Spagna. Primo discorso da premier incaricato del socialista Sanchez. Mano tesa a Podemos, che per ora nega ogni accordo di governo

Spagna. Primo discorso da premier incaricato del socialista Sanchez. Mano tesa a Podemos, che per ora nega ogni accordo di governo

Com’era ampiamente prevedibile, nel suo primo discorso al Parlamento, il leader socialista e premier incaricato, Pedro Sanchez si è rivolto a Podemos per la formazione di un “governo del cambiamento e del dialogo”, che salvi la Spagna da una situazione di blocco, e soprattutto che rettifichi le conseguenze di un eventuale ingresso dei popolari nell’area della maggioranza. In sostanza, Sanchez ha chiesto che si concretizzi una maggioranza senza i popolari: “diciotto milioni di spagnoli hanno votato per non dare continuità al governo uscente” di Mariano Rajoy, leader dei popolari. Sanchez ha proseguito: “Diciotto milioni di spagnoli sperano in un governo diverso, che riesca a porre rimedio alle conseguenze degli errori commessi e apra il cammino ad altre politiche migliori”.

Nei 90 minuti del suo discorso, Sanchez ha sottolineato più volte la parola “cambiamento”, unica possibilità per sbloccare la situazione spagnola dopo lo stallo politico provocato con le elezioni del 20 dicembre scorso. Ed ha aggiunto che solo il Psoe, il Partito socialista, può dare vita ad una coalizione di cambiamento. Pertanto, nella sua analisi, Sanchez ha scartato la possibilità che si possa siglare un accordo di Grosse Koalition, sul modello tedesco, con i popolari, ma ha anche scartato la possibilità di un accordo delle sole sinistre. L’unica formula possibile, ha detto Sanchez ai parlamentari, è quella dell’accordo trasversale dei partiti che chiedono il cambiamento, dunque socialisti, Podemos e Ciudadanos. Così, ha finalmente lanciato un messaggio preciso a Podemos e a Iglesias di accettare la proposta di entrare a far parte della coalizione, mettendo sul piatto proposte per la soluzione delle emergenze per 750mila famiglie. Se Podemos accetterà, ha annunciato Sanchez, già dalla prossima settimana il nuovo governo potrà essere al lavoro. Per Sanchez, “esiste un accordo molto ampio sul cambiamento che chiediamo in materia di rigenerazione democratica, ricostruzione del welfare, riattivazione e modernizzazione dell’economia, creazione di posti di lavoro, e lotta alla corruzione. Questa Camera ha due opzioni, o nuove elezioni oppure mettersi in marcia”.

Naturalmente, Sanchez non ha affrontato il tipo di governo e di coalizione che propone, se cioè frutto di un accordo organico oppure di un appoggio esterno a un esecutivo di minoranza. Sanchez ha voluto “tendere la mano a tutti coloro che condividano un obiettivo comune”, quello di un accordo di governo di cambiamento, con i popolari all’opposizione. Mercoledì si apre il dibattito politico-parlamentare, e a quel punto le posizioni degli altri partiti saranno più chiare. Si attende, in particolare, la replica di Pablo Iglesias, il leader di Podemos, chiamato direttamente in causa da Sanchez nel suo discorso. Lunedì, Iglesias aveva rinviato al mittente una bozza di documento politico e programmatico dei socialisti, giudicandola come un rozzo “copia e incolla” dell’accordo firmato con Ciudadanos. Insomma, per ora, tra socialisti e Podemos sembra più un dialogo tra sordi che tra due forze politiche sollecitate a dare un governo di cambiamento al Paese.

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