Muro della Gentilezza a Roma: “Se non ti serve, appendilo. Se ne hai bisogno, prendilo”

Muro della Gentilezza a Roma: “Se non ti serve, appendilo. Se ne hai bisogno, prendilo”

Non tutti i Muri sono innalzati per dividere, ne è un esempio quello della “gentilezza”. L’idea del muro, nata in Iran (a Mashhad) ad opera di una persona che preferisce rimanere anonima, rapidamente si è diffusa grazie ai social network, giungendo anche a Roma, in cui è in corso lo stesso tipo di iniziativa allo scopo di aiutare il prossimo, donando qualcosa a chi ne ha bisogno e permettendo a chi vuole contribuire di fare la sua parte. L’accostamento delle parole “muro” e “gentilezza” risulta davvero nuovo e insolito, alimentato da uno spirito moderno e riformatore che proietta verso un futuro migliore di carità e di altruismo, rifacendosi al valore della gentilezza, tanto decantato da Dante, tipico del Dolce Stil Novo. Ecco spiegato il nome scelto per il Muro romano. “Se non ti serve, appendilo. Se ne hai bisogno, prendilo” è il messaggio scritto sui ribattezzati “muri della bontà” comparsi in alcune città iraniane, la stessa frase che comparirà anche sul Muro di Roma. Lungo la parete muraria verranno posizionati dei ganci dove, a partire dal 19 marzo, sarà possibile appendere abiti, scarpe ed altri oggetti di ogni sorta da donare.

Il Muro nella tradizione e nella storia

La parola “muro” ha assunto diverse accezioni durante i secoli. Deriva dal latino “murus” e dal più antico “moirus”/moerus” che ha la stessa radice di “moenia” ossia “trincea”, “trincerarsi”, “difendersi”. La prassi di erigere muraglie infatti affonda le sue radici nell’antichità, quando assumeva una valenza protettiva e difensiva dal nemico, vedi le altissime Mura di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo, a tutela della città o la Grande Muraglia Cinese, che si snoda in lungo e in largo per tutta la Cina. Con l’avvento del nazismo, la seconda guerra mondiale e poi la guerra fredda, la Germania porta ancora oggi i segni di quel muro di confine che venne eretto nel bel mezzo di Berlino e che ha diviso in due l’anima e il cuore della città. I resti che vi sono oggi del Muro di Berlino sono stati riconvertiti in pezzi unici di una galleria d’arte a cielo aperto, l’East Side Gallery, nella periferia ad est della città, che ha chiamato a sé i più grandi artisti del mondo per “farsi bella”, tutta colorata e decorata di pensieri, poesie e simboli di pace e amore, di buon auspicio per le successive generazioni. Sono stati eretti muri in nome della religione come il Muro Occidentale a Gerusalemme, o semplicemente Kotel,  un muro di cinta risalente all’epoca del secondo Tempio, denominato Muro del Pianto dai cristiani e Ḥā’iṭ Al-Burāq nella tradizione islamica. Attorno ad esso si condensano tre fedi, tre culture e tre storie, in quella mescolanza che rende così unica la terra d’Israele. Sono stati creati muri dal nulla, in una notte, come è accaduto a Praga, dove, al diffondersi della notizia della morte del grande John Lennon nel 1980 dimostrazioni spontanee di ammirazione e affetto verso il cantante hanno cristallizzato in quel punto della città, nel quartiere Malastrana, tutto lo strazio per la sua mancanza, con graffiti, scritte e manifestazioni artistiche di ogni genere. E così, se solo si volesse, tante altre centinaia di esempi potrebbero essere ricordati, a testimonianza di come un semplice muro possa assumere significati e accezioni così diverse, simbolo rappresentativo di un sentire universale.

L’idea del Muro della Gentilezza parte del liceo americano Marymount

Dopo Parma, Bologna e Firenze, d’ora in avanti anche Roma avrà il suo Muro: il “Muro della Gentilezza”, che sorgerà sul muro esterno della sede dell’Ama (azienda municipale ambiente) del XV municipio della capitale, in via Cassia 1761(località La Storta, Roma Nord). La parte artistica è curata dagli studenti del primo anno del liceo americano Marymount International School, promotori dell’iniziativa, i quali hanno organizzato delle raccolte fondi per poter comprare tutto l’occorrente per ridipingere e decorare (pennelli, vernici…). Gli studenti realizzeranno un grande murale, coordinati dallo street artist Mario Damico, fondatore dell’associazione “Pittori Anonimi Trullo”. Il disegno pensato per il muro è il frutto della fusione di 11 schizzi che gli studenti della Marymount hanno esposto il 9 marzo a scuola. Previsti anche interventi esterni, in particolare di alcuni bambini della scuola dell’infanzia che potranno lasciare un loro personale  contributo, come ad esempio lo stampo della manina con la vernice colorata oppure anche soli, lune, alberi e case, come per dire “eccoci, ricordatevi che ci siamo”.

“Un muro che duri nel tempo. Una parete bella da vedere, dove le persone potranno lasciare doni e non scarti, e chi ha bisogno saprà che potrà trovare un sostegno”, spiega Giovanna Iorio, professoressa di lettere dei ragazzi.

“I ragazzi si prenderanno cura del muro”, spiegano altri esponenti della scuola. “Sarebbe bello che ogni municipio avesse il suo. È un’iniziativa che ha fatto uscire gli studenti dalle loro mura e che insegnerà loro a prendersi cura del ‘loro’ muro anche dopo”.

Il presidente del Municipio XV Daniele Torquati si mostra entusiasta per l’iniziativa: “Il ‘Muro’ sorgerà sulla Via Francigena e sarà un bellissimo simbolo di solidarietà per i pellegrini in arrivo a Roma per il Giubileo della Misericordia. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare all’inaugurazione e a sostenere l’iniziativa con un semplice gesto di solidarietà”.

Share

Leave a Reply