Voucher, uno scandalo. Giovani sfruttati. Lavoro per un miliardo pagato con i buoni. Cresce l’occupazione? Si, ma a part- time

Voucher, uno scandalo. Giovani sfruttati. Lavoro per un miliardo pagato con i buoni. Cresce l’occupazione? Si, ma a part- time

Cominciamo dalla coda, i voucher. L’Inps nel diffondere i dati sull’occupazione non solo confonde i numeri per cui non si capisce quanti siano effettivamente i nuovi posti di lavoro. Bisogna leggere numero per numero se davvero si vuole vedere cosa si nasconde dietro la parola magica dell’aumento dell’occupazione, degli “eccellenti” risultati del jobs act che servono a Renzi Matteo, in gita in Argentina a magnificare  quanto è bravo e quante riforme  ha fatto. Ma la cosa più grave è che  una  vergogna del nostro Paese che si chiama “voucher”, sfruttamento dei giovani, viene relegata nei titoli di coda, come  nei film. Va bene agli scriba renziani che alla fine dei loro articoli in cui spargono incenso sulle chiome, un po’ spelacchiate del premier, dedicano due o tre righe al “fenomeno”, quasi una cosa che nasce per caso, come la colpa che, dice il proverbio, “morì fanciulla”. Nessuno porta la responsabilità di una situazione scandalosa, nessuno si preoccupa, malgrado le ripetute denunce dei sindacati, di affrontare e risolvere il problema. Per questo, ripetiamo, partiamo dalla coda. Oltre 1 miliardo di euro è stato pagato in voucher. Il 2015 si è chiuso con un’impressionante impennata nel ricorso a questo strumento, che dovrebbe essere destinato al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio. Nell’arco dello scorso anno, infatti, sono stati venduti 114.921.574 di voucher, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (69.172.879), pari al 66%.

Filcams Cgil: il voucher incentiva la precarietà. Barbagallo (Uil): così si copre il lavoro nero

“Un vero boom, insomma, che fa suonare un campanello di allarme che non può essere sottovalutato “, afferma  la Filcams-Cgil  che tutela le lavoratrici e lavoratori del Terziario, Turismo e servizi, settori dove l’incremento dei buoni lavoro è significativo. “Lavoro domestico, pubblici esercizi, turismo e ora anche il commercio: il voucher – sostiene il sindacato – viene utilizzato spesso per ‘mascherare’ prestazioni di lavoro continuative e subordinate più che per regolarizzare rapporti di lavoro realmente occasionali”. Filcams ricorda che le finalità del lavoro accessorio erano in origine “orientate a regolamentare attività occasionali e saltuarie”. Ora però, con le modifiche introdotte prima dalla riforma Fornero e poi dal Jobs Act, “vi è il rischio concreto che l’effetto sia contrario, che il voucher incentivi l’irregolarità, non essendo più necessario alcun riferimento qualitativo al carattere occasionale della prestazione”. L’utilizzo di queste tipologie contrattuali sta aumentando la precarietà: “È necessario intervenire subito con controlli ispettivi più frequenti e mirati – sottolinea il sindacato – per contrastare tutti gli abusi. Nel comparto turistico è più che mai urgente l’apertura di un confronto più generalizzato con il governo. La contraddizione di un settore decisivo per l’economia del paese che nei fatti genera solo precarietà e povertà per chi vi lavora, va affrontata immediatamente”. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo interviene duramente: “C’è stato un aumento dei morti sul lavoro – dice – non perché sono aumentati gli incidenti, ma perché con i voucher si copre il lavoro nero. Il lavoro, anche quando è stabile, non è stabile. Il voucher è lavoro irregolare. Possono coprire con un voucher un morto in meno”.

I toni trionfanti dell’Inps subito propagandati da Renzi che se la prende con i gufi

A fronte di un quadro così desolante arriva, trionfante l’Inps, che come è noto si occupa non di posti di lavoro ma di posizioni contrattuali. Gli estensori del comunicato trionfante, ripreso subito dalle tv renziane, non si sono accorti che entrano in contraddizioni con se stessi. Parlano di 2,4 milioni di assunzioni “stabili” sottolineano, dando il merito agli sgravi contributivi per le aziende e al jobs act in funzione dal marzo. Il dato comprende, bontà loro, “anche le trasformazioni di rapporti a termine e apprendisti in contratti a tempo indeterminato”. Il saldo positivo sarebbe di 764mila posti stabili creati. Stante questi dati Renzi esplode: “Per mesi ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs Act ci sono stati 764mila contratti a tempo indeterminato in più. Amici gufi, siete ancora sicuri che non funzioni? Avanti tutta, con coraggio e determinazione”.

Intanto lo stesso Istituto sente l’obbligo di dire che nel mese di dicembre 2015 si è registrato un vero e proprio boom per le assunzioni a tempo indeterminato: sono state 272.512, oltre il doppio di novembre. “L’andamento – bontà sua – si può spiegare anche con il fatto che dall’inizio del 2016, come ha disposto l’ultima Finanziaria, gli sconti sui versamenti contributivi a carico del datore di lavoro si sono dimezzati: gli imprenditori hanno accelerato i piani di assunzione per cogliere al 100% lo sgravio”.  Il padrone, come è noto, ne sa sempre una più del diavolo.

L’Inps non fornisce dati certi ma “presumibili”.  Una verità: i salari calano in media del 2%

Poi, sempre l’Inps, fa un quadro complessivo. Parla di un saldo a fine 2015 di 606.000 nuove posizioni di lavoro rispetto alla fine del 2014. In precedenza aveva parlato di 2,4 milioni di assunzioni, dato reclamizzato da Renzi, poi aveva ridotto a 764 mila i nuovi contratti. Ora scende ancora. Non solo. Scrive l’Istituto. “È presumibile che a questo incremento nel numero di posti di lavoro corrisponda un analogo incremento nel numero di occupati dipendenti regolari”. Ma come, ora “presume”. Lo comunichi anche al premier. “Si rafforza dunque lo spostamento dei rapporti di lavoro – afferma Inps – verso la forma indeterminata, che spiega la crescita complessiva, anche se nel 41% dei casi si tratta di lavori part-time: la ripresa economica ancora non è a pieno regime e non consente la ripartenza dei salari, con le retribuzioni ‘indeterminate’ in calo in media del 2%”. Non  crediamo ai nostri occhi: il boom della crescita per un 41%, ripetiamo, riguarda  lavori part time. Il comunicato conclude affermando che “resta preoccupante la dinamica dei voucher” ma, ci mancherebbe, ricorda che il Ministero del Lavoro ha avviato un tavolo sul tema. Ci mancherebbe, un tavolo non si nega a nessuno.

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