Buon primo maggio 2016, segnato da eventi storici, movimenti, cambiamenti e pericoli

Buon primo maggio 2016, segnato da eventi storici, movimenti, cambiamenti e pericoli

Buon primo maggio innanzitutto ai giovani francesi delle Notti insonni, inaugurate lo scorso 31 marzo, al termine di una grande manifestazione contro una pessima legge sul lavoro del governo socialista Valls. Dopo un mese esatto dall’inizio, il movimento delle Notti insonni da Parigi si è allargato a tutta la Francia, ha invaso le università belghe e inglesi, sta diventando un fenomeno generazionale europeo di enorme rilevanza. È una generazione che sul tema del lavoro e del diritto al lavoro vuole finalmente ascolto. E buon primo maggio a Nikolas Sarkozy, che ha giudicato questa generazione costituita da “gente senza cervello”, come se lui avesse mai dimostrato di avercelo, il cervello. E buon primo maggio ai primi due candidati espressi dal movimento delle Notti insonni alle elezioni legislative suppletive nella Circoscrizione delle Alpi Marittime, Pascal Reva, di 52 anni, e Guillaume Barut, di 19, eletti dall’Assemblea della Notte insonne di Nizza. E buon primo maggio a Thomas Piketty, che ha sostenuto e sostiene con forza questo straordinario movimento intergenerazionale che non ha la minima intenzione di abbandonare le piazze. Piketty ha detto che questo governo “non ha regolamentato proprio nulla in tema di lavoro. Anzi. Hanno provocato l’incendio, e poi hanno cercato di spegnerlo, mostrando una buona dose di irresponsabilità in questa vicenda. Gli errori si possono compiere, ma ad un certo momento occorre riconoscerli e soprattutto evitare che si riproducano nuovamente”. E al ministro dell’Economia francese, il liberista Macron, che si è candidato alle primarie socialiste contro Hollande, Piketty ha raccomandato di “passare più tempo a leggere libri e a prendere sul serio la situazione”.

Buon primo maggio ai milioni di giovani europei vittime della “uberizzazione dell’economia”

Buon primo maggio a tutti i giovani europei vittime di quella che ormai viene definita “uberizzazione”, ovvero la consegna a domicilio, anzi “in prossimità”, come si dice, e su due ruote, in tempo reale, di qualunque cosa venga acquistata online o via smartphone. Il fenomeno è in fortissima ascesa. Si chiama Take it easy e l’espansione riguarda ormai milioni di giovani in tutta Europa. In Italia, il fenomeno è partito soprattutto al Nord e grazie all’uso di centinaia di migliaia di voucher. In Francia li chiamano Coursieres, e il giro d’affari si avvicina ormai al miliardo di euro l’anno. Nel mondo anglosassone, la rivista Forbes fin dall’ottobre del 2014 spinge per “uberizzare” l’intera economia. E il Wall Street Journal in un articolo di pochi giorno fa invita a “uberizzare” le banche. Insomma, dal lavoro salariato, con diritti, doveri e salari minimi contrattualizzati, al lavoro “uberizzato”, deprivato di diritti, ma aumentato di doveri, precario e senza limiti orari, né contratti.

Buon primo maggio ai ricercatori italiani, agli universitari, ai docenti, futuro del paese ma gabbati dal governo

Buon primo maggio ai ricercatori italiani, per i quali il premier Matteo Renzi, seguito a ruota dalla ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, e dal coro dei laudatores, ha promesso un investimento di 2 miliardi e mezzo con deliberazione da firmare simbolicamente proprio nel giorno della festa dei lavoratori. Pochi sanno però che quel fondo appare come i famigerati aerei di Mussolini: sono sempre quelli, sempre gli stessi, buoni per ogni occasione, ma fanno un certo effetto, soprattutto sui media. Fossero investimenti aggiuntivi, plaudiremmo anche noi all’iniziativa, ma non lo sono, e resteranno sulla carta. In realtà, occorrerebbe qualcosa di diverso, una vera politica di sviluppo delle nostre università, degli enti di ricerca e del diritto allo studio. Il nostro paese si colloca ben al di sotto della media europea per finanziamenti all’università, per numero di studenti iscritti e laureati, per numero di ricercatori e dottori di ricerca in rapporto alla popolazione. La spesa cumulativa per studente universitario ci vede sedicesimi su 25 nazioni considerate; il corpo docente dell’università è diminuito del 22% negli ultimi dieci anni. I corsi della medesima percentuale.

Gli iscritti delle nostre università al primo anno erano 338.482 nell’anno accademico 2003-04 e si sono ridotti a 260.245 nell’anno accademico 2013-14. In compenso, le tasse di iscrizione sono aumentate in media del 50%, passando da 632 a 948 euro per anno e diventando tra le più alte in Europa. La spesa pubblica media per la ricerca in Italia è di appena 3 miliardi circa, lo 0,38 del Pil, mentre quella per l’istruzione universitaria è pari a circa 8 miliardi di euro, meno di un punto di Pil. Il governo avrebbe dovuto impegnare cifre ben più rilevanti nella legge di stabilità per il 2016 e 2017. Non l’ha fatto. Non c’erano fondi.

Buon primo maggio agli italiani e agli europei sfidati dalla notte buia del nuovo autoritarismo

Buon primo maggio a tutti gli italiani, e a tutti i cittadini europei, sollecitati sempre più dalle forze oscure della barbarie e della inciviltà che alzano muri nei confronti di coloro che fuggono da fame e guerra e cercano sponde sicure in Occidente. Abbiamo pensato, in questo decennio, che la crisi fosse economica, finanziaria, ciclica, e che fosse superabile. Eravamo convinti che la civiltà europea avrebbe superato gli attacchi del terrorismo, senza smarrire senso e significato delle conquiste democratiche e costituzionali. Anzi potenziandole e custodendole gelosamente. Invece, ci ritroviamo nel pieno della crisi della razionalità democratica europea. Dappertutto emergono forze che spingono verso un passato che avremmo voluto cancellare per sempre, forze che lavorano per un ritorno alle forme di autoritarismo e totalitarismo della fase peggiore del Novecento. Non sono solo Le Pen in Francia, o Farage in Gran Bretagna, o Norbert Hofer in Austria, piuttosto che l’ungherese Orban a farci temere un periodo buio nel presente e nel prossimo futuro. Ci sono segnali imbarazzanti anche in Italia, nella destra oltranzista che inneggia a Mussolini perfino durante le funzioni sacre, nel razzismo di Salvini, nella recrudescenza di fenomeni violenti contro gli immigrati. E ci sono segnali imbarazzanti anche nella deriva demagogica e populista del nostro premier, che invita a disertare il voto referendario sulle trivelle e si gioca tutto su una riforma costituzionale dai tratti vistosamente neoautoritari.

La civiltà europea dei lavoratori ha sempre barrato la strada a queste forze. Riuscirà a farlo anche nel futuro prossimo venturo?

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