Patto DeBenedetti-Marchionne per la nascita del nuovo gigante dell’informazione. Inevitabile la rivoluzione del sistema

Patto DeBenedetti-Marchionne per la nascita del nuovo gigante dell’informazione. Inevitabile la rivoluzione del sistema

La notizia era stata annunciata da uno scoop del Foglio, il quotidiano diretto oggi da Claudio Cerasa, ma il cui nume tutelare è Giuliano Ferrara: il Gruppo Repubblica-L’Espresso si sarebbe fuso con Itedi, la controllata della Fiat con i quotidiani La Stampa e il Secolo XIX. Nella tarda serata di mercoledì, l’annuncio è stato ufficialmente diramato, da note stampa di De Benedetti per il Gruppo Repubblica e da John Elkann per il Gruppo che fa capo all’attuale Fca, ex Fiat. Vediamo intanto come sarà l’assetto dell’informazione con la creazione del nuovo gruppo editoriale. Secondo i dati diffusi, nel 2015 contava complessivamente 5,8 milioni di lettori, 2,5 milioni di utenti unici giornalieri sui siti di informazione, e ricavi per 750 milioni. Con questo nuovo accordo, Fca uscirà dal settore dell’Editoria, per concentrarsi sull’auto, cedendo ai propri azionisti sia le quote in Rcs, oggi pari al 16,7%, e sia quelle dell’Espresso ricevute grazie alla fusione. Cir-DeBenedetti scenderà dal 54% posseduto oggi nell’Espresso al 43% del nuovo gruppo. L’azionista di Fca, Exor avrà a sua volta il 5% del nuovo gruppo e intende definire un accordo con la holding della famiglia De Benedetti.

Il riassetto esprime anche un’alleanza diretta, elaborata, costruita e ora concretizzata dalla seconda generazione dei capitalisti coinvolti. E proprio questa seconda generazione è stata alla regia dell’operazione, che ha visto impegnati direttamente John Elkann e Rodolfo De Benedetti, affiancato da Monica Mondardini. Rispetto invece a Rcs, la holding degli Agnelli vuole dismettere la quota che riceverà con la distribuzione ai soci della partecipazione in mano a Fca, si prevede sia nell’ordine del 5%, e ha già annunciato di voler realizzare la cessione “in linea con le prassi di mercato”. Significa cioè che non verrà cercato un singolo azionista compratore ma le modalità di vendita, ancora da definire, dovrebbero essere comunque tali da non perturbare l’andamento del titolo per volumi e prezzi. Rispetto all’impegno nel gruppo del Corriere della Sera, Fca ha anche segnalato che con l’operazione giunge a compimento il ruolo svolto in Rcs “per senso di responsabilità nel corso di oltre quarant’anni, che ha permesso di salvare il gruppo editoriale in tre diverse occasioni”, assicurando alla Rizzoli le risorse finanziarie necessarie a garantirne l’indipendenza e preservarne l’autorevolezza.

La famiglia Perrone, che dopo l’unione tra La Stampa e il Secolo XIX è al 23% di Itedi – Fca ne ha il 77% -, avrà il 5% del nuovo Espresso con un impegno che, ha preannunciato il capofamiglia Carlo Perrone, sarà “di lungo termine”. L’intero riassetto dovrà venir approvato entro fine giugno con la firma degli accordi definitivi, che fisseranno anche il concambio, e il perfezionamento della fusione è invece atteso nel primo trimestre 2017. La società resterà quotata alla Borsa italiana e già è stato chiarito che si vuole mantenere la “piena indipendenza” delle singole testate coinvolte.

La fusione, hanno spiegato Espresso e Itedi, “presenta un significativo valore industriale, puntando a integrare due gruppi con attività complementari realizzando crescenti economie di scala. Grazie a un’offerta completa di contenuti multimediali e di servizi di informazione su carta e digitale avrà la forza patrimoniale e le dimensioni per rispondere alle sfide del settore, promuovendo progetti innovativi e originali per una molteplicità di piattaforme”. È “guardando al futuro che oggi annunciamo questo nuovo gruppo editoriale”, un “avvincente progetto imprenditoriale nel mondo dei media e un atto di fiducia nei confronti dei giornali”, ha affermato John Elkann, segnalando che avrà la missione di “guidare e se possibile anticipare i cambiamenti che continueranno a emergere a ritmo incessante nel nostro settore”. L’operazione “dimostra l’impegno di lungo periodo di Cir, del suo management, della mia famiglia e mio personale nello sviluppo del Gruppo Espresso”, ha affermato il presidente Cir Rodolfo De Benedetti, segnalando anche di avere “fiducia nelle prospettive del Gruppo”. Con la Stampa e il Secolo XIX l’Espresso “si rafforzerebbe ulteriormente, riaffermando il proprio primato nella stampa quotidiana italiana”, ha segnalato l’Ad Cir Monica Mondardini, anticipando anche “il necessario processo di aggregazione del settore editoriale italiano”.

Vediamo più da vicino cosa significa questo accordo sul piano della proprietà dei media. Per il Gruppo l’Espresso sono coinvolte oltre alla Repubblica, ai suoi supplementi, e al settimanale l’Espresso anche 18 testate locali, 3 emittenti radiofoniche nazionali (Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o) e alcune reti televisive nazionali. I quotidiani locali del gruppo l’Espresso sono diffusi prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia con 341,6 mila copie medie al giorno. Si tratta di AltoAdige (Bolzano), Corriere delle Alpi (Belluno), il Centro (Pescara), Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, il mattino di Padova, il Messaggero Veneto (Udine), la Nuova di Venezia e Mestre, la Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna (Sassari), Il Piccolo (Trieste), la Provincia Pavese, Il Tirreno (Livorno), il Trentino (Trento), la Tribuna di Treviso, la Città di Salerno, oltre al trisettimanale di Ivrea: la Gazzetta del Canavese. Itedi ha visto la luce all’inizio del 2015 dalla fusione tra l’editrice del quotidiano genovese il Secolo XIX della famiglia Perrone e l’editrice La Stampa, con le relative unità pubblicitarie Publikompass e Publirama. Proprio oggi il gruppo l’Espresso ha comunicato i risultati del 2015, annunciando utili raddoppiati a 17 milioni, pur a fronte di ricavi in calo del 6% a 605,1 milioni, e un indebitamento netto praticamente nullo (10,7 milioni). Nell’attesa dell’operazione, e dopo alcune anticipazioni di stampa del mattino, i titoli coinvolti alla Borsa di Milano hanno preso il volo. Il Gruppo l’Espresso in particolare ha segnato un balzo del 15,89% portandosi a 0,98 euro.

Data la mole industriale dell’accordo – o della vendita, a seconda dei punti di vista – è evidente che tutto il mondo dell’Editoria italiana dovrà rivoluzionarsi, a cominciare da Mediaset e dal servizio pubblico, la Rai. Il sistema nazionale dei media è ancora regolato da una legge del 2004, la famigerata legge Gasparri, che ha introdotto un curioso calcolo per definire le caratteristiche antitrust: quello delle quote nell’intero sistema mediatico, garantendo il divieto delle proprietà trasversali. Nelle prossime ore, questo calcolo del 20% del sistema da non superare dovrà essere oggetto di una indagine specifica dell’Agcom, dell’Autorità garante delle comunicazioni. O almeno lo speriamo.

Share

Leave a Reply