Grecia. Nonostante gli sforzi di Tsipras, nubi nere si addensano sul futuro del paese. In forse la terza rata di aiuti internazionali (87 miliardi)

Grecia. Nonostante gli sforzi di Tsipras, nubi nere si addensano sul futuro del paese. In forse la terza rata di aiuti internazionali (87 miliardi)

Ce n’eravamo dimenticati perché ormai molti media si erano girati da un’altra parte, ma la questione del debito greco torna a fare notizia, perché appare ormai molto illusorio l’accordo tra il governo di Alexis Tsipras e le autorità internazionali, Fondo Monetario, Meccanismo europeo di stabilità e Banca centrale europea. Il portavoce del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha confermato che il vertice dei ministri delle Finanze dell’eurozona ha rinviato sine die la prevista riunione di giovedì 28 aprile per sottoscrivere l’accordo con la Grecia. Mercoledì, il presidente del Consiglio europeo, Tusk, ha solo auspicato che un nuovo vertice dell’eurozona venga indetto per i prossimi giorni.

Si discute ormai da quattro mesi sul programma di riforme da realizzare in Grecia per poter consentire al paese di beneficiare del terzo programma di aiuti (del valore di 86 miliardi di euro), deciso nell’agosto del 2015. Ed ora il tempo sta per scadere. I creditori vorrebbero farla finita una volta e per tutte col “problema” greco, prima della fine di maggio, per evitare che esso possa condizionare il referendum britannico del 23 giugno sulla permanenza in Europa. Atene, da parte sua, ha assolutamente bisogno di una nuova rata dei prestiti: la sua situazione finanziaria comincia a farsi nuovamente critica e il rimborso alla Bce (più di 3 miliardi di euro) dovrà essere effettuato entro la prima settimana di luglio. Il premier greco Tsipras, che dall’estate del 2015 aveva accettato ogni richiesta dei creditori, dispone di una scarna maggioranza al Parlamento e vorrebbe imporre un vertice dei capi di Stato e di governo europei per uscire dalla fase di stallo. Ed è davvero poco probabile che gli venga accordata la richiesta, anche se i contatti bilaterali si moltiplicheranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.

Un accordo fu trovato in gennaio sulle prime misure economiche proposte dal governo Tsipras: ambiziosa riforma delle pensioni, nuovo regime fiscale, misure per la riduzione degli stock di crediti inesigibili nei bilanci delle banche greche. Si trattava di un pacchetto di riforme che rappresentano quasi il 3% del Pil greco (circa 5 miliardi di euro), necessarie per accedere all’accordo sulla nuova rata del prestito nel quadro del terzo piano di aiuti. Un altro pacchetto di misure aggiuntive, pari a quasi il 2% del Pil è ancora fermo. Non faceva parte del Memorandum, il patto siglato nell’agosto del 2015, che prevedeva prestiti contro riforme. È stato imposto ad Atene dai creditori alla metà di aprile 2016. Non si tratta di riforme da realizzare, ma di una sorta di fondo prudenziale qualora gli obiettivi fissati dai creditori dovessero prendere più tempo del previsto. La verità è che il Fondo Monetario Internazionale si mostra estremamente pessimista sul destino economico della Grecia, e non crede che il solo pacchetto di riforme valutato al 3% del Pil possa permettere ad Atene di raggiungere un surplus primario del 3,5% nel 2018. Inoltre, il ministro delle Finanze greco, Tsakalatos, rifiuta di impegnare il governo in riforme supplementari rigorose, contrariamente a quanto esige il FMI. La questione è sempre relativa alle pensioni dei greci, già largamente toccate e decurtate fin dal 2010. Il governo Tsipras è stato chiaro: le pensioni non si toccano più..

Insomma, una crisi greca potrebbe tornare nella sua drammaticità? Alcuni pensano che sia possibile, a cominciare dal ministro tedesco delle Finanze Schaueble che ad Amsterdam, solo pochi giorni fa, è tornato sulla cosiddetta necessità della Grexit, ovvero su un’uscita programmata e temporanea della Grecia dalla zona euro, ma anche l’ex ministro greco Varoufakis, ormai rientrato a fare il professore universitario, pare sostenere la medesima tesi, per cui colpevole della crisi greca è l’ingresso nell’euro, e la politica di austerità europea ad esso legata.

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