Siria. Kerry sfida la Russia a cambiare strategia se vuole davvero la tregua. Intanto ad Aleppo, la guerra continua

Siria. Kerry sfida la Russia a cambiare strategia se vuole davvero la tregua. Intanto ad Aleppo, la guerra continua

Il segretario di Stato americano John Kerry ha replicato con estrema durezza alle provocatorie parole del premier russo Medvedev, per il quale è in corso una nuova guerra fredda, che vede schierato l’Occidente contro la Russia. Kerry ha criticato le azioni militari russe in Ucraina e Siria, accusando Mosca di “aggressioni ripetute” in entrambi i paesi. In un discorso tenuto a Monaco di Baviera, dove è in corso la Conferenza internazionale sulla sicurezza, Kerry ha detto che la Russia sta sfidando la volontà della comunità internazionale col sostegno ai separatisti in Ucraina e con l’intervento militare in Siria per conto del presidente Bashar al-Assad.

Kerry ha auspicato che i paesi europei tengano ferme le sanzioni contro Mosca per l’intervento in Ucraina e si chiede se Mosca abbia agito in buona fede quando ha accettato l’accordo di una tregua in Siria per favorire la transizione politica che ponga fine alla guerra civile. Ha ripetuto le accuse alla Russia che continua nei raid aerei sulla Siria, non contro i terroristi ma contro i gruppi di opposizione moderati sostenuti dagli Stati Uniti e dai partner europei ed arabi. Kerry ha anche affermato che la Russia dovrebbe cambiare la sua strategia, se si vuole che la tregua siglata venerdì abbia una sua efficacia e concretezza.

“Ad oggi, la vasta maggioranza, secondo il nostro parere, degli attacchi russi sono stati portati contro gruppi legittimi di opposizione, e per aderire all’accordo che è stato siglato, crediamo che sia decisivo che la Russia cambi strategia”, ha detto Kerry. “Se coloro che vogliono essere parte del dialogo continuano ad essere bombardati”, ha proseguito il segretario di stato, “sarà molto difficile dare seguito al processo di pace”. Kerry ha poi aggiunto che l’unico modo per porre fine al conflitto siriano e sconfiggere definitivamente i gruppi dell’Isis è la transizione politica che rimuova dal potere Assad. “Alcuni sostengono che la ragione per cui i corridoi umanitari sono stati negati e i bombardamenti indiscriminati proseguono è che Assad e i suoi alleati, tra i quali la Russia, potrebbero pensare che sfidando la volontà della comunità internazionale, possano vincere la guerra”, ha detto ancora Kerry. “Se questo è ciò che Assad e la Russia credono, allora io penso che abbiano del tutto dimenticato la lezione degli ultimi cinque anni”, ha aggiunto. “L’opposizione si può spingere da una parte all’altra, ma non si arrenderà mai”, ha concluso Kerry.

E mentre a Monaco di Baviera si discute e ci si scontra sulle strategie, in Siria si continua a combattere e a morire. Le agenzie internazionali battono la notizia per la quale le forze fedeli al regime sono entrate in un altro villaggio nei pressi di Aleppo, cingendo d’assedio i gruppi di oppositori a nord della città. Secondo la testimonianza dell’Osservatorio per i diritti umani siriano, le truppe sono entrate a Tamoura a mezzogiorno di sabato, sostenute dai bombardamenti aerei degli aerei russi. Si tratterebbe della peggior sconfitta delle forze di opposizione al regime da quando il conflitto civile ha avuto inizio nel marzo del 2011. Dopo Tamoura, le forze governative si accingono ad entrare in diversi altri villaggi, per completare l’accerchiamento delle forze ribelli. Secondo le agenzie, i raid aerei russi sono stati più di una ventina.

“È uno dei giorni peggiori da quando è iniziata la rivoluzione”, dicono i ribelli antiregime, che però parlano di 46 raid aerei nella sola giornata di sabato. “Mai prima d’ora avevamo visto una tale intensità nei bombardamenti”, concludono. E avvertono le potenze occidentali riunite a Monaco di Baviera, che “se Tel Rifaat cade, significa che l’intera zona nord di Aleppo sarà stata conquistata dalle forze di Assad”, grazie al contributo dei russi. Il bilancio della guerra civile siriana è devastante: in cinque anni sono state uccise 250mila persone, più di un milione sono i feriti, e tre milioni sono i profughi.

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