Luoghi di culto. La Consulta dichiara incostituzionali alcune norme della legge regionale lombarda

Luoghi di culto. La Consulta dichiara incostituzionali alcune norme della legge regionale lombarda

La Corte costituzionale boccia la legge regionale lombarda sui luoghi di culto, ribadendo che “il principio di laicità implica non indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, bensì impegno a salvaguardare la libertà di religione, in una situazione di pluralismo confessionale e culturale; che il libero esercizio del culto è un aspetto essenziale della libertà di religione ed è riconosciuto egualmente a tutti, e a tutte le confessioni religiose, a prescindere dalla stipulazione di una intesa con lo Stato; che l’apertura di luoghi di culto , a sua volta, è forma e condizione essenziale del pubblico esercizio del culto. La Corte costituzionale ha giudicato non compatibili con tali principi e discriminatorie le condizioni che la legge regionale lombarda ha stabilito per l’applicabilità delle norme sugli edifici di culto agli enti delle confessioni non cattoliche e prive di intesa”.

La legge regionale, spiega la Consulta, prevedeva “un regime diverso per la Chiesa cattolica e le confessioni religiose con intesa, da una parte, e le confessioni religiose senza intesa, dall’altra: solo per queste ultime confessioni si stabiliva che le norme sugli edifici di culto fossero loro applicabili a condizione che possedessero alcuni requisiti non richiesti alle altre confessioni religiose: una presenza ‘diffusa, organizzata e consistente a livello territoriale’, un ‘significativo insediamento nell’ambito del comune nel quale vengono effettuati gli interventi’, statuti che esprimessero la finalità religiosa degli enti e ‘il rispetto dei principi e dei valori della Costituzione’. Il possesso di questi requisiti doveva essere vagliato anzitutto nei pareri di una apposita consulta regionale, da nominarsi da parte della Giunta regionale e non ancora istituita dopo più di un anno dall’entrata in vigore della legge. Tutte queste norme sono state giudicate costituzionalmente illegittime, per violazione sia del principio di eguaglianza nella libertà di religione e di culto, che non ammette discipline restrittive solo per le confessioni senza intesa, sia del divieto per la legge regionale (che pure può disciplinare l’edilizia, anche di culto) di entrare nel merito dei rapporti tra la Repubblica e le singole confessioni religiose”.

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