Cairo. Arrestato Ahmad Abdallah, consigliere legale della famiglia Regeni. Accuse incredibili. Il nostro governo tace

Cairo. Arrestato Ahmad Abdallah, consigliere legale della famiglia Regeni. Accuse incredibili. Il nostro governo tace

I genitori di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso il 25 gennaio scorso al Cairo, in Egitto, hanno condannato e denunciato l’arresto di Ahmad Abdullah, attivista per i diritti umani, che offriva loro assistenza e consulenza legale. Attraverso Alessandra Ballerini, l’avvocato della famiglia, i signori Regeni hanno chiesto il rilascio immediato e senza condizioni di Abdallah e delle altre persone arrestare negli ultimi giorni “con accuse irrilevanti”. I genitori di Giulio Regeni concludono: “Dichiariamo la nostra preoccupazione riguardo alla brutale repressione che attualmente colpisce tutti senza eccezioni in Egitto”. Alcuni degli arrestati, sostengono, sono “direttamente impegnati nella ricerca della verità sul rapimento, la tortura e l’assassinio di Giulio”.

L’arresto di Abdullah ha sollevato particolare preoccupazione dato il suo ruolo nella Organizzazione non governativa in cui lavora, la Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) e per la qualità della consulenza legale fornita ai legali della famiglia Regeni in Egitto. Giulio Regeni, dottorando di ricerca a Cambridge, era al Cairo per condurre uno studio sui sindacati egiziani quando scomparve il 25 gennaio. Il suo corpo, che mostrava evidenti segni di tortura, venne ritrovato più di una settimana dopo. Secondo gli attivisti democratici egiziani, l’omicidio di Giulio portava tutti gli indizi di una operazione dei servizi segreti egiziani, anche se le autorità egiziane non hanno fatto altro che negare e depistare. Il caso Regeni ha inasprito le relazioni diplomatiche tra Roma e il Cairo, fino al richiamo del nostro ambasciatore a causa delle frustrazioni che l’Egitto per la mancata cooperazione leale dell’Egitto nell’inchiesta.

Secondo l’ECRF, Abdullah è stato arrestato verso le prime ore della mattina di lunedì. Poliziotti pesantemente armati, giunti a bordo di quattro fuoristrada, hanno forzato la porta della sua casa alle 3 del mattino, hanno perquisito l’appartamento, confiscato telefono cellulare e computer portatile, e lo hanno arrestato. È stato poi trasferito nella stazione di polizia del Cairo. “ECRF teme che l’arresto di Ahmad Abdullah”, si legge in una nota, “sia collegato al caso di 46 attivisti per le libertà civili prelevati dalla polizia sull’onda delle proteste che hanno colpito il Cairo”. Abdullah sarebbe stato posto in custodia cautelare per 4 giorni. Lo ha deciso, secondo quanto si apprende, la procura del Cairo. Secondo fonti della sicurezza Abdallah è accusato di istigazione a manifestare per destabilizzare l’ordine pubblico, diffondere false notizie per nuocere all’interesse pubblico, istigazione all’uso della forza per fare cadere il regime e cambiare la Costituzione, ma anche di adesione ad un gruppo terrorista e di promozione del terrorismo.

La Ong si riferisce all’ondata di proteste contro il trasferimento all’Arabia Saudita delle isole di Tiran e Sanafir. L’ECRF affronta quotidianamente notevoli pressioni dalle autorità egiziane perché denuncia con coraggio le sparizioni forzate di persone in Egitto. In un rapporto del 2015, la Ong ha citato prove di 340 casi di sparizioni forzate tra agosto e novembre, tre casi al giorno.

L’arresto, dicono dalla Ong, “rende il nostro lavoro sempre più rischioso, dal momento che tanti difensori dei diritti umani e tanti attivisti politici vengono arrestati per strada e a casa. Ma continueremo a fare ciò che va fatto”. L’ondata di arresti e di perquisizioni al Cairo del 25 aprile ricorda molto da vicino quel che accadde quel 25 gennaio, il giorno in cui Regeni scomparve, quando i democratici egiziani celebrarono il quinto anniversario della primavera egiziana del 2011. E già allora Abdullah sosteneva di essere sfuggito all’arresto delle autorità di polizia, che, pare, lo stessero cercando fin dal 10 gennaio. Le manifestazioni del 25 aprile sono state precedute da una enorme ondata di arresti. Tra gli arrestati, ben 33 giornalisti, tra i quali quel Basma Mostafa, che filmò le famiglie accusate dal regime egiziane di essere colpevoli dell’omicidio di Giulio Regeni. Accusa falsa e immediatamente caduta.

Nel momento in cui scriviamo, tranne un paio di comunicati di parlamentari europei che invitano a portare la questione Regeni all’attenzione delle autorità europee, non abbiamo notizie di interventi governativi italiani, segno di grave imbarazzo.

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