Usa. Dope le Primarie dell’Iowa, è più chiara la sfida politica tra Sanders e Clinton. Il copione è identico in tutta la sinistra occidentale

Usa. Dope le Primarie dell’Iowa, è più chiara la sfida politica tra Sanders e Clinton. Il copione è identico in tutta la sinistra occidentale

Dopo la sconfitta di misura alle Primarie dell’Iowa, nei confronti di Hillary Clinton. con getto della monetina e probabile riconteggio dei voti in alcune contee, Bernie Sanders considera il voto di lunedì come “un importante passo avanti nella lotta per la rivoluzione politica”. E si appresta a dar battaglia martedì prossimo, 9 febbraio, nello stato del New Hampshire. Arringando una folla piena di giovani a Claremont, Sanders ha accentuato il successo personale, del suo staff e dei suoi militanti in Iowa, che ha costretto Clinton sulla difensiva. Un distacco di appena 0,29% è davvero un successo. Sanders ha giudicato con queste parole quanto è accaduto in Iowa: “l’altra sera in Iowa abbiamo battuto la più potente organizzazione politica del paese. L’altra sera abbiamo recuperato un distacco di 50 punti”. Il risultato di Sanders dimostra che parte dei democratici americani è ormai pronta “a compiere il grande salto verso i cambiamenti fondamentali nel modo in cui politica ed economica vengono guidati in America”. E alle centinaia di militanti democratici del New Hampshire, Sanders ha detto che nonostante i sondaggi farlocchi, che ancora lo vedono soccombere di fronte alla Clinton di ben 18 punti, “la rivoluzione politica continuerà martedì qui nel New Hampshire”.

Sanders sta conducendo negli Stati Uniti una vera e propria rivoluzione culturale, basata sul modello europeo di socialdemocrazia, molto attenta a quel compromesso tra capitale e lavoro, che per un secolo è stato definito “welfare”. Ma lo fa a modo suo, con nuove parole d’ordine e nuove analisi. Nonostante i suoi 74 anni compiuti, Bernie Sanders affascina le nuove generazioni. E in questo appare molto vicino al leader dei laburisti britannici, Jeremy Corbin, 67 anni, e una eccezionale tempra di combattente per i diritti e l’uguaglianza. Sanders e Corbyn non solo condividono una generazione, poiché entrambi nati negli anni Quaranta del secolo scorso (nel 1941 Sanders e nel 1949 Corbyn), ma si sono affermati grazie al fascino che entrambi esercitano sulle nuove generazioni, parlando esplicitamente di socialismo. Entrambi battono sul tema molto caro a tanta sinistra europea, la riconquista dell’uguaglianza perduta, durante la crisi del capitalismo globale. Entrambi sanno, e lo dicono, che la crisi ha prodotto maggiore disuguaglianza e ha però alimentato i privilegiato, per cui chi era ricco è diventato ancora più ricco, mentre classe media, lavoratori e poveri, si sono progressivamente sempre di più impoveriti.

“Sapete chi è il beneficiario maggiore del welfare in questo paese”, ha chiesto ad esempio Sanders retoricamente al suo pubblico. La risposta è stata applaudita e scandita da tutto il pubblico. “Walmart!”, hanno gridato tutti e ha gridato Sanders riferendosi alla più grande catena di ipermercati degli Usa. È uno degli slogan più efficaci della campagna elettorale di Sanders. La denuncia è di quelle fortissime: l’azienda si rifiuta di pagare salari vitali, costringendo i suoi dipendenti a fare ricorso alle indennità statali per arrivare a fine mese. E non solo. Come Corbyn in Gran Bretagna, anche Sanders batte sul tema dell’universalità dell’accesso alla sanità pubblica. “Un americano su cinque”, afferma Sanders, “non può comprarsi i farmaci che il medico prescrive”.

La differenza con i democratici dell’establishment è notevole ed evidente. Hillary Clinton ha replicato in questo modo alla rivoluzione enunciata da Sanders: “i nostri fondatori sapevano che se avessimo voluto sopravvivere come grande democrazia avrebbero dovuto creare un sistema che mette al bando le passioni. Non potevamo permetterci ideologi che adorano la retorica, sempre e ovunque. Noi vogliamo gente che sappia produrre risultati. Le idee sono buone sulla carta ma non producono risultati per la gente. Ed io posso presentare quintali di risultati prodotti”. Qualche studioso americanista potrebbe pensare che nelle parole della Clinton si può avvertire il senso del loro pragmatismo, mentre la cultura espresso da Sanders può sembrare più astratta, più greca, più europea. In realtà, le cose stanno solo apparentemente così. Clinton sta accreditandosi come una presidente “donna del fare”, che bada al sodo, e appunto “produce risultati”. Sanders invece chiede quali siano questi risultati, quali vantaggi abbiano portato e soprattutto a chi. Torna dunque il tema dell’uguaglianza nel postcapitalismo maturo. Sanders ha tanti sostenitori proprio perché si avverte anche negli Usa che “il fare” si trasforma in ideologia dominante, per i ceti dominanti. Non è un caso che la stessa Clinton ha confessato di essere molto turbata dal fatto che dal punto di vista generazionale l’età media dei suoi elettori è doppia rispetto a quella degli elettori di Sanders. Clinton sa bene, e se adonta, che le nuove generazioni sono con l’ideologo socialista Sanders, e non sembrano inclini a cascare nella trappola del “pragmatismo del fare” senza direzione politica. E non è per caso che lo slogan della campagna elettorale di Clinton sia quanto di più politicista sia mai stato detto in America: “Dobbiamo tornare al centro, al grande centro della politica. Ecco come faremo progredire l’America”. Il tema della conquista del centro politico, in realtà, accomuna un segmento della sinistra dell’establishment, tanto in America quanto in Europa, e rendono i partiti democratici o socialdemocratici (ad esempio quello tedesco) più inclini al “fare politica” che a “pensare politica”.

Insomma, nel piccolo stato americano dell’Iowa è cominciata, finalmente, una sorta di battaglia nello stesso campo, tra sinistra dell’establishment e sinistra socialista, tra la ideologia del “fare ad ogni costo” e la lotta rivoluzionaria per la giustizia sociale contro le mille ineguaglianze che la crisi del capitalismo ha prodotto. Infine, Sanders e Corbyn, ma anche Tsipras in Grecia e Iglesias ci interpellano quotidianamente a elaborare un pensiero politico e una riflessione sui disastri della crisi, e delle politiche dell’austerità. Vorremmo che in questo dibattito abbia voce anche un segmento della sinistra italiana.

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