UE e Turchia siglano l’accordo per la deportazione di massa dei profughi e la chiusura dell’Egeo. L’Onu indignata, come Save The Children

UE e Turchia siglano l’accordo per la deportazione di massa dei profughi e la chiusura dell’Egeo. L’Onu indignata, come Save The Children

Dopo una mattinata di intensi colloqui diplomatici, bilaterali, trilaterali, quadri laterali e plenari, l‘Unione Europea, nel corso del vertice dei 28 capi di stato e di governo, ha deciso nel pomeriggio di venerdì di approvare la bozza di accordo con la Turchia. Sottoposta, in seguito, al negoziato con il primo ministro turco Davutoglu, la bozza di accordo è stata poi siglata. È un accordo che in sostanza prevede l’espulsione dalle coste greche di migliaia di profughi e migranti, con destinazione Turchia. Il prezzo pagato dalla UE alla Turchia è davvero notevole, e a nulla serve il coro ottimista dei presidenti, costretti a firmare una sostanziale deportazione di migliaia e migliaia di profughi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, insieme con decine di organizzazioni umanitarie, hanno già espresso la propria durissima indignazione, e l’amarezza per una decisione insensata e contraria ad ogni procedura di tutela dei profughi prevista dai trattati internazionali.

Alcuni dettagli dell’accordo

Nel dettaglio l’accordo capestro (per i profughi, naturalmente) con la Turchia prevede: espulsioni massicce fin da domenica 20 marzo, chiusura della rotta dell’Egeo, dalla quale sono passati più di un milione di profughi, gestione turca dell’attribuzione dell’asilo per i richiedenti. L’accordo sarà operativo a partire appunto già da domenica 20 marzo, per evitare, dicono i “geniali” capi di stato e di governo della UE, che i profughi si mettano in marcia subito, prima che la frontiera dell’Egeo venga definitivamente chiusa. Alla Turchia, alcune importanti contropartite: il denaro, sei miliardi di Euro in tre anni; la liberalizzazione dei visti per l’Europa a partire da giugno; lo stralcio della questione cipriota, che ha evitato l’imbarazzante veto del governo dell’isola; la rassicurazione della riapertura del dossier sull’adesione della Turchia alla UE.

Davutoglu, premier turco, vero vincitore, sorride compiaciuto ai fotografi

Non è un caso che il primo ministro turco Davutoglu si sia fatto fotografare, al termine del vertice, con un sorriso a 32 denti, in fondo il vero vincitore è lui, e il presidente turco Erdogan. Ankara ha promesso che modificherà la sua legislazione in tema di asilo, per uniformarla ai trattati internazionali, rendendo la Turchia un paese sicuro, che rispetta tutti i diritti dei rifugiati. Ma se è così, è la dimostrazione più evidente che la Turchia non è ancora un paese sicuro, proprio come affermano le organizzazioni umanitarie. La UE si fida di Ankara e delle sue promesse, ma cosa accadrà se la Turchia non dovesse varare leggi per la tutela dei diritti dei profughi? La UE si è limitata a scrivere nell’accordo l’auspicio che Ankara rispetti “gli standard internazionali” in materia di accoglienza dei rifugiati.

La verità è che i capi della UE e la Turchia hanno firmato un patto che contiene ancora quattro grandi ostacoli: uno relativo alla coerenza legale del patto alle regole standard internazionali, uno politico, relativo alla minaccia cipriota di porre un veto, qualora si concedesse ad Ankara di riaprire il dossier dell’adesione senza prima aver sciolto il nodo della sua presenza a Cipro, uno finanziario, relativo alla voce di bilancio UE dalla quale saranno prelevati i sei miliardi di euro, uno umanitario, relativo alle modalità con le quali la Turchia ospiterà sul suo territorio i rifugiati, dal momento che la UE non avrà alcun diritto di controllo.

Erdogan si permette di fare il maramaldo contro una UE a terra

E nonostante queste imbarazzanti clausole che indeboliscono l’Europa a 28, il presidente Erdogan si è permesso di maramaldeggiare. Mentre il suo primo ministro Davutoglu negoziava a Bruxelles, da Istanbul accusava la UE “di danzare su un campo minato” a proposito della condizione della minoranza curda appoggiata dalla UE. Erdogan ha dunque interpretato l’appello alla democrazia, alla libertà, alla libera stampa proveniente da tutta Europa come una sostanziale complicità con coloro che egli considera dei terroristi, i curdi. E ha affondato il coltello nella grande contraddizione europea: “nel momento in cui la Turchia accoglie tre milioni di rifugiati, coloro che invece detengono i migranti in condizioni vergognose nel centro dell’Europa, dovrebbero guardarsi allo specchio”. Già, la vergogna di Idomeni, alla frontiera tra Grecia e Macedonia è apparsa anche sui media turchi, e da Erdogan è stata brutalmente strumentalizzata.

La Merkel non si nasconde le difficoltà

Sul piano delle reazioni politiche europee, Angela Merkel, la vera ispiratrice dell’accordo, non ha nascosto le difficoltà: “La UE è stata capace di affrontare insieme un test davvero difficile” e l’accordo raggiunto con la Turchia “è il segno che è capace di affrontare queste sfide insieme” e che i 28 sono “capaci di fare un passo in avanti verso una soluzione sostenibile” della crisi dei migranti ma anche per “cominciare ad affrontare le cause alla radice”. Ora, dice ancora Merkel “abbiamo possibilità di trovare una soluzione europea per la rotta dell’Egeo. Non significa che abbiamo risolto tutto. Per questo Cameron ha voluto un incontro sulla Libia”.

E Renzi preferisce parlare d’altro

Da parte sua, il premier Renzi affronta una delle difficoltà dell’accordo, la riapertura del dossier sull’adesione turca alla UE: “Il processo d’ingresso della Turchia è un tema molto ma molto complicato: oggi si è deciso di fare un passo in avanti ma sarà una strada né facile né breve”. E invece di dare legittimazione a quanto ha firmato con l’accordo, affonda una inutile e ridicola polemica sulla Turchia nella UE: “Vorrei che restasse agli atti – prosegue – rispetto agli storici da social-network, che in passato sia la destra, sia la sinistra, erano favorevoli all’ingresso, sia Berlusconi, sia Prodi. Non lo furono i tedeschi e soprattutto i francesi, che bloccarono quel processo quando, per usare un espressione diplomatica, la Turchia era molto meno scossa da attentati e minacce terroristiche rispetto ad oggi”. Forse, qualche buon samaritano di Palazzo Chigi dovrebbe aiutare Renzi a capire cosa stia accadendo in Turchia sotto il regime di Erdogan. Basterebbe che qualcuno gli leggesse i tanti appelli di accademici internazionali sui loro colleghi spiati, incarcerati, accusati di terrorismo solo per aver espresso un’opinione, oppure gli narrasse come Erdogan tratta i media indipendenti, cancellandoli con la forza. Che Berlusconi o Prodi avessero accettato l’adesione della Turchia, non vuol certo dire che Renzi abbia fatto bene. È uno strano modo di vedere le cose internazionali.

La rabbia dell’UNCHR, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati

Sarebbe stato meglio, infine, che qualche addetto stampa avesse consegnato al nostro premier una notizia diffusa dalle agenzie internazionali: l’indignazione immediata, dopo la sigla dell’accordo, dell’UNHCR, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati. Ecco cosa dice: “Questa è una crisi umanitaria che riguarda i rifugiati. Questo accordo deve mettere in piedi una serie di garanzie che riguardano i diritti specifici dei rifugiati sia in Grecia sia in Turchia, che non sono presenti. I rifugiati hanno bisogno di protezione, non respingimenti. Noi temiamo che l’accordo sui reinserimenti riguardi solo una quantità minima di persone e possa mettere a rischio le persone che non sono siriane. Al momento la situazione che troviamo in Grecia ed in Turchia fa sì che non si veda ancora una riflessione concreta sulle garanzie da offrire ai rifugiati. In Grecia manca ancora un’accoglienza adeguata, basta vedere Idomeni, e la possibilità di espletare le richieste di asilo in maniera veloce”. È esattamente una logica rovesciata quella chiesta dall’UNCHR: protezione, non respingimenti.

L’indignazione di Save the Children

Ed ecco puntuale la reazione di rabbia e indignazione di Save The Children: “Siamo estremamente delusi dalle notizie che emergono finora sull’accordo raggiunto tra Unione Europea e Turchia sulla politica dell’uno in cambio di uno. Devono essere protette le persone, non le frontiere. Questo accordo creerà solo maggiori incertezze per le migliaia di profughi che sono bloccati nel fango, al freddo e all’umido e che aspettano notizie dal vertice di oggi di Bruxelles”. Questo il primo commento di Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, alle notizie sull’accordo appena raggiunto tra Ue e Turchia per la crisi migranti. Secondo quanto riportato, l’accordo assicurerebbe comunque ai migranti in arrivo in Grecia la protezione prevista dagli standard internazionali. “Si tratta di un segnale positivo, ma non è chiaro come questo potrebbe tradursi nella pratica. Girarci intorno e scaricare il problema sulla Grecia e la Turchia non allontanerà il problema, ma sarebbe necessario condividere le responsabilità”, continua Valerio Neri. “I leader europei devono invece concentrarsi su come aumentare il loro impegno sui ricollocamenti e la creazione di percorsi sicuri e legali per l’ingresso nell’Unione Europea”.

 

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