Diplomazia della satira. Proteste ufficiali della Turchia per uno sketch anti-Erdogan della televisione tedesca

Diplomazia della satira. Proteste ufficiali della Turchia per uno sketch anti-Erdogan della televisione tedesca

Dal nostro corrispondente da Berlino.

L’ambasciata turca a Berlino ha sottoposto al governo federale tedesco una nota verbale in cui si chiede di procedere a un’azione penale contro Jan Böhmermann, colpevole di aver recitato versi denigratori nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, durante la trasmissione satirica “Neo Magazin Royale” della ZDF, il secondo canale televisivo tedesco. I vertici del governo di Berlino hanno affermato di voler esaminare meglio la vicenda.

Che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non avesse un gran senso dell’umorismo e, soprattutto, non apprezzasse eccessivamente la libertà di stampa è cosa ormai nota. Le notizie di arresti e di perquisizioni ai danni di testate giornalistiche in Turchia, accusate addirittura di spionaggio, hanno sollevato legittimi dubbi sulla democraticità del paese e, in particolare, dello stesso presidente. Sorprendente è piuttosto che la lotta contro la stampa ingaggiata da Erdogan possa travalicare i confini nazionali e generare un incidente diplomatico con la repubblica federale tedesca, il principale partner europeo di Ankara.

La satira di Jan Böhmermann

Il pomo della discordia è rappresentato da uno sketch di appena cinquantasette secondi, trasmesso dalla rete televisiva ZDF il 31 marzo. L’autore dello sketch è il comico tedesco Jan Böhmermann, già passato agli onori della cronaca quando modificò il filmato di un discorso di Yanis Varoufakis, inserendo artificialmente l’immagine di un dito medio sollevato contro la Germania e provocando un’isterica reazione a Berlino, che scoperchiò eloquentemente i preconcetti di molti politici tedeschi nei confronti della Grecia e del suo governo. Adesso, tuttavia, la questione appare ancora più grave, e tale da muovere Ankara a un passo diplomatico formale in cui si chiedono misure penali contro Böhmermann e la stessa seconda rete televisiva tedesca.

Indubbiamente, lo sketch presentato da Böhmermann ha tutte le carte in regola per colpire la “sensibilità” di Erdogan. Si tratta infatti di una breve poesia satirica in rima, nella quale una serie di scherni a sfondo sessuale – talvolta pesanti – è abilmente intrecciata a precise critiche politiche, soprattutto dirette contro la repressione nei confronti delle minoranze messa in atto dal governo di Ankara.

Il governo tedesco esaminerà la questione

Per il momento l’ambasciata turca di Berlino ha deciso di muovere un passo esclusivamente diplomatico, mentre l’ipotizzabile reato di “offesa a capi di Stato stranieri” è punibile a querela di parte, quindi perseguibile solo a seguito di un concreto passo giudiziario della parte lesa – con previa autorizzazione del governo federale tedesco. Rimanendo adesso la questione nei corridoi delle rappresentanze diplomatiche e del Ministero degli affari esteri, le autorità tedesche si sono impegnate a esaminare il contenuto della nota verbale «accuratamente e il più rapidamente possibile». Secondo informazioni fornite dal Tagesspiegel, il problema avrebbe raggiunto i vertici stessi del governo, vedendo il coinvolgimento diretto di Angela Merkel, del ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier e di quello della giustizia Heiko Mass, che dovrebbero riunirsi oggi stesso (11 aprile) proprio su questo tema. La cancelliera, inoltre, in un recente incontro con il primo ministro turco Davutoglu avrebbe affrontato il tema della satira, convenendo con la controparte sul fatto che quello letto da Böhmermann fosse un «testo coscientemente offensivo».

L’atteggiamento di Berlino ha sorpreso più di un commentatore anche all’interno della stessa Germania, dove la nota verbale dell’ambasciata turca è stata ampiamente interpretata al pari di un attacco alla libertà di stampa, d’opinione e artistica, difesa nell’articolo 5 della Costituzione della repubblica federale. Ad esempio, dalla parte di Böhmermann è sceso Mathias Döpfner, direttore esecutivo dell’importante gruppo editoriale Axel Springer SE (proprietario, tra le altre, di testate come Die Welt e il Bild), che, in una lettera aperta, ha accusato il governo di “prostrazione” e “assoggettamento” nei confronti della Turchia.

La posta in gioco: un ricatto di Erdogan?

Se il mondo della cultura e dell’informazione, in Germania, pare intenzionato a schierarsi apertamente dalla parte di Böhmermann e di un diritto alla satira che non debba soggiacere alla minaccia di ripercussioni giudiziarie, la questione è tuttavia resa complessa dalla difficile situazione internazionale. La Turchia rappresenta infatti la pietra angolare di tutta la strategia messa in atto da Angela Merkel per affrontare la crisi dei profughi. Sulla solidità dei rapporti con Ankara non si basa soltanto l’attuale politica europea della Germania, ma anche e soprattutto gli equilibri interni al governo di Berlino, sia come Grande coalizione, sia in seno all’Unione tra i cristianodemocratici e la CSU bavarese.

Si tratta, in altre parole, di un delicato compromesso che la satira di Böhmermann (francamente divertente, a parere di chi scrive) rischia di ledere – se non di mandare a monte. D’altra parte, il compromesso rischia anche di trasformarsi in un ricatto. Erdogan pare infatti aver ben compreso quanto la sua posizione sia decisiva negli equilibri politici europei e, in particolare, tedeschi, dimostrando un rinnovato protagonismo e rendendosi artefice di un’inaudita serie di intromissioni nelle faccende interne dei paesi dell’Unione europea.

Il diritto di satira in pericolo

Senza un passo indietro da parte di Ankara o un’eventuale disponibilità ad aggiustare la questione con una qualche forma di compromesso – possiamo anche legittimamente ritenere che si tratti soltanto dell’ennesima mossa per ottenere un maggior riconoscimento da parte dell’UE – il governo di Angela Merkel si troverà in una situazione spinosa: complicare i già difficili rapporti con la Turchia oppure lasciare che abbia luogo un procedimento contro Böhmermann e la ZDF. In quest’ultimo caso, però, sarebbe un fondamentale diritto democratico a finire sotto processo, gettando un’ombra inquietante sull’intero paese e creando un precedente le cui conseguenze sono impossibili da sottovalutare.

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