Il governo fa spettacolo sulla questione pensioni. Indecente. L’odissea degli esodati e dei precoci ancora una volta in piazza

Il governo fa spettacolo sulla questione pensioni. Indecente. L’odissea degli esodati e dei precoci ancora una volta in  piazza

Lo spettacolo è indecente. Non c’è altra parola per definire il balletto di cui sono protagonisti Renzi, in prima fila, perché è lui, attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Nannicini, che conduce le danze, ministri, viceministri, sottosegretari. La “danza” ha per oggetto le pensioni, quelle di chi ancora non ce le ha e quelle di coloro che già ce l’hanno, spremuti fino agli occhi per far quadrare i conti, i bilanci dello Stato. I governanti renziani parlano tutti i giorni, fanno annunci, proposte, alcune ridicole addirittura, sulla pelle dei lavoratori. Una immagine di quanti disastri ha prodotto la legge Fornero l’hanno data ancora una volta gli esodati, coloro che sono rimasti  senza lavoro e senza pensione e i lavoratori precoci. Ancora una volta a manifestare davanti alla sede del ministero dell’economia per chiedere l’approvazione dell’ottava salvaguardia per gli esodati e una soluzione per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare giovanissimi, con 41 anni di contributi. Ancora una volta in strada, davanti ai palazzi del potere, sventolano bandiere bianche con la scritta in rosso “Esodati”, insieme a quelle di Cgil, Cisl, Uil. Su striscioni e magliette la scritta: “Salvaguardia subito per 24 mila esodati esclusi”. E subito in pensione lavoratrici e lavoratori che  hanno iniziato a 14 -16 anni, sono entrati in fabbrica lasciando gli studi. Al presidio hanno partecipato i segretari confederali Vera Lamonica (Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl) e Domenico Proietti (Uil), insieme alla Rete dei Comitati degli esodati e ai Comitati dei lavoratori precoci. Presente anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Lamonica (Cgil). Con la legge Fornero  abbiamo già dato 30 miliardi allo Stato

“È necessario – spiegano i sindacalisti – porre la parola fine a questa annosa questione che vede ancora migliaia di lavoratori coinvolti. Per questo Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di varare un’ultima misura che possa essere definitiva e in grado di offrire una soluzione  sui  temi della flessibilità pensionistica e sui problemi dei lavoratori precoci”. Vera Lamonica nel corso del suo intervento afferma che “nessuno ci ha regalato le salvaguardie e nessuno ci regalerà l’ottava. Continueremo a lottare. Con la legge Fornero abbiamo dato 30 miliardi l’anno allo Stato. Vogliono anche gli spiccioli? Il fondo esodati doveva essere destinato agli esodati. Hanno preso persino i soldi dei lavori usuranti”. “Sapete – ha proseguito – quanti soldi si risparmiranno fino al 2020 con la legge Fornero? 80 miliardi sulla pelle dei lavoratori e non piuttosto facendo la lotta a corruzione, evasione, illegalità. Ora non provino a confondere le acque. Si ripristini il fondo esodati”.

Una soluzione molto semplice: cambiare la riforma previdenziale

Con il presidio degli esodati e dei lavoratori precoci siamo di fronte ad una odissea che sembra non avere fine. I lavoratori sono scesi in piazza tante volte. Presidi, manifestazioni, si sono svolte in particolare il 15, il 22, il 24 settembre, il 5 ottobre, per dieci giorni, del 2015. La parola d’ordine molto semplice: cambiare la riforma della previdenza. Già i risparmi confermati dai dati resi noti dall’Inps vengono impugnati da Cgil, Cisl, Uil a riprova della giustezza della battaglia aperta da mesi con il governo che non ha ancora trovato il tempo di aprire un tavolo di trattativa, di confronto. I dati sui nuovi assegni liquidati nel I trimestre dell’anno: 95.381, il 34,5% in meno rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2015. Effetto dell’aumento dei requisiti di età per l’accesso al trattamento di vecchiaia  o anzianità. In calo anche l’importo degli assegni medi mensili liquidati: 942 euro, contro i 995 euro della media 2015.

Camusso, Furlan e Barbagallo. Forti critiche all’operato del governo

Dice Susanna Camusso segretaria generale della Cgil, riferendosi in particolare alla idea di un prestito dalle banche sussurrata dal sottosegretario Nannicini ai lavoratori per andare in pensioni due anni prima della data, prestito che  dovrebbe restituire con gli interessi: “Quando si parla di prestito si parla di pensioni che valgono 900/1.000 euro al mese. Che cosa si prestano? – ha detto il segretario generale della Cgil. Così si creano generazioni di poveri. Sono invenzioni per dire: privatizzate il sistema pensionistico”. Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl parla di “strumentalizzazioni politiche” e chiede al governo di “mettere le carte in tavola”. Barbagallo, segretario generale della Uil, attacca l’idea del prestito, specie se assicurato dalle banche in accordo con l’Inps, una ipotesi “un po’ strana – dice – di ingegneria politica”.

Nannicini (sottosegretario renziano). Parla di cose che non esistono. Lo dice lui stesso

Arriva la “difesa” di Nannicini. Ancora più grave della proposta del prestito. Rivela che il governo non ha alcuna proposta, butta giù parole su parole. Parla di “uno sforzo di creatività” per dare maggiore flessibilità al sistema previdenziale. Afferma che il costo della flessibilità si aggira  sui 5, 7 miliardi. I conti evidentemente non sono il suo forte, lo sballo di 2 miliardi mostra  un elevato tasso di pressapochismo che un “bocconiano” non dovrebbe avere. In realtà a Renzi serviva uno di Arezzo e questo offriva il mercato. Ed ecco l’idea del prestito. Dice: “Tra le ipotesi per rintracciare risorse, anche quella di coinvolgere il sistema bancario” predisponendo “una situazione in cui sia conveniente investire” ma –  afferma Nannicini – si tratta solo di un’idea interessante che “al momento non esiste”.  Davvero eccezionale questo sottosegretario. È perfino capace di parlare di cose che non esistono. Ma va anche più in là. Afferma che la flessibilità si può attuare dentro la legge Fornero. Altra cosa che non esiste. L’ex ministra voleva proprio evitare la flessibilità ed alzare cosi fino all’inverosimile l’età pensionabile.

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