Scuola. Anche gli studenti universitari preoccupati per le regole concorsuali del reclutamento dei nuovi docenti

Scuola. Anche gli studenti universitari preoccupati per le regole concorsuali del reclutamento dei nuovi docenti

Questi mesi di gennaio e febbraio sono stati i mesi dell’attesa per moltissimi aspiranti insegnanti. I precari abilitati delle seconde fasce, tra cui PAS e TFA, stanno attendendo la pubblicazione del bando del concorso che prevederà, come confermato dalla stessa ministra nell’audizione in Commissione Cultura alla Camera, oltre 63000 posti. L’uscita di tale bando è ritardata, tra le altre cose, dalla mancata pubblicazione della versione definitiva del nuovo regolamento delle classi di concorso, che, dopo l’annuncio trionfale della sua approvazione nel Consiglio dei Ministri del 20 gennaio, non ha ancora visto la luce.

“Gli abilitati, però, non sono gli unici ad attendere di sapere quale sarà il loro futuro; molto spesso ci si dimentica di tutti coloro che devono conseguire l’abilitazione, siano essi precari di terza fascia o neolaureati. La legge 107/15 prevede l’attivazione di un nuovo percorso di abilitazione sovrapposto al percorso di reclutamento, il cosiddetto concorso-corso; nel frattempo la norma prevede, senza troppe specifiche, l’attivazione di una disciplina transitoria di abilitazione. Mentre il tavolo ministeriale sulla legge delega della 107, che dovrebbe portare alla formulazione di una proposta sul nuovo sistema di reclutamento è ad oggi bloccato, dopo una prima riunione a ottobre, le dichiarazioni della ministra Giannini avevano più volte fatto intendere che il percorso transitorio sarebbe stato un TFA”, dichiara Alberto Campailla, portavoce nazionale di LINK-Coordinamento universitario.

Campailla prosegue: “Ad oggi questa prospettiva appare più concreta, ma le recenti dichiarazioni del sottosegretario Faraone specificano che il bando riguarderà solo le classi esaurite. Questo implicherebbe l’esclusione di molti dall’accesso ad una possibilità di abilitazione, fino all’attivazione del nuovo meccanismo di reclutamento. Per questo riteniamo essenziale da un lato costruire una programmazione su base triennale dei posti banditi con questo nuovo Tfa, tenendo in considerazione le effettive esigenze didattiche della scuola e i pensionamenti previsti: in questo modo non si lascerebbero classi scoperte per i prossimi anni e si renderebbe accessibile il Tfa anche a classi attualmente non esaurite. D’altro canto è necessario riattivare immediatamente il tavolo sulla legge delega della 107 per arrivare alla formulazione definitiva del nuovo percorso di reclutamento, in modo da garantire delle tempistiche certe per l’attivazione del nuovo percorso”.

Questo passaggio è decisivo per affrontare i punti critici della delega per la riforma della formazione iniziale dei docenti (valutazione finale per l’assunzione che rischia di legittimare la chiamata diretta a scapito del concorso pubblico; contrattualizzazione di chi entrerà nel concorso-corso; caratteristiche del percorso di tre anni) e per definire un sistema a regime chiaro, trasparente e, soprattutto equo per l’accesso all’insegnamento. C’è bisogno di procedere con estrema accortezza e con una visione strategica di lungo periodo: solo in questo modo e con una gestione lungimirante del transitorio è possibile armonizzare la valenza triennale delle graduatorie dei concorsi con l’avvio di un nuovo sistema per la formazione iniziale e l’assunzione dei docenti, coniugare la garanzia per tutti di un canale che porta, con il superamento delle prove relative, all’insegnamento con la ferma volontà di scongiurare la formazione di altre sacche di precariato nella scuola pubblica. E’ un punto irrinunciabile per tutti: dagli attuali studenti, ai neo-laureati che potranno partecipare al prossimo ciclo di TFA, fino agli attuali abilitati che non saranno assunti con l’attuale concorso (200.000 potenziali vincitori contro 63.000 cattedre messe a bando).

“LINK – Coordinamento Universitario e la Rete della Conoscenza si mobiliteranno all’interno degli organi di rappresentanza, dal livello nazionale ai senati accademici degli atenei, per chiedere che il nuovo Tfa non presenti i grossi difetti dei due precedenti. Vogliamo una tassazione progressiva, l’accesso dei tieffini ai benefici per il diritto allo studio e modifiche sul piano didattico che rendano il percorso realmente formativo”, conclude Alberto Campailla.

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