Confindustria spaccata come una mela. Boccia designato da una maggioranza risicata mentre Istat rivela i dati disastrosi dell’occupazione

Confindustria spaccata come una mela. Boccia designato da una maggioranza risicata mentre Istat rivela i dati disastrosi dell’occupazione

Proprio mentre arrivavano i dati relativi alla designazione del nuovo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia che per soli nove voti la spunta su Alberto Vacchi, Istat  stava dando gli ultimi ritocchi alla consueta rilevazione relativa al numero degli occupati. Il vincitore, 100 voti a favore in particolare delle piccole imprese, è titolare della Grafica Boccia, Salerno. Ma la sua vittoria la deve soprattutto a Emma Marcegaglia, ex presidente Confindustria, renziana di ferro, che ha portato i voti delle aziende pubbliche, essenziali per sconfiggere Vacchi sostenuto in particolare da Luca Cordero di Montezemolo, industriale emiliano, leader nel settore del packaging, impacchettamento.

Stretta relazione tra la frattura consumata in Confindustria e i dati Istat sull’occupazione

C’è un rapporto stretto fra questa designazione e i dati statistici, quelli di questi primi mesi dell’anno, molto importanti, che riguardano in primo luogo proprio il ruolo svolto dal mondo delle imprese, il “contributo” che hanno dato al superamento della crisi. E, ovviamente, ai risultati della politica del governo  appiattita sulle richieste del mondo imprenditoriale, rappresentato da Confindustria in primo luogo. Quello che si ricava è un giudizio del tutto negativo che riguarda governo e imprese. Il primo, che gli sgravi  tributari “donati” da Renzi Matteo, hanno drogato la ripresa, finta, dovuta solo allo sgravio di 8 mila euro. Ora che si è passati a 3250 per ogni assunto la disoccupazione nel mese di febbraio è passata da 11,5% a 11,7%. Gli occupati sono calati di 97 mila unità, i disoccupati sono aumentati dello 0,3%. Gli occupati risultato essere 22 milioni 450 mila, i disoccupati arrivano a 2 milioni 980 mila, gli inattivi, chi non cerca neppure lavoro, sono 14 milioni, fra gli over 64 salgono a 26 milioni. Magra consolazione, una presa in giro, il calo, meno 0,1% della disoccupazione giovanile.

La realtà è che le imprese hanno usufruito di  denaro pubblico ma non hanno prodotto nuovo lavoro. Appena la decontribuzione si è abbassata le poche migliaia di trasformazioni di contratti da tempo determinato e tempo indeterminato, perché  di questo si trattava, hanno preso il volo. Il Jobs  act  non ha prodotto alcun nuovo posto di lavoro, un fallimento totale. Solo il ministro Poletti in una situazione del genere può dire che “le oscillazioni non modificano la tendenza positiva dell’occupazione nel medio periodo”.

Cosa cambierà con la designazione dell’imprenditore Boccia a presidente di Confindustria?

È questo il panorama che offre il mondo delle imprese che fa capo a Confindustria. Cambierà qualcosa rispetto  alla gestione Squinzi, sostenitore di Boccia?  Si è parlato di  “discontinuità”, della necessità di dare segnali di autonomia rispetto al governo, ma il voto si è mosso in senso contrario, ha prevalso la linea del niente muovere.  Non è un caso che proprio un “fuoriuscito” da Confindustria, un tal Marchionne incontrando “per  caso”, in Usa un tal Matteo Renzi, ne abbia lodato la politica, affermando che se ci fossero elezioni lo voterebbe. Un segnale per gli industriali italiani, per Confindustria in particolare. È vero, come ha detto Montezemolo, che l’esito del voto rappresenta una grave rottura. “Si è persa un’occasione unica, una straordinaria opportunità di cambiamento – afferma – mi dispiace che il presidente uscente si trovi a lasciare una Confindustria così spaccata perché quattro voti potevano cambiare l’esito”. Già quattro voti, magari quelli della presidente dell’Eni Marcegaglia, al tempo stesso imprenditrice privata e boiardo di Stato. Non dimentichiamo che fra i diversi strumenti di cui dispone Confindustria c’è un giornale che si chiama “Il Sole24ore”, molto influente nel mondo economico e finanziario a partire dagli istituti di credito. Il voto dei manager pubblici, beneficiati dal presidente del Consiglio, era scontato. E Renzi ha bisogno di un sostegno incondizionato da parte del mondo delle imprese. Hanno un obiettivo in comune: quello di addebitare il fallimento della politica economica ai sindacati, ai lacci e laccioli che esisterebbero ancora.  Confindustria, seppur con qualche incertezza, l’ala più conservatrice, reazionaria in spirito, si muove in sintonia: la colpa  è dei contratti di lavoro, quelli nazionali, che impediscono la gestione unilaterale della forza lavoro. Non è un caso che proprio mentre era in corso la campagna elettorale in Confindustria, Renzi Matteo abbia sentito  il bisogno di far sapere che  il rapporto fra le parti sociali sarebbe stato definito per legge e che una pressione sempre più forte sarebbe stata esercitata su Confindustria.

Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, scopre le carte

Scopre le carte Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, quando afferma che “soltanto delle riforme che siano veramente strutturali hanno la capacità di offrire una prospettiva duratura, quella di cui qualunque investimento serio si deve nutrire. Abbiamo bisogno di continuare il percorso delle riforme strutturali del Paese – prosegue – senza mai dimenticare i due veri ingredienti che le rendono tali: le risorse che le fanno funzionare una volta che sono state realizzate e la legittimità che soltanto una scelta politica, controversa quanto si vuole eppure politica, può offrire. In questi anni la battaglia per sostenere gli investimenti a beneficio del lavoro è stata troppo spesso ridotta all’obiettivo, pur importante, della semplificazione. Sappiamo invece che gli investimenti si reggono sulla prospettiva duratura che soltanto la politica può offrire”. Chiaro? Solo la politica, cioè il governo. Renzi, ovviamente, visto che parla Taddei. Insomma una Confindustria, ruota di scorta del carro governativo.

La sollecitazione di Franco Martini, responsabile contrattazione della Cgil

Di tutt’altro tenore gli auguri del segretario confederale della Cgil Franco Martini che auspica ”possa riprendere il confronto tra sindacati e associazione degli industriali” sottolineando che “la necessità di rilanciare i temi dello sviluppo del Paese e dell’innovazione del sistema produttivo sollecitano il rilancio dell’iniziativa delle parti sociali”. “La proposta unitaria dei sindacati per un moderno ed innovativo sistema di relazioni industriali – conclude Martini – va in questa direzione. Per questo riteniamo importante che possa essere avviato quanto prima anche il confronto con Confindustria”.

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