Unioni civili. Dibattito teso al Senato. L’odg Quagliariello-Calderoli bocciato largamente. Si riprende la settimana prossima

Unioni civili. Dibattito teso al Senato. L’odg Quagliariello-Calderoli bocciato largamente. Si riprende la settimana prossima

L’esame degli articoli del ddl Cirinnà sulle unioni civili è finalmente iniziato al Senato. In realtà, si è trattato di una giornata interlocutoria, che ha avuto due momenti importanti, il voto su un ordine del giorno presentato dalla strana coppia Quagliariello-Calderoli, e la lunga interruzione chiesta dal presidente Grasso per consentire la riunione dei capigruppo, per ridefinire l’agenda.

Le scaramucce sull’ordine del giorno della strana coppia Quagliariello-Calderoli

L’ordine del giorno di Quagliariello-Calderoli chiedeva ai senatori di non passare all’esame degli articoli e di tornare alla discussione in Commissione. Duro botta e risposta col presidente Grasso, perché i due avevano chiesto il voto segreto, che però il presidente del Senato non ha ammesso. L’ordine del giorno è stato poi bocciato a larga maggioranza, 195 no e 101 sì. Hanno votato contro l’ordine del giorno i senatori del Partito democratico, quelli del M5S, di Sinistra italiana e di Ala, il gruppo che fa capo a Denis Verdini. Una maggioranza numericamente così consistente potrebbe far pensare ad un cammino in discesa per il ddl Cirinnà, ma è evidente che questo voto non ha alcun valore politico, dal momento che l’odg era solo di disturbo. In ogni caso, la battaglia vera sarà sugli emendamenti ai punti più contrastati del ddl, all’articolo 2 e all’articolo 5, ovvero sul tema dell’equiparazione al matrimonio e della stepchild adoption.

La nuova agenda dei lavori decisa dalla conferenza dei capigruppo

La conferenza dei capigruppo ha poi deciso di far iniziare le votazioni sugli articoli del ddl martedì 16 febbraio, e proseguiranno per tutta la settimana, fatta eccezione per mercoledì, quando vi sarà in Senato l’informativa di Matteo Renzi sul Consiglio Europeo. Giovedì 11 febbraio è prevista invece l’illustrazione degli emendamenti.

Lo stato di tensione e le offese di Calderoli e Giovanardi al presidente Grasso

La negazione del voto segreto sull’ordine del giorno ha scatenato le ire dei senatori di destra, da Quagliariello a Calderoli a Giovanardi. Calderoli ha citato i Promessi sposi di Manzoni, ma al contrario: “Questo matrimonio s’ha da fare, domani e sempre”. E speriamo che sia così davvero, nonostante quel che pensa Calderoli, il quale però ha accusato il presidente Grasso di aver compiuto una scelta politica. E contro Grasso si è scagliata la furia di Giovanardi, che prima ha giudicato come “una pappardella” il discorso del presidente sul rifiuto del voto segreto, e poi ha posto una domanda davvero offensiva. “Ma quando era magistrato faceva così?”, ha chiesto Giovanardi al presidente Grasso, che prontamente ha replicato: “Le sue offese sono una medaglia”. Uno scambio duro, che manifesta l’altissima tensione nell’Aula, ancor prima di giungere ai punti sensibili.

Filtra una notizia: possibile riscrittura del testo per evitare emendamenti incostituzionali?

Intanto, le agenzie di stampa battono la notizia della possibile ricerca di una soluzione ad eventuali emendamenti incostituzionali, che finirebbero per produrre un lungo ping pong tra Senato e Camera. Secondo queste notizie di agenzie, il Pd starebbe pensando all’ipotesi di formulare un secondo testo, che contenga tutte le correzioni a possibili emendamenti incostituzionali. Si vedrà già giovedì come reagirà il gruppo Pd ad una eventualità del genere.

Il Pd spaccato sul numero dei voti sui quali dare libertà di coscienza

Nel Partito democratico è intanto scoppiata la grana della libertà di coscienza. Si racconta di uno scontro al calor bianco sul numero dei voti sui quali lasciare libertà di coscienza. La proposta del capogruppo Zanda è stata quella di dare libertà di voto solo su tre emendamenti, e tra questi quello sull’affido rafforzato presentato da Stefano Lepri, vero cavallo di Troia contro la stepchild adoption. I cattolici oltranzisti democratici insistono per avere libertà di voto almeno su nove emendamenti, ma il gruppo ha deciso di non decidere.

Resta la proposta di Zanda sui tre voti in libertà, una proposta che il capogruppo ha lasciato aperta. “La decisione è politica, su un provvedimento preciso in situazione estrema. Decisione politica – ha argomentato – perché vogliamo approvare il provvedimento. Tre non è numero chiuso, ripeto: ma vediamoci, capiamo e studiamo. Se il tuo intervento – ha detto a Lepri – è per esporre una posizione, bene, se è per contarci allora lo si dica. Abbiamo raggiunto faticosamente l’unità”.

Quanto alla possibilità che i cattolici dem votino a favore della proposta di stralcio della stepchild dal ddl, la senatrice Pd Rosa Maria Di Giorgi ha risposto così all’Adnkronos: “Stiamo discutendo dell’opportunità di farlo. Nulla di più”.

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