Smentite dall’Egitto su Regeni: “Respingiamo tutte le accuse, questo è inaccettabile”. Mobilitazioni degli amici sul web per la verità

Smentite dall’Egitto su Regeni: “Respingiamo tutte le accuse, questo è inaccettabile”. Mobilitazioni degli amici sul web per la verità

L’Egitto si sveglia combattivo, reagendo alle insinuazioni sul conto dei suoi apparati con smentite e ritrattazioni. “Abbiamo confermato ripetutamente che il Signor Regeni non è stato imprigionato da alcuna autorità egiziana”, ha sottolineato il ministro dell’Interno egiziano, Magdi Abdel Ghaffar, in una conferenza stampa tenutasi nel blindatissimo Quartier Generale della Sicurezza al Cairo. “Respingiamo tutte le accuse e le allusioni nei confronti di un coinvolgimento della sicurezza egiziana. Questo è inaccettabile, non è la nostra politica”, ha insistito il ministro, smentendo persino il fatto che Regeni fosse stato considerato una spia, a differenza delle notizie di un primo momento, giunte anche in Italia. Ribadisce la totale casualità con la quale il corpo è stato ritrovato da un tassista (fermo a causa della macchina rotta) su una strada di passaggio, depositato in quel luogo da chissà chi, di cui tutti, comprese le forze dell’ordine, ne erano all’oscuro fino a quel momento. Sull’autopsia afferma: “Certamente l’incidente ha una natura criminale, ma non bisogna anticipare le conclusioni del rapporto di medicina legale che non è stato pubblicato. Al momento si lavora su tutte le possibilità e non dovremmo giungere a conclusioni affrettate prima della conclusione dell’inchiesta. Le autorità egiziane stanno esaminando il caso come si occuperebbero dell’uccisione di un nostro connazionale. Siamo determinati a svelare le circostanze misteriose della sua uccisione”. Della stessa opinione è anche l’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy, che si espone affermando che “il governo egiziano sa che la morte dello studente Giulio Regeni rappresenta un evento di importanza rilevante per tutta l’Italia, sia per il governo sia per l’opinione pubblica, ma sarebbe opportuno evitare di lanciare accuse e insinuazioni ingiustificate senza prove”. Quest’ultimo manifesta la fiducia riposta nel team investigativo italiano, considerato una garanzia, a suo parere, nel tentativo di svelare la dinamica della morte di Regeni e punire i reali responsabili di questo atroce crimine.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ribadisce ancora una volta in un’intervista: “Non ci accontenteremo di verità di comodo”.

È avvenuto un incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente americano Barack Obama, alla Casa Bianca, durante il quale quest’ultimo ha ribadito che l’amministrazione Usa è pronta a offrire la sua collaborazione per la ricerca della verità.

Il caso Regeni, a quanto sostiene il New York Times, in questi giorni è al centro degli incontri di alto livello tra esponenti dell’amministrazione Usa e del governo egiziano, che avranno luogo a Washington e al Cairo. Questo contribuirà a mantenere alta l’attenzione internazionale sulla morte del ricercatore italiano. Sono previste anche delle visite aggiuntive, in occasione di tali incontri, da parte del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, a Washington, e di Sarah B. Sewall, al Cairo, la più alta carica al Dipartimento di Stato di Washington per i diritti umani.

Nuove dichiarazioni vengono rilasciate invece dai genitori di Giulio, Claudio e Paola, interrogati dal pm Sergio Colaiocco, che sembrano ammettere che il figlio fosse preoccupato per un suo possibile coinvolgimento in situazioni pericolose, però non al punto da temere per la propria vita, piuttosto a livello legale. I familiari e gli amici, non si arrendono di fronte alle poche risposte ricevute e alle pochissime certezze che rendono il dolore inconsolabile. Sul web, spuntano le prime mobilitazioni con l’intento di smuovere la situazione e di fare luce sulla morte di Giulio. I portabandiera dell’iniziativa sono soprattutto gli amici, attivi nell’organizzazione di raccolta firme per raggiungere lo scopo comune. Una fra tutte la petizione lanciata da Giovanni Parmeggiani sulla piattaforma Change.org che nel giro di poche ore ha già raccolto duemila firme: “L’omicidio di Giulio vuole scoraggiare ogni possibile relazione tra donne e uomini che vivono su sponde diverse del Mediterraneo – è scritto nel testo della petizione – andando così ad aumentare il divario tra confini autoimposti, con l’intento di minacciare la possibilità, per tutti, di calarsi in realtà solo apparentemente diverse e non collegate fra loro. Con tale azione violenta si vuole mettere in discussione la libertà di parola, di pensiero e di movimento: è un deliberato atto di soppressione dello stupore e della curiosità umane, perché ritenuti dannosi. In questo contesto è necessario che i governi di appartenenza, così come le istituzioni accademiche, siano in grado di garantire l’incolumità di tutti coloro che, per il raggiungimento dei propri obiettivi umani e professionali, abbiano la necessità di recarsi in zone a rischio: Giulio ha pagato per aver messo a disposizione la sua esperienza, raccontando e traducendo da un contesto a un altro. Questo non deve succedere”. Infine la richiesta: “Chiediamo alle autorità tutte, ai governi egiziano e italiano e all’Unione Europea, di impiegare ogni possibile mezzo per far luce sulle circostanze dell’uccisione di Giulio Regeni”.

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