Elezioni. Come in un teatro dei burattini, volano bastonate. Il disagio di Fassina: vorrebbe parlar di Roma, di programmi, di politica. Niente, dominano le risse

Elezioni. Come in un teatro dei burattini, volano bastonate. Il disagio di Fassina: vorrebbe parlar di Roma, di programmi, di politica. Niente, dominano le risse

Sembrano tornati i bei tempi quando, ragazzini, anzi bambini, guardavamo estasiati il teatro dei burattini. Un  giardino, un piazzetta e vai. Se ne sono perse le tracce. Solo in estate, in qualche località balneare, abbiamo rivisto i nostri amati burattini. I bambini di oggi, sono come i bambini di ieri. Assistono alle gesta dei nostri eroi e si entusiasmano quando, alla fine dello spettacolo, se le danno di santa ragione. Bastonate che risuonano sulle teste di legno. Alla fine arriva l’applauso e l’assistente burattinaio passa con il cappello a raccogliere l’obolo.

A questo abbiamo pensato guardando lo spettacolo, dal vivo questa volta, che stanno dando a Roma e anche in molte altre città dove si vota per rinnovare le amministrazioni comunali, Berlusconi, Salvini, Meloni, Bertolaso, Marchini e altri personaggi del medesimo ceppo a Torino, Napoli, Bologna. Uno spappolamento di Forza Italia, una occasione colta al volo dal capo della Lega per rappresentare l’intera destra, pappandosi la falange, ormai ridotta a un piccolo battaglione. A Roma perfino Storace si è rimesso in movimento, ha indossato il vestito buono e via in corsa.

Sul palcoscenico romano vogliono salire anche Tosi e Razzi (alias Crozza)

Sul palco del teatrino vuole salire l’ ex sindaco di  Verona, Tosi, il quale, fa presente che la sua buona amministrazione del comune veneto può essere trasferita a Roma. E già che c’era arriva anche il senatore di Forza Italia, Antonio Razzi. Perfino uno come lui si dice disgustato dalle risse, dalle liti fratricide e si concede: “Non mi rimane che scendere in campo in prima persona anche come sindaco di Roma e stavolta caro amico… te lo dico da amico, sò veramente c…. vostri, anche perché bisognerà fare i conti con i 450mila abruzzesi residenti a Roma e con i miei conterranei non si scherza”. Non si capisce bene se sia lui o Crozza. In molti credono che sia quest’ultimo. Sul triangolo Meloni, Salvini, Bertolaso si sa tutto. Gazebarie, primarie finte, niente da fare. Berlusconi si è incaponito. È andato a Palermo, ha fatto un accordo con Alfano per candidature comuni. Poi si potrebbe estendere, insomma un ritorno di fiamma, Forza Italia-Ncd, Verdini è in attesa di prender posto nel teatrino. A Roma la ministra Lorenzin, quella che ci fa pagare tutti i medicinali, anche quelli indispensabili, sta approntando una lista civica a sostegno di Marchini.

Le balle di Berlusconi. Bertolaso sarà il sindaco di Roma, farà come Giuliani a New York

Berlusconi non molla e sempre da Palermo rilancia: “Bertolaso sarà il sindaco di Roma, farà come Giuliani a New York, grazie al suo motto: tolleranza zero contro il degrado. A Roma la Lega ha commesso un errore grossolano che non si ripeterà più perché occorre collaborazione contro il Pd e il M5s”. Ipse dixit e arriva il Pd. A Milano aprono insieme la campagna elettorale Sala e Parisi. In teatri diversi. Perfino la giornalista di La7 dice che fra i due non si avvertono differenze, anche se uno è proposto da un Pd insieme a pezzi di Sel e l’altro da Forza Italia, Salvini e Fratelli d’Italia. Pisapia, il sindaco ex arancione, si reca ad abbracciare Sala. Parisi lo attendeva ma poi deve averci ripensato. Andiamo a Napoli. Bassolino a forza di scrivere ricorsi si è quasi slogato il polso. Ora è in attesa del responso dei probiviri, una volta si chiamavano così, nazionali. Poi vedrà se scendere in campo. A Roma, la candidata di Cinque stelle, data per favorita nella corsa a sindaco, se la deve vedere con altre esponenti grilline che contestano la sua candidatura. Ma lei non se ne fa un problema. La politica, Roma anche, nascono con lei, prima c’era il vuoto. Parla molto di partecipazione e, per dare prova, si porta sempre dietro due o tre cittadini che le fanno da comparse. È quella che voterebbe anche la Meloni se non raggiungesse il ballottaggio. Poi ci ha ripensato e ha precisato “tanto io al ballottaggio ci vado”.

In cantiere liste civiche, si fa per dire, a sostegno di Giachetti che teme di non arrivare al ballottaggio

In tutto questo marasma c’è un candidato che prova un grande disagio. Non ci si trova proprio. È Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana-Sel, ma ancora in rodaggio in attesa di sapere cosa intende fare l’ex sindaco Marino. Si trova a disagio perché parla dei problemi di Roma, la capitale d’Italia, parla di politica, del lavoro che non c’è, di pensioni, del welfare, di Europa, di migranti. Ha perfino elaborato un programma costruito con tanti incontri con i cittadini, assemblee, un programma partecipato, la “meglio Roma” dice. Il candidato del Pd, Giachetti, di programma non ha proprio voglia di parlare. Pensa ad organizzare liste civiche che lo sostengano. Una dovrebbe essere messa in campo da Fioroni, ex dc, leader dell’area cattolica dei Dem, insieme all’ex segretario generale della Cisl, Bonanni. Un’altra promossa dal segretario di Radicali italiani, ex consigliere eletto nella lista Marino, con esponenti “di richiamo della società civile”, scrive il bollettino Repubblica. Tradotto: si tratta di qualche ex politico di sinistra diventato manager pubblico e altre cosucce simili. Ma sempre stando al bollettino di via Fochetti e alla sua scriba ci sarebbe pronta una lista arancione con associazioni, pezzi di Cgil, alcuni fuoriusciti di Sel, magari quelli che stanno bloccando la ufficializzazione della candidatura di Fassina per il quale nel frattempo hanno sottoscritto un appello un centinaio di dirigenti sindacali territoriali, di categoria, e dei luoghi di lavoro. Ma non è finita qui. Sempre il bollettino di via Fochetti fa sapere che ci potrebbe essere anche una lista Pd con qualche “nome forte” promossa dall’immancabile Orfini, che si deve guadagnare la pagnotta.

Si  parla di una lista Pd con esponenti non renziani a sostegno del vicepresidente della Camera

Si parla di nuovo di Fabrizio Barca, quello del report sui Circoli, molti dei quali furono chiusi. Poi, parlamentari tutt’altro che renziani come Walter Tocci e simboli dell’ex giunta Marino a cominciare dal giudice Alfonso Sabella, rientrato in magistratura con incarico e Napoli e indicato da Renzi come suo consigliere, un altro che andrebbe ad aggiungersi al plotone di Palazzo Chigi. Pensiamo che le persone indicate non si presterebbero a fare da stampella a Giachetti. Ma il mondo è vario e non è affar nostro. Solo una anomalia ci permettiamo di registrare. Fra tanti candidati sindaci ufficiali, l’unico che ha proposto un programma per cambiare Roma, in discontinuità con il passato, anche con quello delle giunte di centro sinistra, che ha un largo consenso, da Futuro a sinistra a Sel, Rifondazione, alla lista Tsipras, Contaci, tante associazioni che operano nei territori, attende ancora l’ufficializzazione della candidatura. Misteri, ma non troppo di una politica che è troppo politichese. Per questo c’è disaffezione e sono in tanti nei sondaggi che dichiarano di non andare a votare. Già, i sondaggi, tanti ogni giorno, elaborati da istituti veri e fasulli, creati per l’occasione. I dati sono talmente discordanti l’uno dall’altro che ci viene da pensare siano di comodo. Pensiamo male? Non se l’abbiano i sondaggisti, ma noi crediamo proprio che siano fasulli. Ah, dimenticavamo i nostri burattini. Sono lì .con le testoline di legno, a darsi bastonate.

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