Grandi: è l’ora di informare i cittadini su referendum costituzionale, Italicum e “Trivelle”. Il 17 aprile è vicino

Grandi: è l’ora di informare i cittadini su referendum costituzionale, Italicum e “Trivelle”. Il 17 aprile è vicino

Ormai siamo diventati il paese dove su qualsiasi cosa, anche la più insignificante, arrivano bordate di sondaggi. Il bello, o meglio il brutto, è che si chiedono pareri, espressioni di voto anche su questioni di cui i cittadini non sono informati. Non solo, nascono perfino nuovi istituti di sondaggi, magari si tratta di uffici di consulenze ammnistrative, commerciali, che per l’occasione si trasformano, telefonano, voci anonime, accento straniero, un migliaio di persone prese a caso dall’elenco telefonico e ti spiattellano la domanda.

“Sondaggi? Fateci esporre le ragioni del No e i cittadini potranno decidere”, dice Alfiero Grandi, vice presidente  del Comitato per il No alle modifiche della Costituzione, in una intervista rilasciata al nostro giornale. “Da tempo- prosegue – i sondaggi non riescono sempre a registrare le vere opinioni dei cittadini e quindi andrebbero presi con prudenza, invece diventano strumento di propaganda.

Il No alle modifiche della Costituzione e il No all’Italicum oscurati da quasi tutta la stampa

In ogni caso, finora il No alle modifiche della Costituzione e il No all’Italicum sono stati oscurati da quasi tutta la stampa e dalle televisioni. In pratica parla solo il governo che ovviamente decanta la bontà delle sue scelte, ma non c’è contradditorio. Eppure fior di costituzionalisti, di giuristi, di personalità della cultura esprimono severe critiche verso questo disegno di centralizzazione del potere nelle mani del capo di turno, con una vera e propria torsione autoritaria.” Alfiero Grandi evita di entrare nel merito dell’articolo di Ilvo Diamanti, “mostro sacro” in questo delicato settore, pubblicato da Repubblica, in cui si dà conto di un sondaggio effettuato da Demos secondo cui il 50% di coloro che hanno risposto al sondaggio sarebbero per il sì, la metà per il no e il 24% incerti. Ci sono comunque altri sondaggi, quello di Euromedia, che prevede un testa a testa, no al 51%, sì al 49%. Qualche considerazione noi vogliamo farla. In primo luogo il titolo che il quotidiano di Largo Fochetti ha dato all’articolo: “Un referendum antipolitico”. Non comprendiamo. Un referendum è un atto fortemente politico, previsto dalla Costituzione.  Renzi – scrive Diamanti – “sopporta a fatica il ruolo di Sindaco (d’Italia) non eletto. Così, ha scelto l’occasione di un passaggio determinante del suo percorso di governo per chiedere un’investitura. Per tradurre un referendum ‘costituzionale’ in un referendum sulla sua persona”. Se così fosse non è il referendum antipolitico, ma è lui che personalizza la politica.  Il titolo di Repubblica comunque è una gaffe.

Un Parlamento subalterno al presidente del Consiglio e al governo 

Grandi insiste con il fatto che “i contenuti della battaglia referendaria che si stanno mettendo in campo non  hanno avuto l’evidenza che meritano. La nostra è una  critica severa ad un disegno politico istituzionale che con le modifiche della Costituzione e la nuova legge elettorale porta il nostro paese dall’essere una Repubblica a base parlamentare, come recita la Costituzione nata dalla Resistenza, ad avere al centro il ruolo del governo e in particolare del Presidente del Consiglio, mentre il Parlamento, cioè la Camera unico ramo che decide e toglie la fiducia, diventerebbe subalterno e in questo ambito il Senato finirebbe con l’essere un dopolavoro di lusso; di lusso perché godrebbe comunque dell’immunità”.

“Il nuovo assetto istituzionale oltre che al consolidamento del potere del governo e del presidente del consiglio servirà ad imporre scelte impopolari, il cui antipasto sta nelle norme che sono già oggetto di iniziativa referendaria.” E conclude ricordando che quasi 150 mila persone hanno già sottoscritto l’appello promosso da esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, “un risultato molto importante” per la raccolta delle firme per il no al referendum costituzionale e l’abrogazione dell’Italicum di cui stranamente non si parla nei sondaggi in circolazione. Comunque, a parte le valutazioni dei sondaggisti, Alfiero Grandi conclude auspicando che, finalmente, si smuovano le acque e si cominci a dare ai cittadini le informazioni necessarie. “Venerdì scorso – conclude Grandi – l’incontro nazionale che si è svolto a Roma promosso dai due comitati referendari contro le modifiche alla Costituzione e contro l’Italicum è stato un passo avanti importante, una iniziativa significativa anche per la qualità del dibattito, per rafforzare la presenza dei comitati in tutta Italia. È stato sottolineato il valore della raccolta delle forme – dice – prendendo impegno ad appoggiare pienamente il referendum contro le trivelle. Al voto mancano poche settimane, il 17 aprile è vicino. L’indicazione di voto non  può che essere Sì per abrogare la norma oggetto del referendum”.

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