Roma, due detenuti evasi dal carcere di Rebibbia. La denuncia della Fp Cigl: “Quanto accaduto non ci sorprende”

Roma, due detenuti evasi dal carcere di Rebibbia. La denuncia della Fp Cigl: “Quanto accaduto non ci sorprende”

Evasi dal carcere di Rebibbia di Roma due detenuti rumeni. Catalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu i loro nomi, di 33 e 28 anni. Sono stati divulgati i loro identikit, ancora in corso le ricerche. Entrambi condannati, Ciobanu per omicidio nei riguardi di un commerciante egiziano, sequestrato e morto per infarto (nel 2013), mentre Diaconescu per rapina in villa a Scandarello, in provincia di Rieti, (2008) ed un colpo messo a segno da una banda in un autosalone di Tivoli.
Da quanto emerge da una prima ricostruzione, sembrerebbe che i due abbiano architettato a pennello la fuga, tendendo conto di molti particolari. Dopo aver rotto con un seghetto a ferro (che uno dei due aveva con sé poiché era incaricato di svolgere dei lavori di manutenzione) le sbarre di un locale nel reparto G11 del carcere, usato come magazzino per oggetti usati dai carcerati, si sarebbero calati giù con delle lenzuola, da un’altezza di 7-8 metri. Una volta arrivati giù, avrebbero percorso l’intercinta portando con loro dei rudimentali bastoni, realizzati con dei manici di scopa messi insieme, per far sì di avvicinare il muro di cinta, agganciandovisi con uncini e lenzuola. Da qui, arrampicandosi sulla rete elettrosaldata, ultimo ostacolo, sono riusciti ad evadere al di fuori. Si sarebbero poi allontanati salendo su un autobus, per non dare nell’occhio. I legali dei due sono estremamente allarmati: “Spero che Diaconescu si metta presto a disposizione delle autorità e delle forze dell’ordine – ha detto l’avvocato Cristiano Brunelli – Negli ultimi giorni era molto agitato per un residuo di pena che era arrivato, di ulteriori 2 anni e mezzo, ma non immaginavo una decisione simile”. L’avvocato Andrea Palmiero, dal canto suo, difensore di Ciobanu, dichiara: “Lo invito a costituirsi per dimostrare la propria innocenza, abbiamo ancora la possibilità di dimostrare la sua innocenza nel processo che lo vede accusato di sequestro di persona e morte come conseguenza non voluta.” Inizialmente, il sindacato della polizia penitenziaria Fns Cisl Lazio aveva comunicato che erano stati presi a Tivoli, poi è arrivata la smentita. Proseguono dunque al momento le ricerche, su scala nazionale e a Roma. Posti di blocco in tutta la città e provincia e controlli presso i luoghi soprattutto di transito, come le stazioni metro e dei treni e i capilinea dei bus, compresi accampamenti rom e abusivi, nei quali potrebbero essere accolti e nascondersi. Tenute sotto controllo anche le conoscenze e i parenti dei due. Ma l’evasione di due detenuti dal carcere romano non è una sorpresa per la Fp Cgil, che in un video-reportage ha recentemente denunciato le difficoltà dei poliziotti penitenziari. “Una pesante carenza di personale, che si associa a strutture fatiscenti e alla mancanza di strumenti adeguati di supporto alla vigilanza. . Ad affermarlo è il segretario nazionale della Fp Cgil, Salvatore Chiaramonte, che spiega: “È frutto di una sottovalutazione dello stato delle cose che denunciamo da tempo, per arrivare alla scorsa settimana quando, in una visita al carcere di Rebibbia, abbiamo realizzato un video reportage sulle condizioni difficili del lavoro del poliziotto penitenziario. Basta guardarlo per capire che quanto accaduto ieri non è frutto del caso, ma di una serie di condizioni che lo hanno reso possibile”. Poi il dirigente sindacale aggiunge, “dei 992 poliziotti penitenziari necessari, ne risultano presenti 930. Ma non è tutto. Di questi risultano essere distaccati 180 agenti, di cui gran parte negli uffici amministrativi, occupati in compiti che potrebbero essere assolti da altri lavoratori pubblici. Il tutto quindi per un totale a Rebibbia di soli 750 poliziotti penitenziari. Si determinano così situazioni dove, su 1.400 detenuti presenti, spesso un solo agente si trova a vigilare addirittura 170 persone, attraverso una modalità spacciata per ‘vigilanza dinamica’”. Per queste ragioni, osserva Chiaramonte, “alla luce di questi numeri, nonché dell’evasione di ieri, pretendiamo che l’amministrazione rimandi nell’istituto di Roma, ma non solo, gli agenti penitenziari distaccati negli uffici amministrativi”.

“Inoltre – prosegue -, vale la pena sottolineare che per la manutenzione degli istituti viene stanziato ogni anno un decimo del necessario: soltanto 4 milioni dei 40 necessari. A Rebibbia, come denunciamo nel nostro reportage, vengono stanziati ogni anno 24 mila euro, che a malapena bastano per mettere toppe a una struttura in disfacimento. Per non parlare infine della assoluta carenza di strumentazioni tecnologiche di supporto al lavoro di vigilanza dei poliziotti penitenziari. Questa vicenda – e conclude- riporta all’attenzione le falle di un sistema, coperte in questi anni dal lavoro dei poliziotti penitenziari che hanno garantito ciò che nei fatti è impossibile, la sicurezza dei cittadini. È ora di intervenire.”

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