Decreto banche. Consumatori e sindacati sul piede di guerra. Vittime delle truffe bancarie infuriate

Decreto banche. Consumatori e sindacati sul piede di guerra. Vittime delle truffe bancarie infuriate

Non incontra particolari favori il decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri per il sistema bancario, tra consumatori pronti al ricorso, sindacati preoccupati per le ricadute occupazionali e Comitato vittime del salva Banche che esprime la propria perplessità. L’opposizione va invece decisamente all’attacco. “È inaccettabile, beffardo e penalizzante” il decreto del governo, che fissa le regole per i rimborsi per risparmiatori dei quattro istituti di credito falliti. L’Adusbef, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al provvedimento, annuncia: ”Saremo costretti ai ricorsi giudiziari, a tutela dei truffati da Bankitalia e dallo Stato”. Al ”grave danno dell’esproprio”, secondo l’associazione, si aggiunge ”la ben architettata beffa” per 10mila risparmiatori delle quattro banche (su 130.000 famiglie truffate), ai quali sono stati ”appioppati obbligazioni subordinate”. Ed è ”gravissimo” che il decreto legge abbia stabilito un rimborso forfettario fino all’80%, senza bisogno di arbitrato, se ricorre una soglia di reddito lordo molto basso (ai fini Irpef inferiore a 35mila euro) o un patrimonio mobiliare di valore inferiore a 100mila euro”. ”Sono elemosine” e, di conseguenza, i risparmiatori sostenuti da Adusbef e Federconsumatori saranno ”costretti ad adire azioni giudiziarie” per tentare di ”sanare la gravissima ingiustizia patita”.

“Ad una prima analisi del decreto, come purtroppo ci aspettavamo, troviamo aspetti fortemente negativi, come la completa esclusione di una parte dei risparmiatori che consideriamo inaccettabile. Possiamo condividere la precedenza nel ristoro immediato alle cosiddette fasce deboli, ma quello che non capiamo invece è, come mai essendo stato tolto il tetto, si parla solo di un 80% massimo e non dell’intera somma persa”. Lo afferma in una nota il Comitato vittime del Salva Banche. “Molte delle famiglie che rientrano in questo gruppo hanno redditi molto al di sotto dei 35.000 euro lordi annui e tanti sono disoccupati e disperati. Come Renzi sa bene, dato che ha introdotto i famosi 80 euro in busta paga, per determinate famiglie anche i 5-6mila euro possono fare la differenza. Inoltre se da una parte siamo d’accordo a dare la precedenza a chi ne ha più bisogno dall’altra non capiamo l’esclusione di tutti gli altri senza neppure una gradualità oppure un ulteriore scaglione di reddito e sempre naturalmente senza categorie di risparmiatori di serie A o serie B. Ci sembra ingiusto che i parametri che danno accesso ad un rimborso diretto siano valori riferiti al reddito e ai beni mobiliari del solo 2015. Probabilmente una media degli ultimi 3/5 anni renderebbe la stima più giusta e veritiera, visti e considerati gli andamenti e livelli di crisi ed occupazionali. C’è ancora da capire come si svolgerà l’arbitrato e che cosa è previsto per chi verrà escluso, ci auguriamo che non gli venga precluso l’accesso al rimborso diretto o la possibilità di agire per vie legali. Crediamo che un decreto creato e basato sul principio e il riconoscimento di una truffa o di una non adeguata informazione che risarcisca solo all’80% e solo una parte di risparmiatori sia ingiusto e non equo nelle sue basi. Non capiamo perché ci sia il limite di accesso a rimborso diretto a chi ha acquistato da altre Banche o dopo l’agosto del 2014, data in cui la direttiva non era ancora stata recepita in Italia e quindi risultava essere obbligatoria solo per gli Stati e non per i cittadini”.

Protesta anche il Codacons che annuncia nuove mobilitazioni contro il decreto varato ieri “che prevede inaccettabili rimborsi parziali per gli obbligazionisti coinvolti nel salvataggio delle 4 Banche”. “Il nostro ufficio legale – spiega il presidente Carlo Rienzi – sta già lavorando per impugnare il provvedimento al Tar e portarlo in Corte Costituzionale”. Troppo bassa la soglia di 35.000 euro, afferma Massimiliano Dona, segretario dell’Unc. “Il problema non è tanto il doppio binario, fatto anche per evitare intromissioni europee, quanto la sostanza, ossia l’entità del rimborso”. La Fisac Cgil scrive in una nota: “è necessario e urgente fare definitivamente quella chiarezza, che ancora non c’è, sui criteri per gli indennizzi automatici e su quelli per gli eventuali arbitrati. Urgono più in generale riforme strutturali a effettiva garanzia e tutela del risparmio, con obiettivi di responsabilità sociale e trasparenza nonché di efficace e tempestivo controllo da parte delle istituzioni di vigilanza”. Sul fronte dell’occupazione, infine, Megale, segretario Fisac Cgil, afferma: “La logica resta quella della riduzione dei livelli occupazionali e della forza lavoro occupata, su cui ricadono parte importante degli oneri e degli interventi di ristrutturazione delle imprese bancarie. Anche qui valuteremo i provvedimenti quando il decreto sarà disponibile. In ogni caso non si intravede una politica orientata all’occupazione e all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”, conclude.

“Per quanto riguarda i rimborsi ai risparmiatori azzerati – afferma invece Giulio Romani, segretario First Cisl – riteniamo discutibili le soglie di reddito e di patrimonio che darebbero diritto al ristoro” E perplessità la esprime sulla parte del decreto che riguarda i lavoratori bancari: si chiede in particolare “come Banche in difficoltà possano sostenere un ulteriore aggravio di costi rivenienti da un ampliamento del periodo di esodo, così come previsto dal decreto, da 5 a 7 anni”.

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