Caso Regeni. Giorni decisivi per la verità sulla sua morte? Incontri attesi tra giudici italiani e delegazione egiziana, atterrata a Fiumicino

Caso Regeni. Giorni decisivi per la verità sulla sua morte? Incontri attesi tra giudici italiani e delegazione egiziana, atterrata a Fiumicino

È un clima decisamente carico di sospetti, rancori e diffidenze quello che precede l’attesissimo incontro a Roma fra la delegazione egiziana e gli inquirenti italiani che si occupano del caso Regeni.

Gli egiziani sono attesi in giornata e domattina è prevista l’apertura lavori.

La vigilia è stata turbata dall’ennesimo, e più accentuato, scambio polemico.

A innescare la miccia era stata la improvvisa e immotivata decisione egiziana di annullare, o quanto meno sospendere, la partenza della loro delegazione. Questa notizia aveva portato il ministro degli Esteri Gentiloni a ventilare – in caso di mancato e completo accertamento della verità – pesanti contromisure, sul piano diplomatico e su quello economico.

La replica egiziana non si è fatta attendere, affidata al portavoce del ministero degli Esteri, che ha ravvisato nelle parole di Gentiloni una minaccia al clima collaborativo che gli egiziani assicurano e che contraddiceva l’amicizia e “i forti legami storici” fra i due paesi. Ma è stato lo stesso presidente egiziano, Al Sisi, a riprendere la scena, intervenendo personalmente a garantire la partenza per Roma della delegazione egiziana nonché la sua assicurazione che si farà ogni sforzo per pervenire alla soluzione del caso. Al Sisi ha però ripreso un tema polemicamente caro alle autorità cairote: che fine ha fatto Adel Moawad Heikal, il cittadino egiziano, scomparso a Roma lo scorso anno? Su questa vicenda è in corso una indagine, ma da Roma hanno sempre precisato che si tratta di circostanza del tutto diversa dal caso Regeni.

Comunque, a questo punto, sembra scongiurato definitivamente il rischio della sospensione o del rinvio dell’incontro fra le due delegazioni. Quella italiana sarà guidata dal procuratore capo della Repubblica Giuseppe Pignatone, che ha preso in mano la complicata vicenda e che già a metà marzo si era recato al Cairo, con il sostituto Sergio Colaicco, e aveva incontrato il suo omologo egiziano Nabil Ahmed Sadek.

Il quale Sadek non farà probabilmente parte della delegazione egiziana, che si presenta in ogni caso nutrita e qualificata, con la presenza fra gli altri del consigliere del presidente per la sicurezza nazionale Fayza Aboul Naga, di tre magistrati e di quattro generali.

Secondo anticipazioni della stampa cairota, la delegazione egiziana produrrà un voluminoso dossier (2000 pagine), gli effetti personali di Regeni, e anche un’ampia documentazione su decine di persone che a vario titolo avevano avuto contatti in Egitto con il ricercatore italiano.

Curiosità hanno intanto suscitato le rivelazioni che una fonte anonima ha consegnato a Repubblica. L’anonimato rende in partenza dubbiosi sull’autenticità delle rivelazioni. Le quali sono peraltro così ricche di dettagli che possono provenire solo da una fonte che in qualche modo sia stata direttamente coinvolta o testimone dell’accaduto.

Questa “gola profonda” attribuisce al generale Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza l’ordine di sequestrare Regeni. Interrogato e torturato senza esito per due giorni, il ventottenne ricercatore friulano sarebbe poi stato consegnato ai Servizi militari, che avrebbero proceduto in forme ancora più efferate di tortura, fino a procurarne la morte, forse anche per l’insipienza di medici che consideravano le condizioni fisiche della vittima idonee a resistere ulteriormente alle sevizie.

Questo in sostanza è ciò che direbbero queste rivelazioni. Che denunciano un grado di attendibilità almeno laddove descrivono alcuni particolari effetti sul corpo di Regeni (bastonatura sotto i piedi, violenza sessuale con una baionetta e spegnimento di mozziconi sul collo e sulle orecchie, il che spiegherebbe perché durante l’autopsia al Cairo al cadavere sono stati asportati i padiglioni auricolari) che possono essere noti solo a chi era presente o ne ha avuta contezza da qualche protagonista della barbarie.

Vedremo se e come questo nuovo capitolo sarà esaminato nel corso dell’incontro fra le due delegazioni

Il clima politico italiano si arroventa, nell’attesa di questo confronto. Ma l’atteggiamento delle forze politiche non è univoco. La Lega di Salvini mantiene e accentua il suo dissenso, con una posizione filoegiziana che al Parlamento europeo si era sostanziata nell’astensione sul voto quasi unanime con il quale l’assemblea aveva condannato l’uccisione e la tortura dell’italiano e aveva invitato le autorità egiziane alla massima collaborazione, e che ieri sera, al consiglio comunale di Torino, ha visto il gruppo consiliare leghista (con l’appendice dei Fratelli d’Italia) uscire dall’aula per non votare un documento che invocava la verità sul caso Regeni.

“L’Egitto di Al Sisi è l’unico baluardo laico contro l’avanzata del Califfato in tutto il nord Africa, non è uno stato canaglia, né è paragonabile al Cile di Pinochet. C’è il rischio di avere un intero continente islamizzato” ha spiegato un esponente del gruppo leghista.

La delegazione egiziana atterrata a Fiumicino

La delegazione di inquirenti e polizia egiziana di alto livello che incontrerà giovedì inquirenti ed investigatori della Capitale è atterrata a Roma intorno alle ore 20 di mercoledì 6 aprile all’aeroporto di Fiumicino. Allo scalo romano gli inquirenti egiziani sono stati prelevati in auto, direttamente sotto l’aereo, un Airbus A320, parcheggiato lontano dalle aerostazioni. Il corteo, una decina di vetture comprese quelle di scorta della polizia, ha lasciato intorno alle 20.05 lo scalo romano da un varco decentrato. La delegazione egiziana è composta da due alti magistrati e quattro funzionari della sicurezza. L’incontro tra gli inquirenti italiani ed egiziani inizierà domani intorno alle 10.

Nel frattempo la Procura di Roma fa sapere di considerare irrilevanti le rivelazioni anonime pubblicate da Repubblica: “Si tratta di un anonimo, uno dei tanti, in casi come questi di forte risonanza mediatica. Non hanno nessuna rilevanza giudiziaria”.

Share

Leave a Reply