Aleppo. Il pediatra Maaz, un eroe del nostro tempo, morto sotto le bombe per salvare bambini siriani. Lui li salvava, noi li cacciamo

Aleppo. Il pediatra Maaz, un eroe del nostro tempo, morto sotto le bombe per salvare bambini siriani. Lui li salvava, noi li cacciamo

Mohammad Wassim Maaz era un medico siriano che ha salvato innumerevoli bambini nella città di Aleppo, teatro di una guerra spaventosa, prima di essere ucciso a sua volta nel corso di un bombardamento aereo sull’ospedale pediatrico dove lavorava. “Il dottor Maaz era considerato il miglior pediatra ed era praticamente l’ultimo rimasto in questo inferno”, dice un suo collega alla France Press. Mercoledì notte, un raid aereo sull’ospedale di al-Quds nel quartiere di Sukari ad Aleppo lo ha ucciso, e insieme con lui sono morti un dentista, tre infermiere e 22 civili.

Maaz era originario di Aleppo ed era pronto ad attraversare il confine verso la Turchia per raggiungere la sua famiglia. “Come molti altri, il dottor Maaz è stato ucciso per salvare le vite degli altri”, dice il dottor Hatem, direttore dell’ospedale pediatrico dove Maaz lavorava durante il giorno, prima di dedicarsi ai casi di emergenza nell’ospedale di al-Quds di sera e di notte. Più di 270.000 persone sono state uccise nella guerra civile siriana, tanti gli ospedali distrutti e tanti medici e infermieri sono morti in tutta la Siria. L’attacco aereo su al-Quds è stato ampiamente condannato, da tutte le agenzie internazionali, dalla WHO, l’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Unicef. E tutti, a livello internazionale (mentre in Italia siamo ancora in attesa di qualche parola della ministra Lorenzin, ad esempio) hanno voluto esaltare il lavoro straordinario di quei medici, che “però hanno bisogno della massima protezione”. Tutti si dicono convinti che gli attacchi aerei sugli ospedali privano le famiglie e le comunità dell’assistenza sanitaria necessaria e essenziale.

Inoltre, l’ospedale pediatrico di al-Quds era supportato da Medici senza frontiere e dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. La portavoce di Medici senza frontiere Mirella Hodeib ha detto che il dottor Maaz era “un pediatra scrupoloso che ha scelto di rischiare la sua vita per aiutare la gente di Aleppo. La sua morte è una perdita terribile”. Medici senza frontiere sostiene anche di aver donato forniture mediche dal 2012 all’ospedale di al-Quds, che ospita 34 posti letto, dove otto medici e 28 infermiere lavoravano a tempo pieno. Medici senza frontiere denuncia inoltra il fatto che il 95% dei medici che operavano nelle zone controllate dai ribelli sono andati via oppure sono stati uccisi, lasciando a soli 70 medici il compito di curare 250.000 persone. La gente rimasta ad Aleppo, dicono i medici, è la più vulnerabile.

Un gruppo di sette medici che ancora opera ad Aleppo ha scritto e inviato ai media una lettera, venerdì 29 aprile, in cui piangono il pediatra ucciso e chiedono la fine delle violenze. “Ricorderemo per sempre il dottor Maaz come il più gentile e coraggioso degli spiriti, la cui devozione alla cura dei ragazzi vittime di questa guerra non aveva paragoni”, scrivono. Gli stessi medici piangono anche il dentista ucciso nel raid su al-Quds. “Un altro caro amico, il dottor Mohammad Ahmed, uno degli ultimi dieci dentisti rimasti ad Aleppo est è rimasto ucciso nei bombardamenti. Sono ormai più di 730 i medici siriani rimasti uccisi nel corso di cinque anni di guerra. I nostri ospedali sono ad un punto limite. Se questo non è il segno che la cessazione delle ostilità è fallita, allora non sappiamo cosa sia”, scrivono con preoccupazione i medici. “Presto, non vi sarà più alcun medico ad Aleppo – e chi curerà i feriti?”. La lettera dei medici di Aleppo dovrebbe mobilitare la coscienza dei leader del mondo occidentale, almeno per trovare le forme e i modi per imporre un reale cessate il fuoco e farlo osservare. Ma le potenze occidentali sono prese da altri problemi, e i morti di Aleppo, che siano medici, bambini, donne o anziani, rientrano nella “globalizzazione dell’indifferenza”, duramente condannata da papa Francesco.

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