Spagna. Consultazioni del re Felipe VI. Podemos insiste col governo di sinistra. I socialisti nel guado

Spagna. Consultazioni del re Felipe VI. Podemos insiste col governo di sinistra. I socialisti nel guado

Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, è stato ricevuto nel pomeriggio di lunedì da re Felipe VI, nell’ambito del giro di consultazioni che dovrebbe portare a definire il nuovo presidente incaricato di formare il nuovo governo spagnolo dopo le elezioni del 20 dicembre. Iglesias ha ribadito la proposta di Podemos di un governo di coalizione con i socialisti e Izquierda Unida. Iglesias ha anche detto al re che Podemos non sarà disponibile ad appoggiare un patto a tre con socialisti e Ciudadanos.

Iglesias è comparso dinanzi ai giornalisti in attesa alla Zarzuela alle 18.45, e ha tenuto la consueta conferenza stampa dopo l’incontro col re Felipe VI: “Gli ho trasmesso il mio dispiacere per non poter dare una proposta di governo più concreta di quella che già avevamo lanciato 10 giorni fa. La nostra proposta è sempre la stessa, un governo presieduto da Pedro Sanchez, con rappresentanza proporzionale, nel quale noi vorremmo assumere la vicepresidenza”. Perciò, la proposta di Podemos è sostanzialmente una, un accordo delle forze di progresso a tre tra socialisti, Podemos e Izquierda Unida, che si contrappone inevitabilmente ad un altro accordo – molto spinto e sponsorizzato soprattutto dagli alleati europei – tra popolari, socialisti e Ciudadanos.

“Il Psoe deve scegliere. Con Podemos e con Ciudadanos insieme non si può”, ha detto Iglesias, facendo scendere le quotazioni di una proposta molto cara al leader socialista Sanchez. “È evidente che i nostri programmi economici sono sufficientemente differenti per poter condividere lo stesso governo”, ha aggiunto Iglesias a proposito del rapporto con Ciudadanos. Poi ha sottolineato che è molto salutare la decisione del Psoe di sottoporre la decisione sul futuro governo ad una sorta di referendum tra iscritti e militanti socialisti: “la base socialista non accetterà mai di vedere il partito come parte del bunker, ma come parte del cambiamento”.

Il 22 gennaio scorso, prima di essere ricevuto dal re nell’ambito del primo giro di consultazioni, Iglesias aveva lanciato al Psoe un messaggio in forma di proposta di governo, che includeva ministri e incarichi. Il leader di Podemos si era candidato quale vicepresidente di un Esecutivo tripartitico presieduto da Pedro Sanchez e con la partecipazione di Izquierda Unida, mettendo da parte il referendum catalano come condizione indispensabile. Iglesias aveva sostenuto, anche, che si sarebbe trattato di un Esecutivo proporzionale, in funzione dei risultati elettorali del 20 dicembre. E aveva candidato, oltre a se stesso, anche il numero due di Podemos, Inigo Errejon; il suo capo di gabinetto, Irene Montero; la responsabile del programma, Carolina Bescansa, il generale Julio Rodriguez, la giudice Victoria Rosell e Xavier Domènech, leader dell’alleanza catalana con Podemos.

Con questa posizione rigida, Podemos schiaccia il Psoe tra due mali: un gabinetto ostile al Partito Popolare, che, forte dei suoi numeri, potrebbe boicottare ogni riforma costituzionale, frustrando così le promesse elettorali fatte dinanzi agli elettori socialisti; oppure decidere di rinunciare all’incarico e andare a nuove elezioni tra alcuni mesi. In quest’ultimo caso, però, rimarrebbe in carica il governo uscente del popolare Rajoy, per quasi un anno. Per i socialisti spagnoli, dirigenti e militanti, si annuncia un dibattito difficile e serrato, travagliato e molto sofferto, perché per ogni decisione ci sarebbero tanti pro e tanti contro. E tuttavia, la mossa scacchistica di Iglesias e Podemos potrebbe anche offrire ai socialisti l’opportunità per una via d’uscita politicamente interessante, anche per i socialisti europei.

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