I sindacati europei a congresso a Roma dal 14 al 16 marzo: “Cambiamo insieme l’Europa”

I sindacati europei a congresso a Roma dal 14 al 16 marzo: “Cambiamo insieme l’Europa”

Centinaia di sindacalisti sono attesi a Roma lunedì 14 marzo per l’apertura ufficiale della 4Conferenza regionale di UNI Europa, federazione internazionale che unisce i sindacati del settore dei servizi. Tre giorni di confronto e dibattito (dal 14 al 16 marzo 2016 all’Hotel Sheraton Roma) sul tema ‘Cambiamo insieme l’Europa’per un’Europa giusta ed equa. Le discussioni verteranno sul ruolo dei sindacati, il loro potere negoziale a fronte dei datori di lavoro e delle istituzioni nonché la loro capacità di aiutare i lavoratori a svolgere lavori di qualità – con risultati e condizioni lavorative di alta qualità.

Porteranno il loro contributo al congresso Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali; Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil; Frank Bsirske, Presidente, UNI Europa; Mario Petitto, Vice Presidente, UNI Europa; Oliver Roethig, Segretario regionale, UNI Europa; Philip Jennings, Segretario generale, UNI Global Union; Ann Selin, Presidente di UNI Global Union; Sharan Burrow, Segretario generale, ITUC; Damiano Tommasi, Presidente, AIC, Italia; Kristy Milland, Community Manager, TurkerNation.com; Valarie Long, Executive Vice President, SEIU, United States.

Sempre il 14 marzo, UNI Europa ed il suo partner, il gruppo di riflessione europeo FEPS lanceranno la seconda fase della nuova indagine sul crowd-working e più specificatamente sulle dimensioni e le implicazioni della gig-economy, in previsione del rapporto europeo. I nuovi dati si riferiscono all’enorme divario di conoscenze tra le dimensioni e l’importanza del crowd-working.

Il Segretario regionale di UNI Europa, Oliver Roethig ha dichiarato, “Vanno cambiate le normative di tutela del lavoro nella gig-economy. I mercati del lavoro subiscono mutamenti radicali a causa del ‘modello Uber’ e la rete di sicurezza sociale non offre più una tutela sufficiente, visto che non impedisce a tantissimi lavoratori di cadere nella precarietà occupazionale”.

da rassegna.it

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