Ue. Un monito al governo: subito correttivi alla legge di stabilità o saranno guai. Ma Renzi e Padoan fanno orecchie da mercanti

Ue. Un monito al governo: subito correttivi alla legge di stabilità o saranno guai. Ma Renzi e Padoan fanno orecchie da mercanti

È molto dura e circostanziata la lettera che la Commissione europea per tramite dei Commissari Dombrovskis (“Commissario per l’euro ed il dialogo sociale”, nonché Vice-presidente della Commissione) e Moscovici (“Commissario per gli affari economici e monetari”), ha indirizzato al Governo Italiano. I due commissari scrivono chiaro e tondo che l’Italia corre il serio rischio di non centrare gli obiettivi di risanamento e quindi tornare ad essere un problema per tutta l’Unione.

La più grande preoccupazione, ovviamente, resta quella dell’elevatissimo debito pubblico, che alla fine del 2015 si è attestato al 132,6% (dopo aver raggiunto anche il 134% nel corso dell’anno), in calo di pochi decimali rispetto al 2014. Anche se la stessa Commissione prevede una tendenza del debito pubblico ad un leggero calo nei prossimi due anni, il ritmo della riduzione resta troppo lento. Il secondo problema, strettamente legato al primo, è quello di un disavanzo pubblico che, pur restando sotto la fatidica soglia del 3%, non si ridurrebbe secondo quanto previsto.

Richiamo alla lotta contro la corruzione, ci costa quasi quanto gli interessi sul debito

Se non verranno adottati subito dei forti correttivi, prosegue la lettera, il rischio è che nel medio periodo l’Italia si discosti in maniera significativa dal percorso di risanamento concordato a livello comunitario, rendendo così necessarie politiche emergenziali da stato di guerra. Le raccomandazioni della Commissione Europea sono ormai una litania che conosciamo bene a memoria: l’Italia è chiamata, nell’ordine, a fare una efficace revisione della spesa, ad intervenire sulla fiscalità (spostando la tassazione dalle persone alle cose, cioè ai patrimoni ed alle rendite), a promuovere un’effettiva struttura per la contrattazione di secondo livello e, ultima ma non meno importante, a lottare più seriamente contro la corruzione. Quest’ultima, giova ricordarlo, ci costa ogni anno quasi quanto gl’interessi sul debito, e quindi costituisce un fardello ormai insostenibile che grava tutto sulle spalle dei contribuenti onesti.

In definitiva si può ben dire che la Commissione Juncker, dal punto di vista delle politiche di bilancio, si pone nel solco della tradizione europea, raccomandando l’adozione di riforme strutturali che rendano i bilanci più solidi, riducano in maniera permanente sia il debito che il disavanzo pubblico, e siano sostenibili nel tempo. Il Governo Renzi, invece, continua a fare orecchie da mercante, citando riforme come l’abolizione del Senato o l’abolizione della Tasi ed Imu sulla prima casa, cioè politiche che hanno pochi o nessun effetto sul bilancio pubblico, che resta il vero tallone d’Achille dell’Italia.

Senza vere riforme tagli ai servizi pubblici, rinvio degli investimenti per lo sviluppo

I rilievi della Commissione Europea di questi ultimi giorni, inoltre, assumono un effetto ancora più importante se vengono combinati con i dati sulla disoccupazione di gennaio 2016, stabile all’11,5% ma con una livello di giovani senza occupazione che resta elevatissimo, intorno al 40%. È evidente che un Paese che non fa le riforme strutturali necessarie, e che per restare all’interno dei parametri (in maniera sempre più sofferente e complicata, peraltro) è costretto a tagliare servizi pubblici, ed a ridurre o rinviare gl’investimenti necessari, non può che produrre gravi squilibri macroeconomici, come quello dei giovani che non studiano né lavorano, per cui non possono accumulare sapere ed esperienza, e rischiano di invecchiare precocemente e senza aver mai assaporato veramente l’ingresso nel mondo del lavoro e, quindi, nella società degli adulti.

La lettera dei Commissari Dombrovskis e Moscovici contiene anche una ben precisa tabella di marcia: ad aprile, quindi tra un mese, la Commissione Europea aspetta le controproposte da parte dell’Italia con i correttivi di bilancio richiesti (minimo 3 miliardi, massimo 9) e l’impegno scritto per le riforme che si vogliono intraprendere. A maggio, infine, la Commissione darà il proprio parere definitivo, e quindi approverà o boccerà la legge di Stabilità dell’Italia, come degli altri Paesi messi sotto osservazione.

Il 2017 è vicino. Incombono aumento Iva, stangata sui carburanti, stretta sulle imposte dirette

Sicuramente il Ministro Padoan e colleghi non possono prendere sotto gamba questo giudizio severo da parte della Commissione e gli ammonimenti conseguenti: se l’Italia non è più sul banco degli imputati, come nel 2011, poco ci manca. A rischio è non solo (e non tanto) l’approvazione della Legge di Stabilità attuale, ma anche e soprattutto i margini di flessibilità dell’anno prossimo, che verranno concessi solo se verranno implementate almeno una gran parte delle riforme richieste dalla Commissione, e più volte promesse dal Governo italiano. E senza i circa 14 miliardi di flessibilità che il Governo ha già messo nel carniere, un po’ troppo precipitosamente, nel 2017 sarà quasi impossibile evitare il paventato aumento dell’Iva, o una stangata sui carburanti, o una nuova stretta sulle imposte dirette, o perfino tutte queste cose insieme.

È dunque opportuno che Renzi e Padoan non sentano di aver già svoltato: manca il tratto finale della salita, il più duro, e non c’è altro da fare che stringere forte il manubrio ed i denti, e pedalare forte: sperando anche di andare nella direzione giusta.

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