Accordo Ue-Turchia. Medici senza frontiere, Onu e altre organizzazioni non intendono essere complici delle deportazioni

Accordo Ue-Turchia. Medici senza frontiere, Onu e altre organizzazioni non intendono essere complici delle deportazioni

Tre colpi sono stati inferti al recente accordo tra la UE e la Turchia sulla ricollocazione dei profughi e dei migranti. Il primo colpo è stato inferto da quattro grandi organizzazioni umanitarie che si rifiutano di contribuire alla deportazione verso la Turchia dei migranti. Il secondo è il rifiuto, confermato alla UE da un diplomatico, della Turchia di cambiare la propria legislazione in materia di diritti civili, come invece esplicitamente era scritto nell’accordo. Infine, il terzo colpo giunge dalla Grecia, dove le autorità di governo non sanno affatto come funziona concretamente quell’accordo.

La posizione dell’UNHCR, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati: “non aiuteremo i centri di detenzione”

L’agenzia Onu per i rifugiati ha affermato di aver sospeso gran parte delle sue attività nei centri di accoglienza per rifugiati sulle isole greche proprio perché rifiutano di considerarli come centri di detenzione per coloro che saranno deportati in Turchia. Pochi minuti dopo la diffusione del comunicato dell’UNHCR, anche Medici senza frontiere, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council hanno comunicato di non aver alcuna intenzione di partecipare alle attività di deportazione dei rifugiati, perché esse sono in contrasto palese con il diritto internazionale.

La portavoce dell’UNHCR, Melissa Fleming ha dichiarato: “L’UNHCR non fa parte dell’accordo tra la UE e la Turchia, e neppure intende essere coinvolta nei respingimenti, nelle deportazioni e nelle detenzioni. Continueremo ad assistere le autorità greche a sviluppare una adeguata capacità di accoglienza”. In un altro, e più duro, comunicato, il capo della missione greca di Medici senza frontiere, Marie Elisabeth Ingres, ha dichiarato: “non consentiremo che la nostra assistenza venga strumentalizzata per espulsioni di massa e rifiutiamo di essere parte di un sistema che non ha rispetto per le necessità umanitarie o di protezione dei richiedenti asilo e dei migranti”.

Le Ong avvertono che la Turchia non ha firmato la Convenzione sui rifugiati e può agire come crede 

Il punto che le organizzazioni umanitarie sollevano contro l’Unione europea è che la Turchia non ha firmato la Convenzione Onu sui rifugiati, e mentre ha accettato di accogliere un numero di profughi più elevato rispetto ad altri paesi, ha spesso costretto i richiedenti asilo di Siria, Iraq, Afghanistan a far ritorno nei loro paesi d’origine. Appena un’ora dopo la sigla dell’accordo tra la Ue e la Turchia, Amnesty International denunciava il fatto che 30 rifugiati afghani erano stati rispediti in Afghanistan. Una sorta di annuncio del futuro prossimo, dicono i dirigenti di Amnesty. John Dalhuisem, il direttore di Amnesty per l’Europa e l’Asia centrale usa l’ironia amara: “l’inchiostro non si era mica seccato sulla firma dell’accordo tra la Ue e la Turchia quando decine di afghani sono stati costretti a fare ritorno in un paese in cui le loro vite saranno in pericolo”. L’altra grande ragione della rabbia delle organizzazioni umanitarie riguarda il fatto che in Turchia ai rifugiati non viene riconosciuto il diritto al lavoro, confermato dalla Convenzione Onu del 1951. Una legge del gennaio 2016 ha riconosciuto questo diritto solo ai cittadini siriani, ma le organizzazioni umanitarie sostengono di non aver ancora visto un solo siriano assunto con la certezza di un contratto di lavoro vero e proprio.

Le disumane difficoltà della Grecia, ancora una volta lasciata da sola dall’Europa

D’altra parte, la Grecia sta sperimentando enormi problemi con l’applicazione dell’accordo. La Grecia ha bisogno di circa altri 4000 specialisti in diritto d’asilo, provenienti dal resto d’Europa, proprio per avviare la deportazione di decine di migliaia di rifugiati. I rinforzi non sono ancora arrivati, e nel frattempo il numero dei rifugiati è salito a 50.000. L’UNHCR fa sapere di avere già avvertito per tempo le autorità europee che la Grecia avrebbe avuto notevoli difficoltà. E teme che l’accordo possa concretizzarsi senza le necessarie salvaguardie. La Grecia, dice l’UNHCR, non ha oggi la capacità di valutare sulle isole le richieste di asilo, e mostra gravissime carenze nel sistema di accoglienza e di protezione. Il vicesindaco di Lesbo, l’isola maggiormente colpita dal flusso di migranti, conferma le preoccupazioni dell’UNHCR, e afferma che nessuna autorità greca sa con esattezza quali siano le procedure di deportazione, né come funzionino. E non sa come reagire dinanzi ai continui sbarchi. Il vicesindaco accusa esplicitamente la Commissione UE: “nessuno sa cosa fare. Gli ordini cambiano ogni cinque minuti. Solo Dio sa come faremo”.

 

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