Francia. Studenti e lavoratori insieme in piazza e in centinaia di migliaia contro una pessima riforma del lavoro

Francia. Studenti e lavoratori insieme in piazza e in centinaia di migliaia contro una pessima riforma del lavoro

Nonostante la pioggia e il freddo pungente, 150 sono state le manifestazioni in tutta la Francia contro l’abominevole disegno di legge che riforma il diritto del lavoro, targato Hollande, Valls e Myriam Khomri, la ministra del lavoro. È un paradosso che proprio una legge socialista sul lavoro, dopo quella sulla scuola, abbia scatenato un enorme e straordinario movimento di popolo, che unisce lavoratori, pensionati e studenti. In Francia non accadeva dal 2006, quando grazie alla mobilitazione di milioni di persone, il governo fu costretto a ritirare la legge sul contratto del primo impiego. Il rifiuto della nuova legge sul lavoro era stato preceduto da una petizione online che aveva raccolto più di un milione di firme. Il 9 marzo, Unef, la più grande organizzazione degli studenti francesi, insieme con i sindacati contrari alla legge, tra i quali la CGT, la Confederazione generale del lavoro, hanno portato sulle strade e nelle piazze francesi, sotto la pioggia incessante e al freddo, più di 500.000 persone. Dappertutto, licei bloccati e università in assemblea, prima di convergere nelle manifestazioni. A Parigi, organizzata dalle organizzazioni studentesche di Unef e Fidl, la mobilitazione ha raggiunto i 100.000 partecipanti, che hanno scandito slogan come “Legge sul lavoro? No, grazie”, “No alla Precarietà, ne vale la pena”, “Il Medef comanda, il governo obbedisce, gli studenti si arrabbiano”, dove il Medef è la Confindustria francese, accusata da sindacati e studenti di essere il vero ispiratore delle norme contenute nel ddl sul lavoro. Philippe Martinez, il segretario generale del sindacato CGT, in testa al corteo parigino, ha detto: “Più che mai, occorre ripartire da zero per un codice del lavoro che protegga davvero i lavoratori”, ed ha chiesto il ritiro della legge Khomri.

Ma cosa è davvero stata questa mobilitazione, che si ripeterà giovedì 17 marzo, su proposta degli studenti dell’Unef? È l’inizio di un movimento, forse di un nuovo ’68, di un conflitto generato dalla scellerata decisione del governo socialista e di Hollande di spostare il baricentro delle proprie scelte politiche a destra, sul versante neoliberista, di essere subalterno agli interessi del grande capitale e degli industriali, sacrificando la vita delle nuove generazioni, e quella di milioni di lavoratori. Nel nuovo disegno di legge, infatti, si prevedono meno tutele e meno diritti per tutti i lavoratori, la possibilità di essere licenziati più facilmente, un prolungamento del tempo di lavoro, decontrattualizzando però lo straordinario, nuove condizioni capestro per i minorenni apprendisti, costretti a lavorare fino a 40 ore settimanali. Non è questo il futuro che i giovani francesi speravano dal governo socialista, e non è questo il presente che i lavoratori e i sindacati speravano dal governo socialista.

Gli studenti francesi hanno analizzato a fondo il disegno di legge sul lavoro, in assemblee e attraverso i social network. Prima di andare alle manifestazioni, in tantissimi licei si sono volte assemblee in cui, ai più ignari, veniva spiegato cosa potrà accadere quando entrerà in vigore la nuova legge. Nelle discussioni dei giovani studenti è centrale la questione della libertà di licenziamento per motive economici. Quasi tutti sanno bene di avere un destino da lavoratori precari, soprattutto nei settori ad alto impatto tecnologico. E quasi tutti hanno la consapevolezza che se si abbatte la tutela, se si abbattono i diritti, nessuno sarà più protetto, come d’altronde già accade, e non solo in Francia, soprattutto coi contratti stagionali, dove prevale la logica del voucher. La testimonianza più ficcante è quella di una sedicenne intervistata dal quotidiano Liberation: “il governo dice che creerà più occupazione, ma solo facilitando i licenziamenti. È bizzarro, no?”. Secondo questa liceale, la mobilitazione non è che all’inizio: “gli adulti sono preoccupatissimi, ed è normale che siano incazzati”. Un giovane universitario, intervistato da Le Monde, prova a fare una valutazione politica: “Valls andrà in televisione a dirci che non è stato capito bene, che vuole spiegare, e blablabla, ma questa legge è troppo, e non passerà”.

Insomma, nelle scuole, nelle università e nelle fabbriche, dopo il 9 marzo si ha la consapevolezza comune che un vasto movimento sociale potenzialmente ha avuto inizio. La convergenza a destra delle politiche socialiste ha condotto a una “convergenza dei conflitti”. Martin, membro dell’Unef, dice: “stiamo ormai condividendo le stesse dinamiche, noi studenti e i lavoratori, perciò facciamo paura al governo”. Il comune denominatore è la delusione del governo socialista Valls voluto tenacemente da Hollande, dopo aver spazzato via i ministri socialisti più “riformisti” e vicini alla gauche. È un movimento che fa ben sperare. Per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa.

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