Unioni civili. Riprende da martedì il dibattito in Senato. Il voto è previsto da mercoledì. Verdini sempre più decisivo

Unioni civili. Riprende da martedì il dibattito in Senato. Il voto è previsto da mercoledì. Verdini sempre più decisivo

Martedì 9 febbraio, alle 12, riprende al Senato il percorso parlamentare del ddl Cirinnà sulle unioni civili, testo molto controverso, che tuttavia ha fatto emergere nel dibattito pubblico l’arretratezza tutta italiana in fatto di diritti umani inviolabili. L’arretratezza italiana è stata più volte stigmatizzata dalla Corte di Giustizia Europea, che ha imposto al nostro Paese le necessarie correzioni legislative. Dunque, la legge sulle unioni civili è una necessità, non una cortesia del Parlamento. I punti controversi sono naturalmente due: l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio e la cosiddetta stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio o i figli del partner. Sul primo punto, esiste un’ampia maggioranza al Senato che ne è convinta, anche se commette un imperdonabile errore giuridico e di prospettiva. Sul secondo punto, la stepchild adoption, si è aperto un dibattito per molti versi surreale innescato dalle forze del cattolicesimo oltranzista e oscurantista, che temono una sorta di “via libera” alla maternità surrogata. Su quest’ultimo punto, la novità della settimana è stata anche la “bolla” di Beppe Grillo, che col ricorso alla libertà di coscienza dei suoi senatori, ha cercato sostanzialmente di affossare la stepchild adoption, per il timore di perdere il suo elettorato di destra. Insomma, il dibattito di martedì al Senato dovrebbe seguire nuovamente questo triste canovaccio. Da mercoledì, invece, dovrebbero avere inizio le votazioni, alcune delle quali probabilmente a scrutinio segreto.

Nel frattempo, Renzi ha riunito a Palazzo Chigi i due capigruppo di Senato e Camera, Zanda e Rosato, il presidente del partito Orfini e la ministra Boschi. L’esito dell’incontro è condensato nelle parole del capogruppo alla Camera, Ettore Rosato: “Si va avanti sulle unioni civili, il Pd è sempre su questa linea, che non contempla lo stralcio della stepchild adoption. La nostra posizione non cambia da settimane, quindi rimane la stessa anche oggi: le decisioni dei Cinque Stelle non cambiano niente, erano inaffidabili e tali restano, siamo alla ricerca di una maggioranza parlamentare”. Tuttavia, nonostante l’esibizione di certezza di Rosato, qualche parlamentare del Pd rivela una verità decisamente incontrovertibile: “Dopo l’incontro con il premier Renzi se tutti i dirigenti del Pd in queste ultime ore, dai capogruppo Zanda a Rosato al presidente Orfini, insistono a dire che la legge Cirinnà si vota così com’è, compreso l’articolo sulla stepchild, vuol dire che sono certi dei numeri”. Parola di un senatore del Pd che segue da vicino la partita che, interpellato dalla Dire, spiega: “Dopo l’uscita di Grillo sulla libertà di coscienza avrei detto che sull’art. 5 c’era un ‘1X2’… ma poi Grillo ha precisato che la legge comunque la votano, quindi significa che passa. Nel Pd un gruppo voterà secondo coscienza ma penso che alla fine, anche grazie ai 19 sì dei senatori di Verdini, adesso non più considerato diavolo ma acquasanta, passerà pure la stepchild”. Ci sono altri rischi? “C’è sempre la questione del voto segreto… quanti saranno? Non si sa. Il presidente Grasso resta muto, come l’altra volta parlerà solo in Aula… io credo che alla fine di voti segreti ne lascerà pochissimi” risponde il senatore del Pd. I numeri, appunto. Quali saranno? In attesa del voto, proviamo a verificarli.

Il Pd ha 112 senatori, che si riducono però a 111 visto che il presidente Pietro Grasso non vota. Di questi ci sono circa 25  cattoDem, contrari alla stepchild adoption, a cui si aggiungono altri parlamentari di area laica per un totale di 30. Tra i 35 senatori di M5S 29 dicono di essere favorevoli all’articolo 5 sulle adozioni, mentre i restanti 5/6, di matrice cattolica, mantengono forti riserve. Schierati per il sì anche i sei parlamentari di Sel, e altri 14 senatori oggi nel gruppo Misto e usciti in precedenza da M5s, Pd e Sel. Tutto da vedere l’atteggiamento dei 20 senatori del gruppo delle Autonomie: ci sono infatti parlamentari di matrice cattolica, come i 6 della Svp, di Uv e del Patt, o i due ex Scelta Civica, ma ci sono anche i laici come due ex M5s che dovrebbero votare a favore della stepchild adoption, così come i sue socialisti e due senatori eletti all’estero. Tra i banchi delle autonomie siedono poi parecchi senatori a vita come Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano. Incognita anche per Mario Monti che siede nel gruppo Misto. Occorrerà valutare se saranno presenti e come voteranno. Sul fronte del No si schiera tutto il gruppo di Ncd (32), i Conservatori (9), la Lega (12) e circa 35 dei 41 senatori di Fi, e i 15 senatori di Gal. Delle tre senatrici di Fare!, una è sicuramente contraria alle adozioni (Munerato), mentre le altre due hanno votato con la maggioranza sulle pregiudiziali. Sulla carta, dunque, i sì sicuri sarebbero 145 alla stepchild adoption e i no 147. I numeri perciò si equivalgono, e ad essi vanno aggiunti quei senatori che sinora non si sono pronunciati. In questa ottica diventano determinanti i 19 senatori di Ala, molti dei quali contro le adozioni, ma desiderosi di sostenere l’azione del governo. Ma al di là dell’articolo 5 sulla stepchild adoption, il problema è costituito dal voto su molti emendamenti correttivi del ddl Cirinnà, che ha errori tecnici vistosi. Se si apre la roulette dei voti segreti potrebbero passare alcune correzioni ed altre no, licenziando così una legge incoerente. La stessa dinamica che si creò nel 2003 sulla legge 40 sulla procreazione assistita.

Sul fronte dei senatori grillini si registrano alcune posizioni importanti e decisive a favore del ddl Cirinnà, e in particolare della stepchild adoption. La senatrice Paola Taverna afferma pubblicamente che voterà il ddl integralmente, mentre il senatore Vito Crimi diffonde un comunicato ambiguo: “Cosa c’è di più bello della liberta di coscienza? Il Pd ha dato libertà di coscienza ai suoi senatori, da ben due settimane, per consentire a una quarantina di loro bigotti di mantenersi l’elettorato. Ma non mi pare abbia fatto scandalo, non ho visto prime pagine di giornali. Invece il M5S dà la libertà di voto secondo coscienza su un singolo articolo, e la cosa diventa un caso nazionale. Due pesi e due misure”. Cosa vuol dire Crimi, che il numero dei senatori grillini sfavorevoli alla stepchild adoption si allargherà? Anche la senatrice Nunzia Catalfo insiste sullo stesso leit motiv della libertà di coscienza: “L’articolo 5 riguarda la stepchild adoption, sulla quale i senatori potranno votare secondo coscienza, come spiegato ampiamente sul Blog. Il rispetto di sensibilità diverse su temi etici è dovuto, per tale motivo il Movimento lascia la possibilità di esprimersi diversamente un argomento che sta a cuore a tanti cittadini italiani”, mentre Alberto Airola, altro senatore grillini, afferma qualche certezza in più: “Il movimento voterà compatto sulle unioni civili. Sulla stepchild viene lasciata libertà di coscienza, ma in ogni caso la sensibilità dei senatori è quasi tutta orientata a votare si alla legge. Il Movimento 5 stelle, a dispetto del Pd e dei partiti che su questi temi fanno giochi politici, mantiene la sua coerenza e il suo impegno con i cittadini”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.