Siria. 30.000 profughi ammassati alla frontiera turca, chiusa. Merkel ad Ankara preme su Erdogan. Altre vittime nel mare Egeo

Siria. 30.000 profughi ammassati alla frontiera turca, chiusa. Merkel ad Ankara preme su Erdogan. Altre vittime nel mare Egeo

Sono quasi 30mila i profughi siriani ammassati lunedì 8 febbraio alla frontiera turca, sempre chiusa, dopo essere fuggiti dall’offensiva scatenata una settimana fa dalle truppe del regime di Damasco nei pressi di Aleppo. Lo ha annunciato il primo ministro turco Ahmet Davutoglu in una conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita in Turchia. “Evidentemente”, ha aggiunto il capo del governo di ispirazione filo islamica e conservatore, “come sempre, risponderemo ai bisogni dei nostri fratelli siriani e li accoglieremo quando sarà necessario”, facendo riferimento alla promessa del presidente della Repubblica turco Recep Tayyip Erdogan fatta sabato scorso. Davutoglu ha comunque avvertito la Merkel, e l’Europa intera, che la Turchia non sosterrà più il fardello dei profughi da sola, dal momento che già ospita più di 2,7 milioni di siriani. E infatti ha concluso molto provocatoriamente: “Nessuno pensi che siccome la Turchia accetta i rifugiati e assume questa responsabilità continui a farlo da sola”. In ballo ci sono i 3 miliardi di euro promessi dalla Commissione Europea e dal Consiglio europeo alla Turchia, qualora fosse disponibile a chiudere le sue frontiere.

Nella stessa conferenza stampa, Angela Merkel si è detta “inorridita” dalle sofferenze umane sei siriani bloccati alla frontiera turco-siriana. Ha denunciato i “bombardamenti, e soprattutto quelli russi” su Aleppo. L’esercito russo infatti è intervenuto al fianco delle truppe fedeli al presidente siriano Bachar Al-Assad, procedendo a massicci attacchi aerei su Aleppo, seconda città siriana. Sulla crisi migratoria, Davutoglu ha fatto sapere che lui e Angela Merkel hanno condiviso azioni per “meglio collaborare” contro le filiere degli scafisti e per facilitare l’opera dell’agenzia europea Frontex. Ankara e Bruxelles hanno siglato un piano d’azione che prevede, appunto, un aiuto europeo di 3 miliardi di euro, in cambio dell’impegno turco a controllare al meglio possibile le frontiere e a lottare contro gli scafisti.

La cancelliera Merkel è ad Ankara per esercitare una forte pressione sui turchi perché si adoperino a rallentare il flusso dei rifugiati verso l’Europa del nord. Lunedì, intanto, al largo delle coste occidentali della Turchia si sono verificati due nuovi naufragi con un bilancio di almeno 35 vittime. I due battelli cercavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo. Il primo naufragio si è verificato al largo della località di Dikili, nella provincia di Izmir, da dove partono i migranti in direzione Lesbo, provocando undici morti. Nella seconda tragedia del mare, 24 migranti, anch’essi diretti a Lesbo,  sono annegati quando la loro imbarcazione è naufragata al largo della località di Edremit, a nord di Dikili. Solo quattro sembra che siano i sopravvissuti, mentre le corvette della Guardia costiera turca proseguono le ricerche per eventuali dispersi in mare.

Secondo le ultime statistiche pubblicate dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, dall’inizio del 2016 sono 68.000 i migranti che hanno cercato di attraversare l’Egeo per entrare in Grecia. Di questi, 284 persone hanno perso la vita durante la traversata.

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