L’occhio della BCE sulle banche italiane (2)

L’occhio della BCE sulle banche italiane (2)

Il sensibile incremento delle visite del precedente articolo sullo stesso argomento sta a dimostrare che gli italiani sono sempre più consapevoli che con l’avvento della vigilanza europea affidata alla Banca Centrale Europea e l’arma di distruzione di massa rappresentata dal bail in con le sue conseguenze nefaste su azionisti, obbligazionisti e risparmiatori per la parte dei depositi eccedente la soglia dei 100 mila euro nulla sarà come prima, perché per la banca che dovesse non rispettare quanto previsto nelle missive provenienti da Francoforte si apre la strada dell’ingresso in un percorso che spesso si conclude con l’applicazione del bail in con le conseguenze che sono poi quelle illustrate sopra.

Come tutti, ho visto le immagini dell’assemblea degli azionisti della Banca Popolare di Vicenza, quella le cui quote sono passate da 63 a 6,3 euro che è poi il valore del diritto di recesso, diritto che la banca ha ovviamente sospeso, un’assemblea che vedeva migliaia di persone consce che il valore del loro investimento era praticamente andato in fumo, arrabbiate con i manager, ma che poi hanno approvato la trasformazione in società per azioni e l’aumento di capitale da 1,76 miliardi di euro, per dire solo i due punti più dolorosi per loro, nonché l’attivazione delle procedure per la quotazione in borsa con l’80 per cento dei voti, consapevoli che l’alternativa era perdere tutto e molti erano ex dipendenti che avevano investito nella “loro” banca risparmi e liquidazione.

Chiusa, si fa per dire, (vista l’apertura di un’istruttoria da parte dell’Antitrust che contesta alla Popolare di Vicenza l’applicazione di pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti: ti do un finanziamento se acquisti obbligazioni della banca) una partita, se ne aprono immediatamente altre due, sarebbe meglio dire tre, che sono poi
la Carige alle prese con lo squagliamento dell’azione in borsa dopo la missiva letale della BCE e il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano che dovevano andare a nozze due settimane fa ma non lo faranno se da Francoforte non verrà un ok alla fusione, ma soprattutto alle tempistiche previste per affrontare lo spinoso argomento delle sofferenze e la pletorica governance disegnata per accontentare gli appetiti di una “fusione tra pari”.

A differenza di molti, io non credo che il nostro presidente del Consiglio parli a caso e non sono trascorsi molti giorni da quando ha pronunciato la frase nella quale individuava i problemi del sistema bancario italiano anche nell’eccessivo numero di banche ed è certo che l’operato congiunto della BCE e della Banca d’Italia possono produrre
effetti significativi in tale senso, anche se la dimensione, il Monte dei Paschi di Siena docet, non è una garanzia del fatto che le attenzioni degli uomini e delle donne di Mario Draghi si volgano altrove!

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