Accordo Ue-Turchia. Le Ong lo contestano e polemizzano contro l’Europa. Camusso e Boldrini preoccupate

Accordo Ue-Turchia. Le Ong lo contestano e polemizzano contro l’Europa. Camusso e Boldrini preoccupate

L’accordo tra la Unione Europea e la Turchia, siglato venerdì pomeriggio, continua a far discutere e a suscitare notevoli polemiche. Se sul piano delle leadership politiche europee, democristiane e socialiste, si brinda al fatto che su sollecitazione di Angela Merkel si fa ricadere sulle spalle della Turchia gran parte delle fatiche per gli inevitabili respingimenti collettivi dei profughi, seguendo l’ipocrisia del modello “uno a uno”, da parte delle organizzazioni non governative e umanitarie si solleva il velo su un accordo che esse considerano una “vergogna” per la civiltà europea. Di fatto, democristiani e socialisti, la cui coalizione domina ormai l’Europa, in totale subalternità alle politiche di chiusura della Torre d’avorio o della Fortezza Europa, hanno messo fine a secoli di civiltà ospitale e soprattutto al diritto d’asilo. Hanno pagato, e parecchio, la Turchia, sia in termini economici che in termini politici, per fare il lavoro di accoglienza, che alcuni stati non hanno voluto portare a termine: appena 190 profughi rilocalizzati su un totale di circa 160mila previsti dalla Commissione europea. Sul piano economico, la Turchia riceverà sei miliardi per accogliere i profughi (una domanda: non si riescono a trovare pochi milioni di euro per assistere tredicimila migranti a Idomeni, che versano in condizioni disumane, e si promettono miliardi alla Turchia?). Sul piano politico, nonostante le 72 richieste di democratizzazione del paese, la UE riconosce la Turchia, di fatto, come paese terzo sicuro per i profughi, una vera bestemmia, contraria alla realtà. Non è un caso che le organizzazioni umanitarie internazionali, oltre che sugli aspetti tecnici, abbastanza oscuri, dell’accordo, puntano sulla svendita della civiltà europea alla Turchia e accusano i capi di governo e di stato dei 28 di “vigliaccheria e ipocrisia”.

La valutazione di Tsipras: il bicchiere è mezzo pieno

Il giorno dopo, una valutazione positiva dell’accordo, ma con molti distinguo, arriva dal premier greco e leader di Syriza, Alexis Tsipras. L’accordo raggiunto tra l’Unione europea e la Turchia è stato un successo diplomatico per la Grecia in collaborazione con Cipro, secondo Alexis Tsipras. Tuttavia – ha ammonito Tsipras – si tratta di un “accordo difficile”, la cui attuazione dipende dalla riduzione dei flussi migratori. “Abbiamo raggiunto l’accordo migliore possibile sulla questione dei rifugiati. Ora dobbiamo lavorare duramente per risolvere questa crisi che ci troviamo ad affrontare”, ha detto Tsipras. Secondo il primo ministro greco, Atene e Nicosia hanno arginato con successo le “richieste irragionevoli” di Ankara sulla questione cipriota riuscendo a escludere dal negoziato sui migranti sei capitoli del negoziato su Cipro. Tsipras ha precisato che la Grecia, in base all’accordo, riceverà personale e risorse, con 2.300 interpreti e esperti di asilo  e sicurezza in arrivo per aiutare le autorità elleniche nella gestione dell’emergenza. La valutazione di Tsipras è generata dal realismo: finora la Grecia, già pesantemente colpita dalla crisi e dalle politiche rigoriste europee, era stata lasciata sola ad arginare il fenomeno migratorio. Ancora oggi, sono 45mila i migranti ospitati sulle isole greche, e altri tredicimila bloccati sulla frontiera con la Macedonia, a Idomeni. La Grecia rischia una drammatica crisi umanitaria. Perciò, l’accordo con la Turchia, se ben gestito da Atene, potrebbe contribuire ad evitarla.

Medici Senza Frontiere: “i leader europei hanno perso il contatto con la realtà”

“L’accordo dimostra ancora una volta come i leader europei abbiano perso completamente il contatto con la realta’” dice il presidente di Medici senza frontiere Italia, Loris De Filippi, che parla di “cinismo evidente” di un accordo che si fonda sul “principio delle porte girevoli” e che “riduce le persone a semplici numeri”. “Di fronte alle ragioni di vita e morte di chi cerca protezione in Europa è vergognoso che il solo passaggio sicuro offerto dai leader europei sia condizionato al numero di persone che saranno respinte” aggiunge De Filippi.

Amnesty International: “la UE ignora i suoi obblighi internazionali”

Il direttore di Amnesty International per Europa e Asia Centrale, John Dalhuisen, evidenzia che “il ‘doppio linguaggio’ dell’accordo non riesce a nascondere la feroce determinazione della Ue di girare le spalle alla crisi globale dei rifugiati ed ignorare di proposito i suoi obblighi internazionali”. “Le promesse di rispettare le leggi internazionali ed europee – aggiunge Dalhuisen – appaiono come una copertura di zucchero sulla pasticca di cianuro che la protezione dei rifugiati in Europa è costretta ad ingoiare”. E mentre il presidente della Fidh, Karim Lahidji, denuncia un accordo “vergognoso” che è “un deludente tentativo di sigillare le frontiere in Europa” con cui “i leader europei sono pronti a certificare la Turchia come paese sicuro per i rifugiati mentre il paese non ha un efficiente sistema di asilo ed ha la peggiore situazione da decenni per i diritti umani”, il portavoce del Consiglio italiano per i rifugiati, Christopher Hein, definisce l’accordo come “un chiaro mercanteggiamento che si è concluso sulla testa e sulla pelle dei rifugiati”.

I gesuiti del centro Astalli: “Una vergogna tutta europea”. Profughi trattati come “scarti dell’umanità”

Il Centro Astalli dei gesuiti per i rifugiati esprime “seria preoccupazione per l’accordo raggiunto da Ue e Turchia per far fronte alla cosiddetta crisi dei rifugiati”. In particolare, il centro di servizio dei Gesuiti ritiene “inaccettabile che si sia deciso di far rientrare in Turchia i migranti cosiddetti irregolari che hanno compiuto la traversata fino alle isole greche. Si tratta di una misura in aperta violazione delle norme internazionali”. “Assistiamo attoniti a un vero e proprio attacco alla dignità della vita umana, aggravato da uno spreco sproporzionato di risorse economiche che potrebbe essere destinato alla creazione di canali umanitari sicuri per chi scappa dalla guerra, ad un’accoglienza programmata e progettuale che impegni tutti gli Stati dell’Ue. In Grecia in questo momento arrivano prevalentemente migranti in fuga dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan. Si tratta di un flusso formato da un’alta percentuale di donne e bambini”. In particolare, continuano i gesuiti del centro Astalli “ci pare assurdo che come criterio di valutazione del destino dei migranti si prenda in considerazione il fatto che siano giunti irregolarmente. Di fatto oggi l’unico modo per arrivare in Europa a chiedere asilo è affidarsi ai trafficanti, Proprio perché l’UE si ostina a chiudere le frontiere e a non prevedere alternative legali all’arrivo di chi fugge dalla guerra si creeranno nuove vie di traffico sempre più pericolose”. Il Centro Astalli chiede inoltre “maggiore partecipazione e coscienza civica nei confronti di una questione estremamente grave: non possiamo accettare indifferenti che uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni vengano deliberatamente trattate come scarti dell’umanità. È una vergogna tutta europea”.

Save The Children: “delusi dai leader europei. Avrebbero dovuto creare corridoi umanitari”

In una nota, Save the Children si dice “estremamente delusa” dall’accordo. “Devono essere protette le persone, non le frontiere – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia -. Questo accordo creerà solo maggiori incertezze per le migliaia di profughi che sono bloccati nel fango, al freddo e all’umido”. Secondo Save the Children, l’accordo assicurerebbe ai migranti in arrivo in Grecia la protezione prevista dagli standard internazionali, tuttavia, “non è chiaro come questo potrebbe tradursi nella pratica – ha aggiunto Neri -. Girarci intorno e scaricare il problema sulla Grecia e la Turchia non allontanerà il problema, ma sarebbe necessario condividere le responsabilità. I leader europei devono invece concentrarsi su come aumentare il loro impegno sui ricollocamenti e la creazione di percorsi sicuri e legali per l’ingresso nell’Unione europea”.

Oxfam: “colpo contro il diritto d’asilo”, un passo verso “l’abisso della disumanità”

Dura la nota di Oxfam. “Si tratta di un colpo senza precedenti inferto al diritto di asilo e alle persone che richiedono protezione. L’Europa rinnega il suo passato di patria dei diritti umani e mercanteggia con il destino di centinaia di migliaia di persone in fuga, calpestando in un solo colpo la propria legge, la propria storia e il proprio senso etico”. Secondo Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam Italia, l’accordo “viola il diritto internazionale e quello dell’Unione, scambiando vite umane con concessioni politiche. Dopo il blocco della rotta balcanica, questo nuovo accordo con la Turchia è un ulteriore passo verso l’abisso della disumanità, peraltro mascherato, con raggelante ipocrisia, da strumento per smantellare il business dei trafficanti. Il costo del controllo dei confini europei non può continuare a essere pagato con vite umane”. Ai leader europei, Oxfam rilancia la richiesta di corridoi umanitari sicuri. “Gli stati membri devono accogliere i rifugiati secondo la quota che gli spetta. Non si può mettere un tetto a questa fondamentale responsabilità. La migrazione non si può impedire: si può solo gestire nel migliore dei modi possibili, ma l’Europa che esce da questo ennesimo vertice è drammaticamente lontana da questo approccio”.

L’Alto Commissariato Onu per i rifugiati esprime cautela: “tutto dipende dalle modalità di attuazione dell’accordo”

Cauto il commento dell’Unhcr. “L’accordo chiarisce una serie di elementi – si legge in una nota ufficiale -. In modo significativo, ha reso esplicito che in tutte le modalità di attuazione dell’accordo verrà rispettato il diritto internazionale ed europeo”. Secondo quanto l’Unhcr interpreta, questo significa che “le persone in cerca di protezione internazionale, accederanno ad un’intervista individuale che stabilirà se la loro richiesta di asilo potrà essere presentata in Grecia, e nel corso della quale avranno diritto a presentare ricorso prima di una possibile riammissione verso la Turchia. Da ciò deriva anche che, una volta rimpatriate, le persone bisognose di asilo avranno la possibilità di accedere in modo effettivo alla protezione in Turchia. Dobbiamo ora vedere come questo verrà attuato nella pratica, riflettendo le garanzie inserite nell’accordo, molte delle quali attualmente assenti”. Cruciali, per l’Unhcr, “le modalità di attuazione dell’accordo. In ultima analisi, la risposta deve soddisfare i bisogni impellenti delle persone in fuga da guerre e persecuzioni. I rifugiati hanno bisogno di protezione, non di respingimenti”. In primo luogo, devono essere rafforzate in Grecia le condizioni di accoglienza ed il sistema di valutazione delle domande di asilo, spiega l’organizzazione. “Le garanzie previste dall’accordo devono essere messe in pratica. Questo rappresenterà una sfida enorme che bisognerà affrontare immediatamente”. Per quanto riguarda le persone rimpatriate in Turchia e bisognose di protezione internazionale, invece, per l’Unhcr “devono poter accedere ad una valutazione della domanda di asilo che sia equa e appropriata, ed entro un termine ragionevole. Devono inoltre esistere rassicurazioni contro i ritorni forzati. Prima di qualsiasi rimpatrio dalla Grecia, l’accoglienza e le altre misure devono essere approntate in Turchia. Le persone che hanno bisogno di protezione internazionale devono poter accedere all’asilo senza discriminazioni e in linea con gli standard internazionali, incluso l’effettivo accesso a lavoro, assistenza sanitaria, istruzione per i bambini, e, se necessario, assistenza sociale”. L’incremento dei reinsediamenti dalla Turchia verso l’Unione europea, infine, “non deve avvenire a spese del reinsediamento di rifugiati di altre nazionalità che nel mondo si trovano in una situazione di grave bisogno, soprattutto nel contesto odierno di un numero mai raggiunto di persone costrette alla fuga”.

Susanna Camusso: “quando i diritti umani sono violati, si perde la ragion d’essere dello stare assieme nella UE”

“L’assenza di effettive tutele, di corridoi umanitari e di interventi rispetto alle modalità con cui viene organizzato il traffico dei rifugiati mette tutto il Mediterraneo a rischio”. Lo ha detto Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, rispondendo a margine del Forum di Confcommercio a Cernobbio a chi le chiedeva se si attendesse una nuova ondata migratoria verso l’Italia. “L’Europa è su una strada pericolosa, perché quando si violano i diritti umani, gli stessi trattati europei e le costituzioni dei Paesi, vuol dire che manca la ragion d’essere dello stare insieme”, ha spiegato la sindacalista riferendosi alla Ue.

Anche la presidente della Camera Laura Boldrini esprime le sue critiche all’accordo, “Europa più fragile e meno autorevole

“Sono molto preoccupata per l’accordo tra Unione Europea e Turchia sui migranti perché prevede una soluzione complicata già sulla carta che si dimostrerà difficilmente attuabile nella pratica quotidiana”. Lo scrive la presidente della Camera, Laura Boldrini, su Facebook. “L’Europa – aggiunge – dà alla Turchia il compito di bloccare, in nome e per conto dell’Unione, il flusso di profughi senza che questo Paese abbia un quadro giuridico adeguato alla gestione di richiedenti asilo e rifugiati. Inoltre, l’accordo in teoria tutela i diritti di chi arriva in Europa, ma in realtà l’onere della sua realizzazione ricade principalmente sulle spalle della Grecia, che sta già facendo sforzi enormi e sarà costretta a subire una pressione ancora maggiore. Di fronte alla più grande crisi dei rifugiati dalla Seconda Guerra mondiale, l’Europa sembra volere esternalizzare il diritto d’asilo. Invece di condividere l’onere tra 28 Paesi membri, come era stato giustamente previsto dalla Commissione, si è permesso a molti Stati di lavarsene le mani, sovraccaricandone altri. L’accordo di ieri – sottolinea ancora la presidente della Camera – è il risultato di tutto ciò: risolverà solo in parte il problema ed è una scelta al ribasso sui diritti che non sappiamo dove ci porterà e che mina la nostra credibilità.Con questo accordo l’Europa ha rinegoziato valori che sono alla base dei suoi trattati fondativi e che fino ad ora erano stati sempre salvaguardati. L’Europa si dimostra così più fragile e meno autorevole”, conclude Boldrini.

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