Il socialdemocratico Sanders invitato dalla Pontificia Accademia delle Scienze il 14 aprile a Roma. Lancerà allarme sulla “idolatria del denaro”

Il socialdemocratico Sanders invitato dalla Pontificia Accademia delle Scienze il 14 aprile a Roma. Lancerà allarme sulla “idolatria del denaro”

In un’intervista al quotidiano londinese Guardian, il candidato alla nomination per le primarie presidenziali democratiche degli Usa, Bernie Sanders, ha confermato di essere stato invitato dalla Pontificia accademia delle scienze a tenere un discorso dinanzi a papa Francesco il prossimo 15 aprile. Sanders ha affermato che lancerà l’allarme sulla “idolatria del denaro”: “Il papa è stato molto chiaro sul legame tra la questione dell’etica e l’economia globale, e ha sostenuto che non si può avere un’economia etica quando così tanta gente vive in povertà”.

Nell’intervista, Sanders ha poi detto: “il papa ha sollevato questo interrogativo come nessun altro sul pianeta. Sono molto orgoglioso di essere con lui in Vaticano”. Ha poi aggiunto di essere rimasto estremamente sorpreso dall’invito in Vaticano. In realtà, l’appuntamento alla Pontificia Accademia delle scienze avrà luogo a pochi giorni dal voto democratico nello Stato di New York, previsto per il 19 aprile. E pone a Sanders problemi non solo di natura logistica, perché il candidato socialista parla poco di religione nella sua campagna elettorale e potrebbe essere perfino il primo presidente ebreo, qualora fosse eletto.

Il senatore socialista del Vermont ha poi ammesso “di non sapere se avrà col papa un’udienza privata”, durante la sessione dedicata ai temi economici, sociali e ambientali. Una fonte vaticana ha poi confermato anche che i due potrebbero incontrarsi “non necessariamente in privato”. La fonte vaticana del Guardian, infatti, è prudente e vaga: “potrebbe accadere, e potrebbe benissimo non accadere”. Naturalmente, la questione risiede nella tradizionale riluttanza di papa Francesco a creare equivoci mediatici che possa portare a concludere che stia sostenendo un candidato alla corsa presidenziale, oppure che voglia invadere questioni politiche nazionali. Sanders ritiene che l’insolita visita politica del papa a settembre negli Usa abbia in qualche modo fornito legittimazione al suo messaggio “socialdemocratico”, molto più coerente con le tradizioni dei riformatori politici americani come Roosevelt di quanto non appaia.

È per questa ragione che Sanders ha annunciato di voler lanciare l’allarme “sulla idolatria del denaro e sui rischi della nostra cultura di lasciarsi sedurre dalla venerazione del denaro”. La prova? È in quanto sta emergendo dai Panama Papers, che, secondo Sanders, dimostrano ampiamente come il capitalismo “cartaceo e finanziario”, quello di Wall Street, abbia soppiantato il capitalismo della produzione delle merci, quello che crea lavoro e distribuisce ricchezza. Il discorso socialdemocratico di Sanders si intreccia con quello più volte fatto da papa Francesco sulle cause strutturali della povertà globale, e della indifferenza con la quale questa planetaria povertà viene poi assunta. In realtà, l’appuntamento vaticano s’intreccia, forse per caso, con quello che Sanders dirà in televisione il 14 aprile contro Wall Street quando si confronterà con Hillay Clinton, il cui rapporto con il capitalismo finanziario, e le sue storture, non è certo conflittuale.

Secondo gli organizzatori della Pontificia Accademia delle scienze, all’appuntamento del 15 aprile sono stati invitati, oltre a Sanders, anche Evo Morales, presidente della Bolivia, socialista, primo leader espresso dalla maggioranza indigena, Rafael Corea, presidente dell’Ecuador, e il professor Jeffrey Sachs, della Columbia University di New York.

Infine, in un ultimo comunicato, Bernie Sanders ha così giustificato la sua presenza in Vaticano: “papa Francesco ha chiarito che dobbiamo superare la globalizzazione dell’indifferenza per ridurre le disuguaglianze economiche, per bloccare la corruzione finanziaria e per proteggere l’ambiente naturale, in occasione dell’anniversario della Centesimus annus. È questa la nostra sfida, negli Stati Uniti e nel mondo”.

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