Caso Uva. Tutti assolti i carabinieri e i poliziotti. Luigi Manconi accusa il Pm. La sorella: “continueremo la battaglia”

Caso Uva. Tutti assolti i carabinieri e i poliziotti. Luigi Manconi accusa il Pm. La sorella: “continueremo la battaglia”

Tutti assolti i due carabinieri e i sei poliziotti a processo per la morte di Giuseppe Uva, l’operaio 43enne morto in ospedale a Varese nel 2008 dopo aver passato la notte nella caserma dei carabinieri. Gli imputati erano accusati a vario titolo di abuso d’autorità su arrestato, abbandono d’incapace, arresto illegale e omicidio preterintenzionale. Soddisfazione tra gli assolti mentre la sorella di Giuseppe, Lucia Uva e i familiari hanno protestato in aula.

“Continueremo la nostra battaglia”. La sorella di Giuseppe Uva, Lucia, ha commentato con queste parole l’assoluzione dei due carabinieri e dei sei poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale e altri reati, nel processo a Varese con al centro la morte dell’uomo, deceduto nel giugno del 2008 all’ospedale di Circolo di Varese dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri. Lucia Uva, parte civile nel processo, si è presentata in aula con una maglietta con stampata la foto del fratello e la scritta ‘Giuseppe Uva-aspetto giustizia’. Dopo la sentenza ha indossato un’altra t-shirt con la scritta ‘assolti perche’ il fatto non sussiste’.

“Un processo condizionato da un’indagine condotta in maniera pedestre, fino all’altro ieri, dal pubblico ministero Agostino Abate, si è concluso com’era fatale che si concludesse”. Lo dice il senatore del Pd Luigi Manconi a proposito del Caso Uva. “Abate – spiega Manconi – ha dominato l’intera vicenda giudiziaria dal 2008 ad oggi con un comportamento del tutto simile a quello che lo ha portato a trattenere, per oltre 27 anni, il fascicolo relativo all’assassinio di Lidia Macchi, prima che gli venisse tolto di autorità. Per quest’ultimo comportamento Abate è stato infine trasferito. Per quello tenuto nei confronti della vicenda giudiziaria relativa alla morte di Giuseppe Uva è stato sottoposto a una incolpazione da parte della Procura generale presso la Cassazione, che tra l’altro gli attribuiva la violazione di diritti fondamentali della persona. Con queste premesse, con una conduzione dell’indagine oscillante tra improntitudine e negligenza gravissima, tra abusi e illegalità, la sorte del processo conclusosi oggi era in qualche misura segnata. Resta il fatto, incancellabile, che della morte di Giuseppe Uva, di cui è certa l’illegalità del fermo e del trattenimento per ore in una caserma dei carabinieri, non conosciamo una plausibile ricostruzione. Ora la verità si fa ancora più lontana. Rimane la prova di straordinario coraggio civile dei famigliari e, in particolare, della sorella Lucia che, senza alcuna risorsa e in un ambiente diffusamente ostile, non si è mai arresa, dando prova di credere, nonostante tutto e tutti, in una giustizia che l’ha mortificata ancora una volta”.

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