Per i diritti civili si riempie Piazza del Popolo. Serenità, ironia e rabbia. Continueremo la battaglia nelle piazze e nelle aule dei Tribunali

Per i diritti civili si riempie Piazza del Popolo. Serenità,  ironia e rabbia. Continueremo la battaglia nelle piazze e nelle aule dei Tribunali

Fa notizia il fatto che quarantamila persone riempiono una grande piazza, quella del Popolo, a Roma, omo e etero sessuali insieme, persone uguali le une alle altre, per chiedere pari diritti a gay e lesbiche, “non bastano le unioni civili” approvate dal Senato? In un paese normale sì, fa notizia. In  uno dove da tempo è in corso un processo di  “normalizzazione”, grandi media sotto tutela renziana,  Rai in promo luogo, no. I quotidiani on line delle grandi testate e le agenzie di stampa in ordine di notizie privilegiano gli avvenimenti che riguardano Libia, Siria, il rientro dei nostri due uomini sfuggiti alla morte. Giusto, ci mancherebbe, anche se il premier se la prende con la stampa perché dà notizie che dovrebbero rimanere segrete. Anche per il Parlamento.

L’informazione censura la manifestazione promossa dalle associazioni arcobaleno

Prima di arrivare a striminzite cronache della manifestazione di piazza del Popolo, troviamo due clamorose notizie. Una riguarda la nostra pizza candidata all’Unesco come patrimonio dell’umanità. L’altra riguarda la Banca popolare di Vicenza che con un voto a maggioranza del consiglio di amministrazione diventa Spa. E la Rai? Solo Rainews manda immagini dalla Piazza, racconta la manifestazione. Le agenzie sono molto parche, poche righe. Non si sa mai. Del resto nei giorni precedenti si era parlato molto di “diritti civili”, Renzi, ovunque si trovasse, non mancava di ricordare che il voto del Senato rappresentava un fatto storico. Poi era Nichi Vendola, fatto oggetto di offese, di attacchi volgari, tutti nel segno della omofobia ricorrente, per essere diventato “papà”, ricorrendo alla maternità surrogata, a fare notizia. Il fatto che una quarantina di associazioni, a partire da Arcigay, Lgbt, le tante sigle di questo arcipelago “arcobaleno”, con l’adesione della Cgil, di Amnesty International, di Telefono rosa, Sinistra italiana-Sel, Rifondazione, di  organizzazioni degli studenti, non meritava neppure in titolo.

Presi di mira i personaggi omofobi che alloggiano nella peggiore politica

Dopo l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge non più Cirinnà ma Renzi-Verdini è questa la prima manifestazione. Non è che l’inizio, è il grido che coinvolge tutta la piazza. Ed è anche una manifestazione diversa da quelle che le organizzazioni gay, lesbiche, transessuali, hanno fino ad oggi organizzato. Manifestazioni nel segno dell’ironia, della gioia anche di trovarsi insieme, pari a pari, “uguali” come dicono, con gli etero. Dei colori dell’arcobaleno, del sole che torna dopo la pioggia, il cielo oscurato, quasi una resurrezione. Anche questa volta l’ironia non manca prende  di mira i personaggi omofobi che sono di stanza nella peggiore politica. Non manca gioia e serenità. Ma c’è anche tanta rabbia, perché “le unioni civili” non bastano, un primo passo, si dice, ma ancora insufficiente, minimo. Le parole dignità-uguaglianza si incrociano, “pari diritti a gay e lesbiche”. Questo l’obiettivo di una lotta che non si arresta, non si ferma. Lo si dice chiaro e forte dal palco, dove si raccontano esperienze, si pongono problemi, sventolano le bandiere, risuona forte la musica. Leggiamo tanti cartelli, “Sono in età da marito”, con il disegno di due uomini, il simbolo di “SvegliaItalia” che ha sventolato il 23 febbraio in cento piazze d’Italia, fa da corona a una volgare dichiarazione del ministro Alfano: “Fiere di essere contro natura”. “Stepchild stralciata, porcata assicurata”; “Di naturale c’è solo l’acqua”; “51 anni di vita insieme risultiamo due estranei. Basta!”; “Mi voglio sposare non emigrare”. Spunta la caricatura di Giovanardi, un pupazzo e sotto una scritta “Giovanardi rilassati, non sei il nostro tipo”.

Per la dignità e l’ uguaglianza insieme alla società civile e all’Italia laica

“Siamo in piazza per rilanciare una battaglia di uguaglianza insieme alla società civile e all’Italia laica. Prendiamo quel poco che la politica ci ha concesso e auspichiamo che l’iter alla Camera si concluda rapidamente”, ha  detto la presidente della famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia.  La vicenda di Nichi Vendola viene  indicata “come emblema di una battaglia ideologica di retroguardia mossa da antiche pulsioni omofobe”. La polemica sulla maternità surrogata e su Vendola “è stata uno schifo”. “La politica è davvero molto indietro rispetto alla società che dovrebbe rappresentare”, afferma Rosario Coco di Anddos, “lo stralcio della stepchild adoption non ha colpito solo le famiglie e i bambini, ma rafforzato pregiudizi orribili che colpiscono tutte le persone lgbt. Questa piazza è una piazza di tutti e di tutte, lo dimostra  la grande mobilitazione di queste ore”.

Camusso: è anche la nostra piazza, per i diritti civili, connessi a quelli sociali e del lavoro

È anche la piazza della Cgil. Susanna Camusso, segretario generale della più grande organizzazione sindacale italiana, sale sul palco accolta da Giuliana Innocenzi, schierata per la maternità surrogata e la stepchild adoption. “Siamo qui – sottolinea Camusso – perché difendiamo i diritti delle persone libere e nessun comitato scientifico può decidere se siamo naturali o contro la scienza. Questa  è una piazza che chiede di proseguire sui diritti civili straordinariamente connessi a quelli sociali e a quelli del lavoro. Quando c’è discriminazione dal punto di vista del riconoscimento civile, la ritroviamo anche nei luoghi di lavoro. Poi mi piacerebbe vivere in un paese del riconoscimento delle diversità”.

Sinistra italiana. Alla Camera ripresenteremo un emendamento sulla stepchild adoption

In piazza Sinistra italiana-Sel. Nicola Fratoianni parla di “battaglia  per i diritti che va rilanciata perché il Paese ha bisogno di uscire dal Medioevo e la politica è arrivata colpevolmente in ritardo”. Il capogruppo di Sinistra italiana alla Camera, Arturo Scotto annuncia che verrà ripresentato un emendamento sulla stepchild adoption. Massimo Cervellini, senatore, uno dei protagonisti della battaglia nell’aula di Palazzo Madama: “Con Sinistra Italiana-SEL e con le associazioni Lgbtq – dice – ora ripartiamo da qui e, in ascolto del Paese reale, guardiamo avanti sulla piena eguaglianza. Perché l’Italia, sui diritti, ha ancora moltissima strada da percorrere”. Uno slogan, molto citato, conferma il giudizio di Cervellini: “Ponzio Pilato non sarebbe riuscito a fare  di meglio”. Siamo un Paese, infatti, dove, caso rarissimo in Europa, si approva una legge sulle unioni civili che “ignora completamente l’esistenza e le esigenze dei figli e delle figlie di coppie omosessuali – dicono dal palco – chiedendo alla magistratura di sbrigare da sola questo incredibile vulnus della nostra legislazione”. Ora, il famoso, leninista, “che fare?”. Voci dal palco e dalla platea. “La nostra battaglia  continuerà nelle piazze e nei tribunali. Ma non solo: il movimento si impegnerà a far sì che i partiti responsabili di questa incredibile débacle dei diritti paghino caro, in primo luogo Pd e M5s anzi carissimo in termini di consensi, la loro incapacità di dare a questo Paese una legge che sia all’altezza della sua Costituzione”.

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