Unioni civili. Ennesima pessima prova del Pd al Senato che blocca il ddl Cirinnà e prende ancora tempo. Resa dei conti interna sulla pelle dei cittadini

Unioni civili. Ennesima pessima prova del Pd al Senato che blocca il ddl Cirinnà e prende ancora tempo. Resa dei conti interna sulla pelle dei cittadini

La foto che abbiamo scelto per questo articolo spiega plasticamente il conflitto che divide il Senato in queste ore: da una parte la libertà degli affetti e dell’amore, i diritti per tutti, la parità, e dall’altra “le sentinelle” cattoliche e clericali che in modo ipocrita preferiscono leggere (chissà cosa) pur di non vedere coloro che si amano.

Al termine di un’altra giornata di passione e di confronti surreali, nell’Aula del Senato, si è deciso di spostare a mercoledì prossimo il dibattito e il voto sul ddl Cirinnà che regolamenta le unioni civili. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo su proposta del Partito democratico, che non ha ancora trovato mediazioni plausibili al proprio interno, e dopo che il Movimento 5 Stelle aveva rinunciato a votare l’emendamento Marcucci, “il supercanguro”, che avrebbe spazzato via le migliaia di emendamenti presentati dalla Lega, e comunque avrebbe reciso il dibattito parlamentare. La seduta di mercoledì 17 febbraio, in realtà, faceva seguito ad un’altra richiesta di rinvio proposta martedì sera dalla capogruppo di Sel-Sinistra Italiana Loredana De Petris, per dar modo proprio al Pd di ritrovare equilibrio politico e mediazione possibile con l’ala oltranzista dei cattolici clericali. Evidentemente, le forzature all’interno del Partito democratico hanno di fatto paralizzato l’iter della legge, accanto al legittimo voltafaccia dei grillini su questioni regolamentari, che tuttavia investono la dignità del Senato e il libero confronto delle opinioni politiche. Con questo secondo rinvio di una settimana, il Partito democratico ha scelto solo di rinviare il presumibile Vietnam parlamentare, tra emendamenti e voti segreti, anche perché ormai l’emendamento Marcucci appare del tutto tramontato.

Monica Cirinnà (Pd), delusa, dice “di voler porre fine alla carriera politica”. Airola (M5S) le replica: “noi l’avremmo votato subito il tuo ddl, il Pd ha scelto di rinviare”

Vittima sacrificale di questo paradossale gioco al massacro, soprattutto sulla pelle di tanti italiani e italiane, è proprio Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili. Molto delusa, ha detto: “Personalmente pagherò il mio errore e chiuderò la mia carriera politica con questo scivolone, ma voglio che la genesi del ddl sulle unioni civili sia ben chiaro: abbiamo scritto la legge in tre, io, Lumia e Tonini e quel testo è frutto dell’accordo di tutto il partito”. Come a dire, non ci sto a fare da capro espiatorio anche per colpe politiche che non sono mie. Alberto Airola, colui che ieri ha dato per primo l’annuncio che M5S non avrebbe appoggiato il supercanguro, cerca di rassicurarla: “Non abbiamo tradito nessuno, vogliamo solo votare con metodi democratici. Ci sono solo 500 emendamenti, abbiamo gestito di peggio, si può fare anche adesso finita la capogruppo. Ci stiamo mettendo l’anima su questa legge, vogliamo votarla e non deluderemo i cittadini. Se un sottosegretario (Scalfarotto, ndr) mi dice ‘siamo nelle vostre mani’ vuol dire che c’è qualcosa che non va, mi sembra eccessivo scaricarci questa responsabilità. Cirinnà si sente tradita? Noi abbiamo votato il testo suo, chiesto calendarizzazione del ddl decine di volte, abbiamo detto che voteremo tutto e i numeri ci sono: mi dispiace per la Cirinnà ma noi in realtà continuiamo a sostenere il suo ddl”.

Il cattolici clericali e col cilicio stappano lo spumante

Area Popolare, il partito che unisce Casini e Alfano, già gongola, e suggerisce al Partito democratico di ripartire insieme, con un testo che ovviamente non preveda la stepchild adoption. “Confermiamo la nostra disponibilità per una legge che dia diritti e doveri alle coppie omosessuali perché ce lo chiede il Paese, e continueremo a dare un apporto costruttivo, magari anche con un nostro sì al voto finale” spiega Renato Schifani, che auspica “che si possa trovare un’intesa in questa maggioranza, come fatto per altre grandi riforme, senza intervenire su temi decisivi come quello della stepchild”.

Le reazioni indignate e dure di Fratoianni e Alessia Petraglia di Sel-Sinistra Italiana

Nicola Fratoianni, coordinatore di Sel e di Sinistra Italian, così giudica l’imbarazzante stallo: “Sulle unioni civili la politica sta dando uno spettacolo indecoroso: da un lato i giochini del Pd, dall’altro lato i calcoli meschini da vecchi politicanti del M5S”. Fratoianni prosegue: “Non è accettabile, non sono giochi che si possono fare sulla pelle e sulla vita delle persone. Facciamo un appello a tutti, fatevi un esame di coscienza, – conclude – approvate al più presto il ddl Cirinna, questa legge che l’Italia aspetta da troppi anni e non può più essere rinviata all’infinito”. A sua volta, Alessia Petraglia, senatrice del gruppo Sel afferma in una nota che “Il PD ha scelto di rinviare tutto a mercoledì. Ci chiediamo a che cosa possa servire questo ennesimo rinvio se non a evitare di affrontare nel merito le questioni, dal momento che difficilmente i problemi potranno risolversi finché non si avrà il coraggio di rinunciare a voti segreti ed emendamenti remissivi. Saremmo potuti andare avanti articolo per articolo, discutendo in maniera trasparente e davanti a tutto il Paese”. Alessia Petraglia conclude: “Ognuno ora si assuma le proprie responsabilità: noi sentiamo fortissima quella di migliaia di cittadine e cittadini invisibili che chiedono alla politica di riconoscere diritti elementari. Vogliamo andare avanti senza timore di chi vuole lasciare l’Italia nel Medioevo”.

Marrazzo, portavoce di Gay Center: “organizzeremo un Vaffa Day Gay”

La rabbia, la frustrazione, ma anche una nuova mobilitazione delle persone omosessuali sono condensate nell’amaro comunicato di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center: “Ora che Grillo è più democristiano, il ‘Vaffa Day Gay’ lo organizzeremo noi. In queste ore stiamo facendo il punto tra tutte le associazioni ma pensiamo di lanciare presto una giornata di manifestazioni di piazza. Dal Senato è venuta una pagina veramente triste. Le unioni civili sono un fatto di democrazia e di civiltà, non una guerra tra i partiti e i partitini”.

Il sarcastico e amaro commento di Pasquale Laurito, storico direttore de La Velina Rossa

Infine, il giudizio, durissimo, di Pasquale Laurito, l’inventore della Velina Rossa, il quale scrive che “L’analfabetismo politico del governo e del Pd è la cifra che segna il clamoroso insuccesso sulla legge per le unioni civili. Si tratta – spiega il foglio di Pasquale Laurito – di una questione a tal punto delicata che non può essere trattata come se si comprassero i fichi secchi o si decidesse sulla base di slogan e parole d’ordine. Nessuno mette in discussione che ci sia urgenza nel dare sicurezza economica e civile nella disciplina giuridica dei rapporti tra uomini e tra donne. Ma la questione si fa spinosa quando si affronta il nodo delle stepchild adoption. E diventa addirittura pericolosa quando entra in gioco la possibilità di ricorrere all’utero in affitto. Il problema non si risolve con la faciloneria oppure con un accordo tra i partiti. Si tratta di una questione che tocca tutta la società italiana e tutti i settori, persino economici. Secondo la Velina Rossa, “il problema del Pd e di questo governo, oggi, è di non essere all’altezza della sovranità che la Costituzione riconosce. Un dato che riscontriamo non solo su questa materia specifica ma sulla gran parte dell’agenda dell’era ‘renziana’. C’è un deficit di sovranità e di rispetto dei principi costituzionali. Sembra logico che attualmente gli italiani devono ricorrere ai referendum persino per salvare i mari dalle trivelle, la Costituzione dal suo stravolgimento, il principio della rappresentanza dalla nuova legge elettorale che toglie ai cittadini ogni libertà di scelta. Siamo al paradosso: la classe politica in auge plaude e gode della diserzione dalle urne, per non rischiare di perdere il potere. Ma una democrazia vuota non esiste. O meglio non è democrazia”.

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