Unioni civili. Con l’accordo Renzi-Verdini risorge la Balena bianca. Sulla pelle dei bambini

Unioni civili. Con l’accordo Renzi-Verdini risorge la Balena bianca. Sulla pelle dei bambini

Fummo facili profeti quando avvertimmo in tanti articoli che sulle unioni civili si stava giocando una partita politica molto più grande della legge stessa. Anzi, i diversi tira e molla nel Pd, le mosse astute di Alfano, e, diciamolo, la consapevole complicità dei 5Stelle, hanno portato al risultato che Renzi ha giudicato “storico” del 25 febbraio 2016. Intanto, i numeri sono numeri, e l’aritmetica non ammette imbrogli: hanno votato la fiducia al governo 173 senatori, dei quali 18 appartengono al gruppo Ala di Denis Verdini. Ora, la banale sottrazione dimostra che Verdini è stato decisivo, e senza i suoi voti Matteo Renzi avrebbe dovuto percorrere la non lunga strada romana che da Palazzo Chigi conduce al Quirinale per dare le dimissioni. In ogni caso, la maggioranza senza Verdini può contare su 155 senatori su 320, escludendo dal computo il presidente Grasso che per prassi consolidata non vota. Dunque, quello di Renzi, senza Verdini, è un governo di minoranza. E se Verdini è decisivo, vuol dire che si è formata una nuova maggioranza, senza passare dal Quirinale, ovvero senza trattative palesi e senza l’avallo pubblico di Mattarella. Il dato politico della giornata “storica” dedicata dal Senato al voto sull’emendamento che ha sostituito il ddl Cirinnà è condensata in queste considerazioni. Il risultato? Si porta a casa un ben misera legge sulle unioni civili, nella quale mancano due o tre cose importanti e decisive per l’affermazione dei diritti di decine di migliaia di persone, ma si bullona una maggioranza Renzi-Alfano-Verdini, che avrà certamente ulteriori sviluppi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. I debiti politici che Renzi ha maturato nei confronti di Verdini e del suo raggruppamento parlamentare dovranno essere pagati, prima o poi.

Una seconda considerazione riguarda la consapevole complicità dei 5Stelle, giocata contro gli interessi delle persone coinvolte dalla legge. I senatori pentastellati hanno deciso di non votare, di uscire dall’Aula del Senato, facendo così scendere a 244 il numero dei votanti, sui 320. E insieme ai 5stelle non hanno votato un paio di senatori del Pd, Casson e Manconi e alcuni esponenti di Alleanza popolare. Diciamo la verità: gli sfanculamenti antipolitici, la prosopopea di molti interventi di senatori grillini, l’uscita dall’Aula con apparente indignazione, avevano due obiettivi politici, spingere Verdini nell’area della maggioranza ed espellere la stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili. In fondo, ci sono riusciti.

Una terza considerazione riguarda la sinistra del Partito democratico, di Bersani, Cuperlo e Speranza. Ha nuovamente subito con totale subalternità le decisioni di Palazzo Chigi, come già era accaduto in altri casi, dalla legge sulla scuola alla riforma del mercato del lavoro fino alle 4 fiducie sulla legge di stabilità. Paradossalmente, dopo aver fatto fuoco e fiamme contro la decisione di Renzi di accettare i diktat di Alfano, i senatori che si richiamano alla sinistra del Partito democratico hanno votato con Denis Verdini una pessima legge e una nuova maggioranza. Il messaggio politico di Renzi era stato chiaro: i voti di Verdini ormai rendono del tutto innocue le posizioni della sinistra del Partito democratico, le annichilisce, e zittisce qualunque valutazione critica. Dinanzi ai mutamenti continui del quadro politico imposti machiavellicamente da Matteo Renzi, la sconfitta, penosa, della sinistra Pd è un fatto accertato.

Quest’ultima valutazione ci conduce ad una quarta considerazione, ovvero la trasformazione dello stesso Partito democratico in una sorta di nuova Democrazia cristiana, di nuova balena bianca, che assorbe tutto, che apre forni a piacimento, che non fa più differenze. Dinanzi ad un ministro, Alfano, che temerariamente si lancia in dichiarazioni pericolose e antidemocratiche, come quella sulle “unioni contro natura” che sarebbero state evitate con questa legge, il Pd si limita a qualche scaramuccia polemica, mentre alcuni senatori, dinanzi alla scelta obbligata di votare perfino la mancata “fedeltà” nelle unioni civili, fanno perfino una proposta provocatoria: toglierla dall’istituto del matrimonio. Insomma, quanto è accaduto con il ddl Cirinnà sulle unioni civili è la rappresentazione plastica della involuzione politica in Italia dalle elezioni del febbraio del 2013. Era questo il progetto machiavellico di Renzi fin dall’inizio? Probabilmente sì.

Intanto, però, operazioni politiche e politiciste hanno prodotto solo delle vittime innocenti: i bambini di coppie omosessuali, che restano nel limbo della loro condizione anagrafica indecisa.

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