Sinistra italiana. Come diceva Pietro Ingrao le masse protagoniste. Nuovi e antichi strumenti

Sinistra italiana. Come diceva Pietro Ingrao le masse protagoniste. Nuovi e antichi strumenti

In questi giorni, in queste ore l’esercito turco sta attaccando le postazioni militari dei curdi sia all’interno della Turchia sia in territorio siriano. È un’operazione vergognosa, compiuta da uno Stato membro della Nato e che in molti vorrebbero accogliere all’interno dell’Unione Europea. Uno Stato che scambia armi e petrolio con il Califfato ed è quindi complice e corresponsabile della potenza militare dell’Isis.

Ecco, la dico così: una sinistra italiana e una sinistra europea che vogliono essere decisive e concrete anche a livello internazionale devono promuovere subito una grande mobilitazione contro la guerra, contro le politiche dello Stato turco e la sua repressione, a fianco della lotta coraggiosa del popolo kurdo, vera bandiera di libertà e di autodeterminazione per l’Europa e il Medio Oriente.

Serve come l’ossigeno riconnetterci con il mondo, la sua complessità, le sue speranze

Del resto, ci serve come l’ossigeno alzare lo sguardo, riconnetterci con il mondo, con la sua complessità, le sue contraddizioni e le sue speranze. Appunto: contraddizioni e speranze. Come ci dice oggi Corbyn sul Guardian: l’Unione Europea non ci piace, va radicalmente riformata ma uscire oggi sarebbe un errore, una vittoria delle destre e dei nazionalismi.

Ma con quali strumenti lo costruiamo questo nuovo partito, Sinistra italiana, questa nostra impresa così ambiziosa? Con strumenti nuovi e strumenti antichi, insieme. Dentro la politica di plastica, dell’ipocrisia e dell’austerity, quanto è innovativa la solidarietà reale, fraterna, popolare di Syriza, che mentre governa nella tempesta economica organizza dal basso assistenza, mutua, banca del tempo?

E cosa c’è di più innovativo per le elezioni americane – che sono per definizione il campo delle lobbies e delle grandi major che determinano con i loro finanziamenti da sempre l’esito delle primarie e delle presidenziali – che un candidato, a dirla tutta non così giovane e non così glamour e che si dichiara persino socialista, pubblichi sul suo sito i milioni di dollari raccolti in poche settimane a colpi di 50, 100 dollari dai collettivi studenteschi, dai disoccupati, dagli ispanici, dagli afro-americani? E che parla in maniera così precisa, puntuale, radicale di lavoro, scuola, sanità, pensioni, eguaglianza?

Il  cuore dell’ impresa politica non può essere la tecnica, la rete

Lo voglio dire chiaramente: la piattaforma digita ledi cui parliamo molto è uno strumento fondamentale, ma è uno degli strumenti della politica, non l’unico, non il principale, non il cuore della nostra impresa politica. Il cuore è muscolo, fatto di fibra, carne, sangue, il cuore è umano. E il nostro cuore non può essere la tecnica, la rete. Saremo il partito che vive in presenza, in ogni piega della società italiana, con il proprio corpo, la propria testa, le proprie gambe e camminerà fianco a fianco con le migliori energie di questo Paese. Lacan la diceva in una maniera bellissima: l’amore per il nome proprio, per l’uno per uno. È un’affermazione bellissima. Noi dobbiamo coltivare questo amore per il nome proprio e dobbiamo essere questa riscossa collettiva. Non lasciare indietro nessuno, prenderci per mano. Il soggetto sarà il partito. Il partito, una cosa nobile e grande. Con una cultura politica, una elaborazione intellettuale permanente, solida. Una presenza organizzata.

La manomissione della Costituzione da parte del governo Renzi, scelta gravissima

Con una linea politica chiara. Che dice tre cose, oggi. La prima: che la manomissione della Costituzione da parte del governo Renzi è una scelta gravissima, che scava un solco tra noi e il renzismo, tra noi e questo partito democratico che non ha confini a destra, che imbarca ogni giorno Verdini, gli amici di Scaiola e Cuffaro, che mette un amico personale del presidente del Consiglio a controllare i servizi di intelligence. Noi siamo un’altra cosa. Lo diciamo con pacatezza, senza alcun estremismo ma con chiarezza. Il nostro giudizio sul governo Renzi è questo ed è rigoroso. Per questo ci rivolgiamo a Gianni Cuperlo e ai tanti che sono ancora nel partito democratico: è questa casa vostra, venite con noi a combattere una battaglia maggioritaria nel Paese contro una riforma che porta l’Italia fuori dal perimetro democratico!

Secondo punto. Noi diciamo che “il papa non si deve immischiare nella politica italiana”. Ma lo ha detto lui, lo ha detto questo straordinario pontefice che ci chiama a un dialogo profondo, tra credenti e non credenti, sui temi dell’uomo, della cura della nostra casa comune, sul modello di sviluppo e di economia. Ma appunto, l’Italia deve essere uno Stato sovrano e nessuno può mettere un freno a conquiste minime di civiltà come quelle contenute nel disegno di legge sulle unioni civili.

Non permetteremo a Salvini di infangare la memoria  della Resistenza

Terzo. Non permetteremo a Salvini e ai suoi camerati di infangare la memoria della Resistenza il prossimo 25 aprile. E non permetteremo a loro di governare neppure un Comune, neppure una città. Pensassero alle loro inchieste giudiziarie, alla corruzione e alle tangenti con cui – speriamo ancora per poco – governano in Lombardia. E ci lasciassero il 25 aprile, con l’orgoglio delle nostre città medaglie d’oro della Resistenza, della nostra Storia. Ho detto della cultura e della linea politica. Ma qual è la chiave perché questo partito sia finalmente il nuovo partito della Sinistra italiana che da tempo vogliamo costruire? Una sola. Alcuni la chiamano contendibilità, io la chiamo democrazia. Un partito che non sia la somma di pezzi autorappresentati, perché se pensiamo sia sufficiente rimettere insieme i gruppi dirigenti delle storie passate non abbiamo capito nulla. Non abbiamo tratto alcun insegnamento dagli errori e dai fallimenti del passato recente. Che invece ci dicono con chiarezza che bisogna voltare pagina, cambiare passo, facce, biografie, linguaggi. Mollare le rendite di posizione e costruire un unico grande corpo collettivo, aperto, ampio, inclusivo, democratico. Custodire fino in fondo l’idea e la pratica della nostra diversità. Riconsegnare subito la sovranità a questa nostra gente, a questo nostro popolo che vuole tornare a essere protagonista. Sì, come diceva Pietro Ingrao. Le masse protagoniste, almeno qui, almeno a casa nostra.

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