Vertice UE. Si decide il patto con Cameron per evitare la Brexit. Il leader laburista Corbyn critica il premier britannico

Vertice UE. Si decide il patto con Cameron per evitare la Brexit. Il leader laburista Corbyn critica il premier britannico

Il negoziato tra Londra e i ventisette Paesi UE volge al termine in un clima di grande confusione. Se il Consiglio europeo di giovedì e venerdì perverrà a un accordo, allora la campagna elettorale del referendum britannico sulla permanenza nella EU comincerà subito e si terrà molto probabilmente il prossimo 23 giugno.  Il premier britannico Cameron ha previsto una riunione del suo governo già venerdì per comunicare proprio l’esito dei colloqui decisivi con la UE, con l’eventuale accordo. Da quel momento in poi, lo stesso Cameron si lancerà nella campagna referendaria a favore del “in”, ovvero alla permanenza nella UE, mentre alcuni ministri si sono già pronunciati per “out”, ovvero per la Brexit, l’uscita dalla UE.

Il sentimento che prevale, a Bruxelles come nelle grandi cancellerie europee, è che un accordo sarebbe imminente, al termine del vertice dei capi stato e di governo. I diplomatici non vedono l’ora di mettere fine alle già lunghe discussioni sulla Brexit per aprire il capitolo migranti. Sulla Brexit, sembra, per ora, confermata la linea intrapresa dal presidente del Consiglio, il polacco Tusk, che il 2 febbraio scorso aveva concordato con Cameron una serie di proposte di compromesso per consentire al premier britannico di tornarsene a Londra con un pacchetto di riforme abbastanza coerenti e forti da convincere i britannici a restare nella UE. Sarebbe una sorta di quadratura del cerchio: preservare l’essenziale delle imposizioni decise dai paesi membri, rispettare i principi della UE ed evitare cambiamenti dei Trattati (di cui tutti blaterano, ma che nessuno vuole).

Tuttavia, lo stesso Tusk ha avvertito che “il processo resta fragile”. E al termine di un lungo viaggio che lo ha portato ad Atene, Parigi, Bucarest, Praga e Berlino ha affermato che “resta ancora da percorrere l’ultimo miglio”, ovvero, alcune delle richieste britanniche sono ancora sub judice. Le distanze non si sono accorciate tra gli sherpa di Londra e di Bruxelles, che a più riprese si sono incontrati nella capitale belga. Restano irrisolte alcune delle clausole imposte da Cameron alla UE: diritto di intervento di Londra sulle decisioni dell’eurozona, possibilità di non ospitare per quattro anni i migranti, modifica del Trattati.

Sulla questione dell’eurozona come su quella dei migranti, Parigi e Berlino parlano una sola lingua, e si scambiano sovente i ruoli. La richiesta britannica destinata a difendere gli interessi della City londinese consentirebbe un diritto di intervento diretto britannico sull’eurozona, ed è stata affrontata dal presidente francese Hollande con Cameron, il quale ha assicurato che non opporrà veti sulle decisioni finanziarie. Ma se si permettesse alla City di sottrarsi agli organi di regolazione del mercato unico dei servizi finanziari, i francesi potrebbero innervosirsi. È questa la “linea rossa” che Parigi ha imposto ai partner europei, da non attraversare: la City londinese non può ottenere dalla UE trattamenti di favore.

Dal canto suo, Berlino vigila sui principi di libera circolazione e di non discriminazione. Ma i paesi del sud e dell’est della UE, che contano la gran parte di migranti e di profughi, restano i più inquieti a proposito della richiesta fatta da Londra di sottrarsi ad alcune prestazioni sociali. I 28 paesi della UE dovranno firmare una dichiarazione che certifichi il fatto che Londra si trova già in questa situazione. È una procedura poco ortodossa, destinata a dare soddisfazione solo a Cameron. Ma la Polonia resta vigile sui limiti di assegnazione dei migranti.  Il Parlamento europeo, che dovrà approvare la legislazione che contiene le riforme decise con Londra, molto dopo la celebrazione del referendum, potrebbe opporvisi, anche se il presidente Schulz ha già che detto non si opporranno veti.

Intanto, forte si leva la critica contro Cameron da parte del leader laburista Corbyn. Il “freno di emergenza” sulla concessione dei benefici sociali britannici ai nuovi migranti europei che il premier conservatore David Cameron ha negoziato con l’Ue è “largamente irrilevante”, non porterà benefici ai lavoratori inglesi e non limiterà l’immigrazione. Corbyn, citato dal Guardian online, ha accusato Cameron di aver dato vita a uno “show teatrale” in tutta la vicenda della trattativa con Bruxelles al solo scopo di far fronte a esigenze di politica interna e di tenere a bada l’anima euroscettica del Tory con il referendum sulla Brexit. Il leader della sinistra britannica – pur avendo fatto già sapere che il suo partito non voterà in nessun caso in favore della Brexit – ha aggiunto che il Labour avrebbe voluto semmai un negoziato per “democratizzare l’Ue, per dare più diritti ai lavoratori e per mettere fine all’austerity e alla privatizzazione dei servizi pubblici”.

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