Roma, arrestato uno dei due rumeni evasi da Rebibbia, l’altro si era già costituito

Roma, arrestato uno dei due rumeni evasi da Rebibbia, l’altro si era già costituito

Si è conclusa nella notte, tra il 17 febbraio e la mattina del 18 la corsa a piede libero dei due rumeni, compagni di cella, evasi qualche giorno fa dal carcere di Rebibbia. Il primo a rientrare in carcere è stato Catalin Ciobanu, costituitosi di sua spontanea volontà nella notte, mentre l’altro, Mihai Florin Diaconescu, alle prime luci dell’alba è stato fermato e riconosciuto ad un posto di blocco dai Carabinieri del Comando di Tivoli. A bordo di un furgone, l’uomo ha inizialmente tentato di sfuggire all’arresto, scendendo dal mezzo e improvvisando una fuga a piedi. Ma a nulla sono valsi i suoi tentativi. Ciobanu si sarebbe dovuto presentare due giorni fa ad un processo nel quale era imputato con l’accusa di sequestro di persona e per la morte di un commerciante egiziano. Dopo l’evasione, sentendo addosso la pressione delle forze dell’ordine, si era rifugiato in un capanno, come da egli stesso raccontato, nel quale avrebbe sofferto la fame e la sete. Non avendo trovato accoglienza neppure presso un amico in un campo rom di Tivoli, allora ha maturato così la decisione di farsi vivo e di costituirsi. Una volta presentatosi al comando di Tivoli, è stato trasportato in ospedale per via delle ferite, escoriazioni e la rottura di una costola, postumi dovuti all’evasione “acrobatica” della quale è stato protagonista, scavalcando muri e calandosi da grandi altezze con lenzuola e funi. E’ stato poi trasferito nel carcere di Regina Coeli, tenuto sotto controllo. L’avvocato di Ciobanu, Andrea Palmiero, si è espresso così nei confronti della cattura del suo cliente: “Ho parlato con Catalin Ciobanu, era mortificato e avvilito. Si è costituito perché ha capito di aver sbagliato e di aver fatto una sciocchezza scappando dal carcere di Rebibbia”. Sul processo che lo riguarda aggiunge: “Il processo non è affatto compromesso. Abbiamo le carte in regola per provare la sua innocenza”.

L’evasione dei due rumeni aveva suscitato nei giorni scorsi una serie di reazioni polemiche nell’opinione pubblica e spianato la strada a considerazioni spiacevoli rivolte alla poca sicurezza vigente nel carcere di Rebibbia. Controlli quasi inesistenti, disattenzione nei confronti degli spostamenti dei detenuti, vista e considerata la “relativa facilità” con la quale i due evasi siano riusciti a superare i tre sbarramenti, senza essere visti e ostacolati. D’altronde tutto questo non stupisce, siamo in presenza di una tra le tante piaghe della nostra Capitale, per ora irrisolte.

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