siamo i più bravi, come noi non c’è nessuno. Bugie purtroppo e ce ne dispiace. Nell’area della moneta unica il tasso di disoccupazione a marzo è calato al 10,2% dopo 10,4% a febbraio e l’11,2% rispetto a marzo 2015. Si tratta del livello più basso da agosto 2011. Nell’intera Ue, invece, il tasso di disoccupazione è risultato all’8,8%, in calo rispetto all’8,9% a febbraio e a 9,% un anno prima. Ci spiace dirlo perché non ci è simpatico, ma ha ragione il cardinal Bagnasco.

Camusso: l’occupazione migliora con numeri da prefisso telefonico solo grazie a 18 miliardi di incentivi alle imprese

L’occupazione migliora “con numeri da prefisso telefonico, non grazie al jobs act, bensì grazie a 18-19 miliardi spesi in incentivi”, dice la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, al Tg3. Camusso rimprovera il governo e la stampa: “Il contraddittorio ci è negato, il confronto non è dato. Non appare una notizia sulle 40mila assemblee di lavoratori. Nel racconto del Paese non si parla dei disoccupati né degli investimenti mancanti. La verità è che le notizie si scelgono”. Come ripartire? “Siamo ripartiti con una vertenza unitaria sulle pensioni – afferma Camusso – il Governo eviti gli errori del passato e discuta con le parti sociali”. Camusso aggiunge: “Stiamo inoltre scioperando in tutti i settori pubblici per il mancato rinnovo dei contratti”. Sul referendum riguardante le riforme istituzionali la Cgil si schiererà? “Noi – risponde Camusso – siamo sempre per votare. Ci sarà un nostro giudizio, poi vedremo se ci sarà anche una dichiarazione di voto”.

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