Unioni civili. Il Senato comincia a votare il ddl Cirinnà. Pd ancora alla ricerca di una mediazione

Unioni civili. Il Senato comincia a votare il ddl Cirinnà. Pd ancora alla ricerca di una mediazione

Sulle unioni civili il Senato vota da martedì il ddl Cirinnà, che tanto lungamente ha creato dibattiti e scontri. Dopo la libertà di coscienza dei senatori grillini sulla stepchild adoption, si è registrato un muro contro muro nel gruppo del Partito democratico.

La soluzione dello spacchettamento dell’emendamento Marcucci è considerata una strada impervia da  parte dei cattolici dem, in quanto dovrebbe essere approvata dal presidente del Senato Grasso e poi sottoposta all’esame dall’Aula, meglio quindi una riformulazione del canguro che non tagli, tra l’altro, anche gli emendamenti sull’affido rafforzato. I cattolici del Pd si sono attestati su questa posizione nel vertice tenutosi nel pomeriggio a palazzo Madama, alla presenza del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Il capogruppo Zanda è ancora al lavoro alla ricerca di strategia comune sulla ‘gestione’ parlamentare del ddl Cirinna’: “credo – premette – che domani andremo in Aula con ampie possibilità di superare gli ostacoli”. Ma nel Pd i nodi restano sul tavolo, a partire dal tema della stepchild adoption che continua a dividere cattolici e laici e la stessa ipotesi di un nuovo canguro viene considerata di difficile attuazione. Difficile trovare punti di convergenza, visto che i giovani turchi e la minoranza del Pd mirano a salvaguardare il ddl mentre secondo i cattodem anche la strada dello spacchettamento non fornisce garanzie. Martedì il voto sull’emendamento Marcucci dovrebbe essere palese – sarà la seconda carica dello Stato a deciderlo – e si capirà subito quali saranno i numeri in campo.

I vertici del gruppo dem hanno deciso di procedere spediti con il ‘supercanguro’ per approvare in tempi rapidi l’intero ddl. E grazie anche all’intesa con i Cinquestelle l’asticella nelle previsioni è fissata tra i 166 e i 170 voti. A tanti ammonterebbero i sì all’adozione per il figlio del partner. Eppure nel Movimento è forte il pressing affinché i senatori cambino linea. “Solo per il fatto che usano il supercanguro occorrerebbe mettere dei paletti – spiegano fonti autorevoli M5s alla Camera – e invece si sta decidendo di regalare 30 voti così al Pd”. Da giorni il tentativo è quello di convincere i senatori a mettere pressione sui dem, ad utilizzare anche gli emendamenti più deboli per sgambettare la maggioranza. Ma al di là di poche defezioni il gruppo M5s al Senato tira dritto. Ed è da questa consapevolezza maturata anche tra i dem che si poggia la strategia del Pd.

Il voto di martedì sull’emendamento Marcucci creerà una maggioranza sul ddl Cirinnà che potrebbe essere in grado di far saltare, con il voto segreto, anche le possibili correzioni che saranno in un secondo momento sul tavolo. Il riferimento è all’emendamento Chiti-Pagliari, alla possibilità di ‘rimodulare’ in un secondo momento la stepchild adoption, prevedendo due anni di pre-affido e una certificazione in cui si documenta che il bambino non è frutto di maternità surrogata. Ma Area popolare e i cattodem puntano allo stralcio. “Le mediazioni ipotizzate nel Pd non risolvono né i problemi di costituzionalità indotti dai similmatrimoni, né i timori relativi al nesso tra adozione del figliastro ed utero in affitto”, mettono nero su bianco Lupi e Sacconi. “Gli emendamenti di Lumia non cambiano minimamente la sostanza del ddl. La tesi poi della autocertificazione escludente la gravidanza surrogata è semplicemente ridicola. Tutte le formule sostitutive dell’adozione non eliminano ma legittimano la genitorialità omosessuale”. E per AP, come ha chiaramente ribadito Alfano, i nodi rimangono proprio “le adozioni e i simil matrimoni”. Altra questione sulla quale non c’è unità nel Pd è quella legata alla pratica dell’utero in affitto. Sta cercando di mediare la presidente della Commissione Affari costituzionali Finocchiaro che presenterà una mozione che impegna il governo a promuovere la battaglia contro questa pratica, ma i cattolici del Pd continuano a ritenere insufficiente la presentazione di un ordine del giorno per regolare la materia e insistono sull’inasprimento delle norme.

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