Bernie Sanders in Vaticano. Lancia l’allarme sulle vecchie e nuove ingiustizie. Guarda ai giovani, e bacchetta la politica dei ricchi oligarchi

Bernie Sanders in Vaticano. Lancia l’allarme sulle vecchie e nuove ingiustizie. Guarda ai giovani, e bacchetta la politica dei ricchi oligarchi

Il candidato alle Primarie presidenziali Usa, Bernie Sanders, invitato direttamente dal cardinal Madariaga, braccio destro del papa, perché considerato come il candidato che ha più volte citato Francesco nei discorsi della sua campagna elettorale, è giunto con venti minuti di ritardo alla Conferenza presso la Pontificia Accademia Vaticana a causa di lungaggini burocratiche all’aeroporto di Fiumicino. Insomma, come poi ha confermato il cardinal Sorondo, per le gerarchie vaticane Sanders è stato l’unico candidato che ha mostrato profondo interesse alla lezione del papa. Com’è giunto l’invito a Sanders? Attraverso il professor Jeffrey Sachs, che è insieme il consigliere Onu sull’ambiente e sulla sostenibilità, e consigliere di Sanders in materia di politica estera, nonché uno degli ispiratori dell’enciclica papale sull’ambiente Laudato sì. La visita di appena 24 ore di Sanders a Roma precede il martedì cruciale, 19 aprile, quando voterà per le primarie democratiche lo stato di New York, che il senatore deve conquistare per evitare la fuga di Hillary Clinton.

Nel suo discorso all’Accademia delle Scienze vaticane, dal titolo “The Urgency of a moral economy: Reflections on 25th Anniversary of Centesimus Annus”, Bernie Sanders ha lanciato l’idea della necessità di un’azione globale contro la disuguaglianza “immorale e insostenibile” tra ricchi e poveri, ed ha lanciato l’allarme sulle conseguenze per le generazioni future qualora non siano trovate soluzioni. Ha citato papa Francesco e Giovanni Paolo Secondo, durante il suo discorso per il 25esimo anniversario della Centesimus Annus, l’enciclica che ricordava quella di Leone XIII De Rerum Novarum, sulla giustizia economica e sociale dopo la Guerra Fredda. Il senatore del Vermont ha detto ad un uditorio composto da sacerdoti, vescovi, accademici e da due presidenti sudamericani che invece “di una economia mondiale centrata sul bene comune, siamo stati sottoposti ad una economia che ha operato per l’1 percento, che ha reso i ricchi sempre più ricchi, mentre ha lasciato sempre più poveri i lavoratori, i giovani e i poveri”. Sanders ha detto che la gioventù del mondo non è più soddisfatta dallo status quo, che comprende “politici corrotti e cattivi e una economia di ingiustizia e ineguaglianza totale”. Il senatore ha poi aggiunto: “non sono soddisfatti della distruzione del nostro ambiente da parte dell’industria dell’energia fossile, la cui avidità ha guadagnato in poco tempo profitti provocando il cambiamento climatico e danneggiando il pianeta”. E ancora a proposito dei giovani, ha affermato che essi “ci richiamano al ritorno alla lealtà; ad una economia che difenda il bene comune, garantendo che ogni persona, ricca o povera, abbia accesso a un sistema sanitario di qualità, all’alimentazione e all’istruzione”.

Al termine del discorso, Sanders si è seduto accanto all’altro ospite d’onore, il presidente della Bolivia Evo Morales, famoso per le posizioni anti-imperialiste e socialiste. Poco distante da loro sedeva il presidente ecuadoriano Rafael Correa. Morales, Correa e Sanders, in qualche modo, condividono la stessa impostazione antiliberista, socialista, e parzialmente anticapitalista. I due presidenti sudamericani ce l’hanno fatta a vincere. Ora tocca a Sanders, dopo aver battuto Hillary Clinton nel corso del duello televisivo sulla CNN nella serata newyorchese di mercoledì, convincere la maggioranza democratica e poi quella del popolo americano della bontà delle sue posizioni. Per quanto riguarda Sanders, forse qualcuno si attendeva che riuscisse a vedere papa Francesco, sia pure per pochi minuti. Ma incombeva la partenza per l’isola greca di Lesbo, dove il papa incontrerà i migranti e i rifugiati e il patriarca di Costantinopoli, tra la serata di venerdì e sabato 16 aprile. In una nota, letta durante i lavori dell’Accademia, papa Francesco si è scusato per la sua assenza. Non sappiamo se ciò faccia parte di quel particolare protocollo diplomatico della Santa Sede, l’abitudine cioè di evitare ogni sospetto di sostegno a quello o all’altro candidato presidenziale. Anche per evitare strumentalizzazioni. Tuttavia, ora tutti gli americani cattolici sanno che Sanders è stato invitato perché unico tra i candidati alle primarie a citare papa Francesco. Per questo, il senatore è stato attaccato, anche dalla Clinton, con l’accusa di aver cospirato per l’invito e per il viaggio a Roma. Invece, lo stesso Vaticano ha smentito pressioni dallo staff di Sanders e ha confermato la scelta compiuta in assoluta autonomia.

La questione del rapporto tra Sanders, ebreo, e il mondo cattolico americano non è secondaria. Per questa ragione è sorprendente questa passione di Sanders per papa Francesco, che ha sorpreso soprattutto i cattolici, e non è un caso che gli stessi vescovi e accademici vaticani abbiano voluto avvicinarlo per chiedergli notizie. A loro, Sanders ha detto: “non scegliamo mica di politicizzare il papa. Ma sono il suo spirito e il suo coraggio e il fatto, se posso dirlo qui, che le sue parole siano andate molto molto molto oltre la stessa Chiesa cattolica, a spingerci a fare di lui ciò che è”. E infine, Sanders ha nettamente condannato non solo la condizione delle scuole pubbliche in America, ma soprattutto la compravendita delle cariche pubbliche da parte dei ricchi. Si è chiesto: “è vera democrazia? Secondo me, no. È la via verso l’oligarchia”.

 

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