Deforme costituzionali. L’ultima lettura alla Camera passa con 361 voti a favore. Opposizioni abbandonano Aula. Verdini felice, l’abbiamo voluta noi, eredi del patto del Nazareno

Deforme costituzionali. L’ultima lettura alla Camera passa con 361 voti a favore. Opposizioni abbandonano Aula. Verdini felice, l’abbiamo voluta noi, eredi del patto del Nazareno

“Emozione, tanta. La sfida sembrava impossibile ma oggi l’Italia #cambiaverso. Grazie a chi ha permesso che fosse #lavoltabuona”. Così il premier Matteo Renzi ha commentato su twitter, da Teheran, il passaggio definitivo della “deforma” costituzionale alla Camera. Dopo due anni e sei letture da parte dei due rami del Parlamento, la Camera ha dato il via libera definitivo, con 361 voti favorevoli e solo 7 voti contrari. Le opposizioni, da Movimento 5 Stelle a Forza Italia, Lega e Sinistra italiana, hanno scelto la strada dell’abbandono dell’Aula, anche al momento del voto, dopo l’uscita al momento del discorso di Matteo Renzi alla Camera. Hanno votato a favore verdiniani e tosiani. Ha votato la minoranza Pd che però ha confermato le sue “criticità e perplessità”. Duro il commento di Maria Elena Boschi: “Dispiace quando le opposizioni lasciano l’Aula, anche perché noi tutti siamo pagati per fare il nostro lavoro in Aula”. Una dichiarazione meschina, insulsa e di bassissimo livello politico quella della ministra Boschi, che attribuisce alle Camere legislative e ai parlamentari lo stesso valore dell’ufficio del catasto.

Esulta la maggioranza, esulta il governo, per quella che si sono affrettati a definire una “giornata storica con un risultato storico”.  Il coro, all’unisono comprende Renzi, Boschi, i vertici del Pd, singoli parlamentari, coloro che cercano il quarto d’ora di notorietà. Tutte le dichiarazioni sono identiche a quella di Renzi, perciò non vale la pena riportarle. Ora la parola passa al referendum, che si svolgerà in autunno e al quale il premier ha deciso di legare a doppio filo il proprio destino politico: “Mi gioco tutto, se perdo vado via”. Con la deforma costituzionale termina, apparentemente, il bicameralismo perfetto e nasce il Senato dei 100. La fiducia al governo la voterà solo la Camera. Cambia la funzione legislativa del Senato che avrà meno poteri e competenze, mentre viene dato un giro di vite al Titolo V, con una razionalizzazione delle materie concorrenti tra Stato e regioni, così da evitare tempi lunghi e numerosi ricorsi. Vengono abolite definitivamente le province e il Cnel. Tuttavia, per l’effettiva entrata in vigore della riforme si dovranno attendere almeno 4-5 anni, ovvero non prima del 2020. Solo allora il nuovo Senato andrà a pieno regime, con i senatori eletti dai Consigli Regionali tenendo conto, come recita la norma, delle scelte degli elettori. Questo perché le diverse Regioni andranno al voto in momenti diversi. Nel frattempo varrà la norma transitoria che prevede che saranno le Regioni ad indicare direttamente i senatori.

Sinistra Pd avverte: no scontato ok referendum. Nodo Italicum 

“La Costituzione della Repubblica è molto più di ciascuno di noi. Sarebbe imperdonabile piegarla al vantaggio contingente di una stagione”, scrivono Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudice e Roberto Speranza, i leader dei tre tronconi in cui si frastaglia la sinistra interna del Pd. I tre lanciano quello che appare come un ultimatum al premier: “Su questo principio fonderemo le nostre scelte”. Ovvero: se la campagna elettorale continuerà sui toni del personalismo esasperato, la minoranza è pronta a votare ‘no’ al referendum. Quella di evitare il plebiscito su Renzi non è, tuttavia, la sola condizione posta da Speranza e compagni a Renzi e alla sua maggioranza. Il combinato disposto tra riforma e legge elettorale Italicum “rappresenta un vulnus per la democrazia”, continuano ad affermare, dimenticando che sulla legge elettorale è in corso la raccolta delle firme per il referendum. È necessario, allora, “riaprire il capitolo della legge elettorale. È importante che il Parlamento si impegni ad affrontare un pacchetto di misure capaci di offrire risposte a dubbi e criticità sollevate” a seguito della riforma costituzionale, sostengono i tre esponenti della sinistra dem. L’Italicum va rivisto nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capilista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati.

Il commento di Laura Boldrini

“Con il voto di oggi siamo giunti al termine di un percorso parlamentare lungo e travagliato. Ora la parola passa ai cittadini che, con il referendum del prossimo autunno, esprimeranno la loro opinione sulla riforma della Costituzione. Il mio auspicio è che si sviluppi un confronto pacato, sul merito delle decisioni prese. Per questo ritengo che sarà più che mai necessaria un’informazione puntuale sul contenuto del referendum. Che ad esprimere il loro voto siano cittadini consapevoli è nell’interesse sia dei sostenitori che di chi si è opposto. Ma è soprattutto nell’interesse della democrazia italiana”, queste le parole, molto istituzionali con le quali la presidente della Camera ha commentato il voto sul ddl Boschi.

D’Attorre (Si): Renzi lasci stare Dossetti, fa riforme con Verdini 

Matteo Renzi dovrebbe evitare di citare Giuseppe Dossetti, perché le riforme le sta facendo con “Alfano e Verdini”, ha detto Alfredo D’Attorre, pronunciando in aula alla Camera la dichiarazione di voto sulle riforme per Sinistra italiana: “Il presidente del Consiglio ha risposto a obiezioni che si è fatto da solo, non avendo noi partecipato al dibattito. È imbarazzante il parallelo con i lavori dell’assemblea costituente: credo che ciascuno possa misurare l’abisso di statura e di leadership tra quei personaggi rispetto all’atteggiamento di chi ha minacciato di mandare a casa i parlamentari se non si faceva come diceva il governo”. Ha aggiunto D’Attorre: “C’è un’amnesia diffusa nel Pd. Nel programma Italia Bene Comune non c’era nessun riferimento al presidenzialismo, e si ricordava che la Costituzione italiana è la più bella e avanzata del mondo”.  Per D’Attorre, infine, “il legame con la legge elettorale sarà uno dei temi centrali per il referendum”. Al termine della dichiarazione di voto di D’Attorre, i deputati di Sel-Sinistra Italiana hanno raggiunto un presidio in piazza Montecitorio indetto dal Comitato per il No nel referendum sulle riforme costituzionali.

Le parole di Verdini, nel Tribunale penale di Firenze, confermano i rilievi di D’Attorre

“Io ho votato le Riforme convintamente, l’origine è il ‘patto del Nazareno’. Tutte le opinioni sono valide ma la legislatura nasce zoppa, è zoppa, rimane zoppa. Significa che non c’è una maggioranza che si sia presentata chiedendo una cosa o altra. Abbiamo cominciato col governo Letta e proseguito col governo Renzi”. Lo ha detto il senatore Denis Verdini di Ala, parlando coi giornalisti dopo il processo che lo vede imputato a Firenze. “Credo che la cosa sbagliata – ha aggiunto – sia avvenuta con l’espulsione di Berlusconi dal Parlamento, cosa che ha sciupato tutto il procedimento che era iniziato”.

Berlusconi: riforma costituzionale grazie all’apporto decisivo di 60 transfughi

“La Costituzione è la Carta fondamentale della nostra Repubblica. Andava migliorata, dove necessario, tutti insieme, con il contributo di tutte le forze politiche, nessuna esclusa”, dichiara in una nota il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che spiega: “Un premier neppure mai presentatosi alle elezioni, supportato da una maggioranza incostituzionale e con l’apporto decisivo al Senato di 60 transfughi del centrodestra, ha voluto invece far prevalere l’arroganza dinanzi al buonsenso, consegnando al Paese una riforma sbagliata e pericolosa, tesa al proprio interesse e non a quello degli Italiani”. Berlusconi infine anticipa la mobilitazione a favore del No: “Non consentiremo un ritorno ad un passato buio della storia del nostro Paese, ci batteremo al referendum per difendere la Repubblica Italiana dalla voglia di potere di un premier mai eletto”.

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