Vicenda ostaggi. Rientrati in Italia Pollicardo e Calcagno. Il legale e la moglie di Failla, uno degli uccisi, chiedono la verità. Occorre informare il Parlamento

Vicenda ostaggi. Rientrati in Italia Pollicardo e Calcagno. Il legale e la moglie di Failla, uno degli uccisi, chiedono la verità. Occorre informare il Parlamento

 I due tecnici della ditta Bonatti di Parma, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, ex ostaggi in Libia, hanno fatto rientro in Italia domenica mattina alle ore 5, quando l’aereo militare è atterrato all’aeroporto di Ciampino. I due tecnici saranno ascoltati nella giornata di domenica dal Pm della Procura di Roma, Sergio Colaiocco, che conduce le indagini sul sequestro dei 4 tecnici della Bonatti, due dei quali sono rimasti uccisi in circostanze ancora non ancora del tutto chiare. Sabato si era diffusa la voce che i due ex ostaggi sarebbero ripartiti da Sabrata, in Libia, insieme con le salme dei due loro colleghi uccisi, Fausto Piano e Salvatore Failla. Evidentemente qualcosa è andata storta, almeno per quanto riguarda il rimpatrio delle salme. Un ridda di voci e di smentite si sono inseguite per tutta la giornata, fino a quando, le autorità libiche, quelle cioè che fanno capo al governo di Tripoli, hanno annunciato che domenica 6 marzo alle 12 avrà luogo una conferenza stampa a Sabrata, per fare “luce sulla liberazione dei due ostaggi italiani”, al termine della quale, forse, potrà partire l’aereo militare per Roma. Si dice che il ritardo nella consegna alle autorità italiane degli ostaggi vivi e dei corpi dei due uccisi sia dovuto a problemi burocratici, ma in questa situazione caotica nulla è davvero come sembra, e come viene raccontato. Molti ancora restano i lati oscuri di questa vicenda, tutta da chiarire.

La denuncia dell’avvocato dei Failla: “Vogliamo la verità”. Rosalba Failla: “liberazione pagata col sangue di mio marito e di Fausto Piano”

Non è un caso, infatti, che sia stata la stessa famiglia di uno degli ostaggi uccisi, Salvatore Failla, attraverso l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, a sollevare molti dubbi sulla vicenda: “Le foto sono nitide, è inutile alimentare ulteriori speranze – dice ai microfoni della sede regionale Rai -. Vogliamo la verità. Qual è la verità? Le cose non possono stare così come sono state raccontate. Cosa è successo? L’autopsia sarà importantissima”. Poi aggiunge: “Non si sa quando saranno portate le salme in Italia”, sottolineando che “probabilmente ci sono questioni che sono avvolte dal segreto di Stato”. La moglie di Failla incalza: “Lo Stato italiano ha fallito, la liberazione degli altri due tecnici della Bonatti è stata pagata con il sangue di mio marito e di Fausto Piano”. Rosalba Failla, moglie di Salvatore, aggiunge con rabbia: “Se lo Stato non è stato capace di portarmelo vivo, almeno adesso non lo faccia toccare in Libia, non voglio che l’autopsia venga fatta lì. Stanno trattando Salvatore come carne da macello. Nessuno, fra coloro che stanno esultando per la liberazione degli altri – conclude la donna -, ha avuto il coraggio di telefonarmi. Voglio che il corpo rientri integro e che l’autopsia venga fatta in Italia”.

Sia pure dettate dalla rabbia e dallo sconforto, le parole del legale e della famiglia di Failla fanno pensare a un intervento dell’intelligence italiana, di cui forse essi erano a conoscenza, che si è risolto con la morte dei due ostaggi. Secondo fonti di stampa, infatti,  dopo il sequestro, a luglio, l’intelligence italiana ha avviato una trattativa con un gruppo tribale islamista, dai connotati prevalentemente criminali, ma non affiliato all’Isis. Trovato il contatto, i mediatori si sono poi rivelati inattendibili e nei mesi la posta in gioco è salita, tra richieste di riscatto e anche altro, forse un riconoscimento politico. La situazione è precipitata dopo il blitz americano del 19 febbraio a Sabrata, in cui sono rimasti uccisi jihadisti tunisini e due ostaggi serbi. La zona è piombata nel caos. Lee tracce degli italiani si sono improvvisamente perse, forse ceduti o ‘rubati’ da qualche altra fazione, come preziosa merce di scambio, oppure i rapitori originari si sarebbero spostati in un luogo più sicuro. Cosa significano le sibilline parole della moglie di Failla, “li hanno liberati col sangue di mio marito”, se non un’accusa alla nostra intelligence? È opportuno che qualcuno a Palazzo Chigi risponda, e con celerità e precisione. È di Palazzo Chigi infatti la competenza sui nostri servizi di intelligence.

Una vicenda con tante ombre, e tantissimi segreti. “Di Stato”

Intanto, occorre ancora capire dove e quando sono stati uccisi Fausto Piano e Salvatore Failla. In base ad alcune fonti i due sarebbero stati giustiziati con un colpo alla nuca poco prima che il convoglio dei rapitori si scontrasse con le forze di sicurezza libica. Altre fonti parlano di Failla e Piano utilizzati come scudi umani e finiti sotto il fuoco ‘amico’ dei miliziani che li avevano scambiati per uomini dell’Isis, in una strada in mezzo al deserto a circa 30 Km da Sabrata. Versioni decisamente contrastanti, sulle quali si deve fare luce, presto.

E non è chiaro se Gino Pollicardo e Filippo Calcagno siano stati liberati con un blitz oppure siano stati semplicemente abbandonati dai sequestratori in fuga, in una zona periferica di Sabrata. Le autorità militari locali rivendicano la paternità ed il successo del blitz, sostenendo di aver strappato gli italiani dalle mani di un commando jihadista. Ma potrebbe essere solo un modo per accreditarsi come interlocutori politici di livello verso l’Italia.

A quanto pare, i quattro italiani viaggiavano insieme, ma su due colonne di veicoli diverse. Giovedì è arrivata la notizia dell’uccisione di Piano e Failla. 24 ore  dopo, la liberazione di Pollicardo e Calcagno, ma con un indizio, la data sbagliata sugli appunti su Facebook di uno dei due, che fa sorgere più di un sospetto sulle dinamiche della liberazione. Bisogna accertare quando gli ostaggi sono stati divisi, le modalità e le tempistiche che hanno portato ad un tragico epilogo, nel primo caso, e ad un lieto fine, nel secondo.

Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di Sinistra italiana-Sel chiede la convocazione del Parlamento

Sul piano delle reazioni politiche, si registra una netta presa di posizione da parte del capogruppo di Sinistra Italiana-Sel che replica con durezza alle parole del premier Renzi sulla necessità di portare finalmente in Parlamento la vicenda dei quattro ostaggi e della partecipazione italiana alle operazioni militari in Libia. Arturo Scotto afferma: “Renzi ha detto ‘nessuna scelta verrà fatta senza il Parlamento’, benissimo ma ricordo al presidente del Consiglio che non è una sua gentile concessione, è la Costituzione che lo prevede”. Inoltre, dice ancora Scotto, “vorremmo non semplicemente aspettare che ci sia (e lo auspichiamo) un governo di unità nazionale in Libia, vorremmo che il Parlamento italiano venisse informato passo dopo passo. E mercoledì prossimo, di fronte ad una situazione così caotica, secondo noi è già tardi. Per noi il Parlamento si può riunire anche domani, di domenica, quando si parla di guerra, di morti c’è un urgenza che viene prima di ogni altra cosa”. Infine, dice Scotto, “vorrei ricordare ad altre forze di opposizione, tra cui il M5s che in queste ore giustamente anch’esso chiede un dibattito parlamentare, che hanno perso una grande occasione qualche mese fa quando si è votato il decreto missioni e hanno votato a favore di un emendamento del governo che autorizzava Palazzo Chigi a poter inviare reparti speciali in zone di guerra sotto copertura e con immunità funzionale, mettendo tutto il potere nelle mani del presidente del Consiglio. Noi – conclude Scotto – continuiamo a pensare come Sinistra Italiana che il potere debba stare nelle mani del Parlamento”.

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