Egitto. Un dirottamento aereo ad opera di uno squilibrato ha tenuto il mondo col fiato sospeso per sei ore

Egitto. Un dirottamento aereo ad opera di uno squilibrato ha tenuto il mondo col fiato sospeso per sei ore

Dopo quasi sei ore di tensione, il dirottatore dell’Airbus egiziano A 320, in volo da Alessandria al Cairo, e atterrato all’aeroporto di Larnaca a Cipro, si è consegnato alla polizia. I 55 passeggeri dell’Airbus della compagni Egyptair sono stati progressivamente liberati. Il ministro egiziano dell’Aviazione civile Cherif Fathy ha affermato alla tv di Stato che “sono tutti sani e salvi”.

Il volo MS 181 era partito dall’Arabia Saudita, e avrebbe dovuto atterrare al Cairo dopo uno scalo ad Alessandria d’Egitto. Il decollo era previsto per le ore 6.30 di martedì mattina, ora locale. I passeggeri sul volo erano 55 e non 81 come in un primo tempo era stato comunicato dagli organi di stampa. Tra i passeggeri vi erano otto americani, quattro britannici, quattro olandesi, due belgi, un francese e un italiano, secondo il comunicato del Ministero dell’Aviazione civile egiziano. Il pirata dell’aria ha contattato le autorità aeroportuali cipriote alle 8.30. Il permesso di atterraggio a Larnaca è stato confermato venti minuti dopo. L’aereo è stato isolato sulla pista di atterraggio, nei pressi del terminal. L’aeroporto è stato chiuso per motivi precauzionali, e i voli dirottati su Paphos.

Descritto come “psichicamente instabile”, il dirottatore era stato all’inizio presentato come un professore della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Alessandria, e per un paio d’ore è diventato non solo un pericolo pubblico, magari legato alla Fratellanza mussulmana egiziana, ma anche un “idiota”, quando si è scoperto che non era legato ad alcuna setta. Qualche giornale italiano è caduto nella trappola e ha titolato che quel povero professore era appunto “un idiota”. In realtà, quando tutto è finito, anche grazie ad un comunicato della sua Università e a una dichiarazione di sua moglie, residente a Cipro coi figli, si è scoperto che quel professore era invece trattenuto come ostaggio dal vero dirottatore.

Le motivazioni del vero dirottatore, che nell’aereo aveva fatto credere ad equipaggio e ostaggi di portare una cintura esplosiva, rivelatasi falsa, sono apparse subito confuse. Il pirata dell’aria sembra aver agito per ragioni personali e certo ben lontane dal fanatismo religioso jihadista: voleva consegnare una lettera di quattro pagine alla sua ex moglie, e poi chiedere asilo politico alla Turchia. L’ex moglie è stata accompagnata all’aeroporto col figlio, secondo quanto riferisce la televisione cipriota. Dopo qualche ora, i parenti del dirottatore hanno confermato che l’uomo “non svolgeva alcuna attività terroristica”, né apparteneva ai Fratelli musulmani. I congiunti hanno però rivelato che l’uomo aveva problemi “finanziari” e “chiedeva in prestito denaro ad amici”. Lo riferisce il sito egiziano Veto, aggiungendo che gli inquirenti proseguono le indagini e gli interrogatori dei parenti per svelare il motivo del suo gesto. Il sito Youm7 precisa che l’uomo, nato il 23 luglio 1957, ha commesso “16 crimini di contraffazione” anche di assegni, “furto e spaccio di droga”. Aveva anche fondato una compagnia “fasulla” intitolata a suo nome, la ‘Seif El Din Food Import and Exports’ al fine di “coprire i suoi traffici” ed era stato arrestato tre volte: condannato nel 2010 era evaso durante la rivoluzione egiziana del gennaio 2011, ma si era costituito nel 2014 scontando la pena l’anno scorso. Il dirottatore risiede a Helwan, agglomerato a sud del Cairo, ed era stato cacciato dalla Facoltà di Legge della Beirut Arab University (Bau) di Alessandria.

Naturalmente, il gesto del folle ha destato l’attenzione del mondo perché è ancora molto fresco il ricordo dell’abbattimento dell’aereo russo Metrojet, che costò la vita di 224 persone. Quell’atto terroristico venne poi rivendicato dal gruppo Wilayat Sinai, affiliato allo Stato Islamico. Si scoprì che l’esplosivo era contenuto in uno zaino depositato in una cappelliera. Si tratta di uno dei gruppi più organizzati e feroci dello Stato Islamico. Da più di tre anni fronteggia l’esercito egiziano nel nord est del Sinai ed ha già dimostrato di essere in grado di colpire con operazioni complesse. Ed è responsabile soprattutto dell’omicidio del procuratore generale egiziano Hisham Barakat al Cairo, lo scorso 29 giugno. L’attentato contro l’aereo russo aveva gettato discredito sulla sicurezza degli aeroporti egiziani. I voli da Russia e Inghilterra erano stati bloccati. Solo dopo molto tempo, il presidente egiziano Al Sisi ha poi dovuto riconoscere che l’incidente aereo era stato provocato da un atto terroristico. E solo dallo scorso 20 marzo, la procura egiziana ha aperto un’inchiesta.

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